Tecnocratura

Dalle capitali occidentali ai Balcani, gli spazi urbani sono permeati da sistemi di controllo elettronico e dispositivi per la gestione dell’ordine nelle strade. Presentati dalle istituzioni come mezzi per incrementare l’efficienza urbana e la protezione dei cittadini, questi apparati compromettono nei fatti le libertà di chi partecipa a manifestazioni pubbliche e riducono le capacità di organizzazione collettiva, fenomeno che Shoshana Zuboff ha battezzato “capitalismo della sorveglianza”.
“Nella capitale britannica è ormai impossibile tracciare anche solo una scritta spray sui muri come ‘the queen is dead’, figurarsi compiere azioni più complesse. L’intera metropoli è coperta da occhi elettronici del circuito CCTV: un dispositivo di ripresa ogni dieci abitanti”, riferisce un militante antifascista britannico.
I dispositivi di identificazione biometrica si basano su attributi corporei per riconoscere gli individui: segni cutanei permanenti, scansioni oculari, tracce papillari e comparazioni con archivi genetici. Determinati programmi capaci di rilevare caratteristiche fisiche operano su filmati o persino su contenuti diffusi nelle piattaforme digitali. Gli agenti statunitensi, ucraini e neozelandesi impiegano Clearview AI per identificare soggetti mediante fotografie facciali. Nel Regno Unito hanno estratto tracce papillari dalle immagini. Numerose nazioni sfruttano il riconoscimento dell’andatura – gait recognition – attraverso algoritmi che esaminano le modalità di spostamento. Huang Yongzhen, vertice di Watrix, ha dichiarato che il meccanismo identifica individui fino a cinquanta metri di distanza, anche se ripresi posteriormente o con viso nascosto.
Altrove si contrastano le mobilitazioni attraverso le onde sonore, intercettando, ostacolando o disturbando. Mediante un’antenna, le autorità possono captare i segnali della telefonia mobile e localizzarne la provenienza, accedere a conversazioni non protette crittograficamente, scambi testuali e altro ancora. Viene impiegato negli Stati Uniti durante le manifestazioni e negli atenei per monitorare gli spostamenti collettivi. Si chiama stingray ed è installato anche sui velivoli senza pilota delle forze europee.
Esiste inoltre un dispositivo repressivo che blocca le connessioni wireless: il cosiddetto signal jamming può compromettere Wi-Fi, reti mobili, Bluetooth e GPS, emettendo frequenze identiche a quelle della rete obiettivo e paralizzando le comunicazioni. In Cina le autorità lo hanno adoperato contro le proteste a Jiangyou nell’agosto scorso, quando un episodio di violenza contro una quattordicenne ha innescato manifestazioni nella cittadina del sudovest.
Le onde acustiche sono utilizzate anche dai governi polacco e serbo tramite un emettitore sonoro a distanza denominato LRAD – long range acoustic device – 450, che genera disturbi acustici destabilizzanti finalizzati a sciogliere gli assembramenti. Come a Belgrado, lo scorso marzo, nei quindici minuti di raccoglimento per le vittime del disastro ferroviario di Novi Sad.
Così si svuotano le aree pubbliche, mentre si acquisiscono informazioni sui presenti tramite tecnologie come il geofencing, acquistate dalle amministrazioni con pretesti di efficienza o sicurezza. La Svezia, ad esempio, lo adopera per trasmettere istantaneamente regolamenti stradali sui dispositivi mobili. Tuttavia, mediante autorizzazioni giudiziarie, le forze dell’ordine prelevano informazioni di posizionamento dalle applicazioni o direttamente dalle corporation tecnologiche: così rintracciano la collocazione dei dispositivi, identificano utilizzatori e profili social. È stato adoperato contro le proteste per l’uccisione di Jacob Blake da parte della polizia nel Wisconsin.
Esistono inoltre società che aggregano informazioni sui manifestanti da fonti accessibili. Sono i data brokers, che commerciano dati agli inserzionisti per “ottimizzare l’esperienza pubblicitaria”, ma anche alle autorità. Imprese come Fog Data Science dispongono di informazioni su geolocalizzazione e orientamenti politici di milioni di individui. Negli Stati Uniti, polizia e ICE le utilizzano sistematicamente per schedare i manifestanti.