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Ricordare le tragedie sul lavoro nella storia della nostra emigrazione

L’emigrazione dei siciliani in Belgio, che dagli accordi intergovernativi del secondo dopoguerra prosegue con la nuova mobilità dei giovani, è stata al centro del recente confronto culturale nel Museo etneo delle migrazioni di Giarre.

Decisamente arricchente il contributo delle docenti Rossana Curreri, Cristina Mazzaglia, Francesca Romana Spadaro, Alexandra Leroy e  Sylvie Schollart, rispettivamente in servizio al liceo “Turrisi Colonna” di Catania e all’ Athénée Royal “René Magritte” di Lessines (Belgio), che ho potuto accompagnare nei giorni scorsi per la visita della struttura museale giarrese.  L’incontro ha permesso di seguire il cammino dei siciliani che hanno lasciato l’isola nel corso del Novecento, molti dei quali diretti in Belgio.

 Il manifesto rosa della Federazione Carbonifera Belga di Bruxelles

È stato possibile dare risalto all’attuale integrazione dei nostri emigrati, partiti con gli accordi del 1946, e alle costruttive relazioni con la comunità belga, decisamente migliorate dopo la “catastrofe” di Marcinelle dell’8 agosto 1956. Una grande campagna di solidarietà nei confronti degli italiani ha infatti segnato profondamente gli anni successivi, riconoscendo il  grande tributo di dolore versato dai nostri emigrati: più della metà delle vittime, 136 su 262, rimaste intrappolate nell’incendio del Bois du Cazier a mille metri di profondità, era da poco arrivata da Abruzzo, Marche, Puglia, Calabria, Sicilia, Toscana per un lavoro pericoloso che altri si erano rifiutati di fare. I dati AIRE del 2025 confermano che, alla vigilia dei due importanti anniversari  (80° per l’accordo italo-belga, 70° per la tragedia di Marcinelle) il Belgio è divenuto per molti isolani una nuova casa, visto che vi risiede la terza comunità di siciliani, dopo Germania e Argentina.

Museo etneo delle migrazioni 2 marzo 2026

Nel corso della visita è stata presentata, quasi in ottica speculare, anche la precedente tragedia sul lavoro del 25 marzo 1911, spesso richiamata in occasione della “Giornata internazionale della donna”, simbolicamente indicata nell’8 marzo di ogni anno. Quel giorno un incendio divampò improvvisamente tra l’ottavo, il nono e il decimo piano dell’Asch Building, sede della Triangle Shirtwaist Factory, tra le più importanti fabbriche di abbigliamento di New York. Quando i vigili del fuoco riuscirono a spegnere le fiamme, si contarono 146 vittime, 129 delle quali erano donne immigrate a New York da ogni parte del mondo.

Trentotto di loro provenivano dall’Italia, ventotto avevano lasciato la Sicilia  qualche anno prima.

Incendio alla Triangle 25 marzo 1911

A pochi giorni dal  115° anniversario del drammatico evento americano, nel Museo giarrese sono stati presentati i risultati di una lunga ricerca, con documenti e contributi ricavati da diverse fonti, per ricostruire quelle ventotto storie senza fortuna: adesso sappiamo che undici ragazze emigrarono dalla provincia di Palermo, sei da Trapani, cinque da Agrigento, tre da Catania, due da Caltanissetta, una da Siracusa. La più piccola era partita a sei anni di età, undici di loro avevano tra gli undici e i quattordici anni. Alcune s’imbarcarono da sole, senza genitori né parenti, chiamate a New York da un compaesano che prometteva lavoro facile nelle industrie tessili. Nell’anno dell’esodo più massiccio, il 1907, otto delle ragazze siciliane erano già in viaggio sul mare e sempre otto, il numero più alto per incidenza anagrafica, avevano al momento della morte tra i 14 e i 16 anni. Giovani donne ancora adolescenti che non sarebbero mai divenute adulte.

Pannello MILLE CAMICETTE 

La restituzione da parte del Museo etneo delle migrazioni di quelle coraggiose operaie alla storia, con i loro nomi e le loro vite, intende coltivare una memoria civile sul contributo delle donne emigrate, insieme all’attenzione per il lungo e complesso processo di emancipazione femminile, ancora sempre in salita.

Ma anche ricordare, oltre a quelle di Marcinelle e di New York,  tutte le tragedie sul lavoro di cui ancora abbiamo purtroppo spesso notizia.  Per rinnovare l’appello rivolto ad ogni istituzione: la necessità di vigilare sempre sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, di garantire una reale parità salariale e normativa, di riconoscere i diritti ancora negati a quanti lasciano i luoghi di origine e provano, anche disperatamente, di raggiungerne altri.  

Pannello vittime Triangle

Perché ad ogni essere umano non può essere negata una vita all’insegna della dignità. 

Il Museo etneo delle migrazioni, ospitato presso il Palazzo delle Culture, è visitabile solo su prenotazione (per i contatti rivolgersi ad Ufficio Cultura, Comune di Giarre).

Per informazioni e visite guidate: ilmuseoetneodellemigrazioni@gmail.com

Visita museo con pannelli Triangle 2 marzo 2026

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Grazia Messina è laureata in Filosofia (Università di Catania), con Master in “Economia della Cultura: Politiche, Governo e Gestione” (Roma, Università Roma Tor Vergata). Ha insegnato Storia e Filosofia nei licei statali. Dal 2008, su incarico della Rete dei Musei Siciliani dell’Emigrazione, ricopre il ruolo di direttrice della ricerca scientifica nel Museo etneo delle migrazioni di Giarre (Catania). Fa parte della redazione della rivista trimestrale «Studi Storici Siciliani». Nel 2022 ha pubblicato con Antonio Cortese il volume La Sicilia Migrante (Fondazione Migrantes, Tau Editrice). Nel 2023 ha curato la sezione Sicilia nel Rapporto Italiani nel mondo 2023 (Fondazione Migrantes), e nel 2025 il volume collettaneo La città che cambia. Appunti su Giarre nel Novecento (Algra Editore). Nello stesso anno ha pubblicato La lezione di Josephine (Torri del Vento).
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