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Parlano le tre musiciste di Idyllic Trio, la musica è il nostro linguaggio comune

Intervistiamo le tre musiciste dell’Idyllic Trio, un ensemble di talenti che stanno facendo parlare di sé nella scena musicale italiana. Il trio è composto dalla flautista Laura Farneti, la violoncellista Elena Sciamarelli e l’arpista Giuseppina Vergine.
Insieme, ci parlano della loro musica, della loro passione e del loro percorso artistico.
Com’è nato Idyllic Trio?
Finito il lockdown dovuto al Covid, c’era nell’aria molta voglia di ripartire, e le idee certo non mancavano dopo il forzato periodo di chiusura umana e musicale. Così, quando siamo rientrate in orchestra, ancora con le mascherine, abbiamo pensato insieme di creare un gruppo da camera. Il trio così composto pur essendo un piccolo gruppo ci è parso molto equilibrato perché ha in sé molte possibilità timbriche e racchiude il colore dei fiati e quello degli archi collegati dalla voce armonica dell’arpa. Quindi è iniziato un po’ per gioco, avevamo voglia di recuperare tutta la musica di cui non avevamo potuto godere durante quel periodo buio.
Ci siamo messe subito a cercare repertorio, soprattutto il ‘900 francese è ricchissimo di letteratura per questo ensemble. Cosi abbiamo iniziato a studiarlo insieme per “montarlo”, come si dice in gergo musicale. Il gioco si è trasformato in impegno e inaspettatamente sono arrivate varie proposte che ci hanno spinte a fare sul serio, ed eccoci qua.
Qual è il vostro repertorio?
Il nostro repertorio spazia dal barocco al contemporaneo prediligendo il ‘900 e il contemporaneo. Infatti, facendo parte dell’orchestra di un grande teatro come il Bellini, abbiamo avuto la possibilità di conoscere bravissimi compositori che hanno accettato l’invito e la sfida di scrivere per il nostro gruppo permettendoci di ampliare e variare il repertorio. Suoniamo anche trascrizioni di grandi opere come ad esempio l’Après midi d’un faune di C. Debussy, che per la scrittura timbrica si presta moltissimo alla nostra formazione. Altre trascrizioni molto riuscite sono l’ Histoire du tango di A. Piazzolla e i cinque pezzi di Shostakovich per due violini e pianoforte.
Come preparate le vostre esibizioni?
Per prima cosa, ci confrontiamo per la scelta dei pezzi che deve tener conto del tipo di stagione concertistica in cui è inserito il concerto e del luogo dove si svolgerà il concerto. Dopodiché, inizia la preparazione. Quando si fa musica da camera ogni elemento del gruppo deve conoscere la partitura alla perfezione per capire quando é parte tematica e quando no. Quindi ciascuna di noi studia la sua parte e la partitura individualmente poi ci incontriamo per la prima prova e confrontiamo le idee fino a farle confluire in un’idea comune. Una volta che abbiamo chiaro il tutto programmiamo delle prove in maniera da perfezionarlo e presentarlo al pubblico nella maniera più chiara e coinvolgente possibile. Infatti secondo noi la musica non è solo emozione ma anche comunicazione.
Qual è il vostro concerto più memorabile?
Ogni concerto ha una storia a sé e porta e lascia molti bei ricordi per vari aspetti: location, pubblico, programma…. Però ce n’è uno che ci é rimasto particolarmente nel cuore per via del luogo che ha ospitato noi e la nostra musica. Nell’ottobre del 2023 la Regione Siciliana chiese al nostro teatro un gruppo che si esibisse davanti a 200 tour operator provenienti da ogni parte del mondo in visita in Sicilia. Così ci chiesero di andare e fu per noi una grandissima emozione in quanto l’evento si svolse nel magnifico teatro antico di Taormina. Non nascondiamo che all’inizio fummo un po’ preoccupate per via della grandezza e dell’imponenza del teatro, ma decidemmo di andarci comunque. Fu un’emozione incredibile sin dalla prima nota perché il suono si propagava con facilità, al di là di ogni immaginazione, in ogni angolo di quel magico sito. Infatti l’acustica di quel teatro è incredibile, i greci sapevano il fatto loro. In più, visto che avremmo suonato nel pomeriggio, decidemmo di mettere in programma la trascrizione in trio del “Prélude à l’après-midi d’un faune” di C. Debussy. Quale momento e posto migliore! Fu una vera magia eseguirlo con quell’acustica immerse nei colori del crepuscolo che si riflettevano sulla scena. Molto suggestivo anche per il pubblico che sentimmo veramente emozionato e coinvolto.
Come vi sentite quando salite sul palco?
Cerchiamo sempre di entrare in scena molto concentrate ma anche molto complici magari dopo esserci scambiate qualche battuta divertente per scaricare un po’ di tensione. Poi una volta sul palco è importante creare contatto con il pubblico sin da subito. Per questo spesso presentiamo i pezzi del programma in maniera da aiutare ad immergersi immediatamente nella musica che andremo a proporre.
Qual è il vostro segreto per una buona esecuzione?
Sicuramente la preparazione e lo studio sono fondamentali. Dietro un concerto ci sono infinite ore di studio tecnico, musicale individuale e prove di assieme per eseguire i pezzi rispettando la partitura nei minimi dettagli. Però questo non basta, al momento di salire sul palco bisogna farlo con la voglia di fare musica insieme e trasmettere il più possibile le nostre emozioni attraverso i brani. Il pubblico percepisce tutto, in positivo e in negativo se lo si riesce a trasmettere. In fondo cos’è l’arte se non questo?
Avete qualche progetto futuro?
Stiamo pensando alla registrazione di un CD tutto nostro con brani inediti, scritti appositamente per noi.
Qual è il vostro consiglio per i giovani musicisti?
Pensare alla musica come a una bellissima opportunità e affrontare la vita da musicista sempre con passione e mai come un sacrificio.
Come vi piace trascorrere il tempo libero?
Abbiamo una passione in comune che sono i gatti e la natura. Poi amiamo viaggiare e leggere perché siamo tutte e tre molto curiose.
Cosa significa per voi la musica?
La musica per noi occupa gran parte della vita e siamo innamorate di essa. Nei momenti difficili ci ha aiutato ad andare avanti. Per questo, nonostante tutti i sacrifici e le difficoltà, la consideriamo un vero dono e ringraziamo il cielo di averlo ricevuto. Ancora oggi pensiamo che il nostro sia il mestiere più bello al mondo.
Qual è il vostro approccio alla musica da camera?
Fare musica da camera è molto diverso che suonare da soli o in orchestra. È un percorso molto affascinante fatto di ascolto e conoscenza degli altri strumenti e strumentisti con cui si suona. È un lavoro di équipe molto costruttivo sotto molti punti di vista, anche quello psicologico-caratteriale. A noi piace molto e ci affascina, oltre a divertirci.
Come vi preparate per un concerto importante?
Ogni concerto per noi è importante e non lasciamo nulla al caso. Curiamo tutto nei minimi particolari, dalla preparazione musicale all’abito da indossare. Quando possibile effettuiamo delle prove nel luogo che ci ospiterà per abituarci all’acustica e trovare il giusto equilibrio sonoro fra i tre strumenti.
Come vi sentite quando il pubblico applaude?
L’applauso del pubblico è un bellissimo abbraccio ed è sempre appagante ed emozionante per noi.
Qual è il vostro obiettivo a lungo termine?
Ci auguriamo di continuare a crescere perfezionando e ampliando il nostro repertorio e, naturalmente, calcare palcoscenici sempre più importanti.
Laura Farneti:”La musica è il nostro linguaggio comune, il modo in cui ci esprimiamo e ci connettiamo con gli altri. Quando suoniamo insieme, sentiamo di essere una cosa sola.”
Elena Sciamarelli: “E’ come se la musica fosse un filo che ci unisce, che ci fa vibrare all’unisono.”
Giuseppina Vergine: “Noi siamo fortunate di poter condividere questo linguaggio con il pubblico, di poter trasmettere emozioni e sentimenti attraverso la nostra musica.”
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Sono una persona appassionata di cultura, con un cuore pieno di tenacia e un'anima empatica. Amo raccontare storie che toccano il cuore delle persone e mi impegno a trasmettere emozioni e riflessioni attraverso le mie parole. Quando non sono impegnata a scrivere, mi piace immergermi in un buon libro, ascoltare le storie dei gatti che mi circondano e scoprire nuovi mondi attraverso il teatro. Sono una persona curiosa e aperta, sempre pronta a esplorare nuove idee e prospettive. Mi autodefinisco una sorta di 'gatto con la penna', sempre pronta a esplorare i meandri della mente umana e a scodellare fuori storie che ti fanno riflettere. Quando non sto scrivendo, mi piace pensare di essere una sorta di 'regista di emozioni', capace di creare atmosfere e sentimenti con le parole. Inoltre nutro interesse per la scrittura creativa, il giornalismo il teatro, la lettura, la natura e la fotografia.
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