Il Futuro non è scritto ma è programmabile. Intelligenza artificiale e centralità dell’uomo

Questi i temi trattati nella Conferenza promossdal Rotary Club Tutela e Uguaglianza Sant’Agata Li Battiati
“Penso che lo sviluppo dell’Intelligenza Artificiale potrebbe dichiarare la fine della razza umana”
Questa frase, pronunciata da Stephen Hawking sul Washington Post del 2015, sembra riassumere la paura collettiva che preoccupa la nostra società di fronte ai recenti e velocissimi sviluppi che ha avuto l’uso di AI sulla nostra realtà.
Ma che cos’è questa nuova dimensione chiamata AI? Si approprierà di tutti gli spazi dell’essere umano? O è un valido strumento di supporto?
Queste le interessanti e attualissime tematiche affrontate nella Conferenza “Capire il Futuro- Cos’è la programmazione e l’AI”, svoltosi sabato 28 febbraio presso il Polo Culturale “G.Verga” di Sant’Agata Li Battiati, promossa dal Rotary Club Tutela e Uguaglianza Sant’Agata Li Battiati, che in sintonia con i nuovi cambiamenti dei nostri tempi, ha voluto promuovere un momento di conoscenza e di consapevolezza collettiva.
Relatore unico è stato l’ingegnere informatico Sebastian Motta, Digital Technologies Manager di SIFI Spa, il quale attraverso la proiezione di slide ha messo in evidenza i punti fondamentali che caratterizzano l’AI e i suoi molteplici utilizzi.

L’incontro, che si è svolto con il patrocino del comune di Sant’Agata Li Battiati, è stato introdotto dal Presidente del Club, Sebastiano Padovani, il quale ha sottolineato l’importanza che oggi assume, capire e conoscere in modo più approfondito le dinamiche da cui nasce l’AI. Internet, cellulari e gli altri strumenti digitali accompagnano le nostre giornate e spesso li utilizziamo senza però conoscerne gli effettivi meccanismi che li generano.
Un incontro voluto affinchè divenisse un’occasione di informazione non specialistica ma rivolta a tutti, per tentare di dipanare l’aggrovigliato gomitolo di disinformazione e di confusione che ruotano attorno a questa complicata realtà.
L’Ingegnere Motta ha incentrato la sua relazione su un concetto basilare: Il mondo moderno funziona grazie al codice.
Un concetto semplice e incisivo al tempo stesso che sta alla base di ogni operazione che noi effettuiamo sui nostri dispositivi, cellulare o computer, per poter accedere a qualunque tipo di servizio da quelli bancari a quelli ospedalieri o dei trasporti.
Operazioni che compiamo in modo automatico senza renderci conto che gli strumenti che utilizziamo sono il risultato finale di una sequenza di passaggi e di comandi, a noi non percepibili, ma che garantiscono, alla fine del loro percorso, tutta una serie di possibilità di utilizzo.
Ciò che vediamo sullo schermo non è la realtà, ma il prodotto finale.
Coinvolgente il parallelismo con il funzionamento del nostro DNA: così come le quattro basi genetiche (A,T,C, G) contengono le istruzioni per creare un essere umano, allo stesso modo il Software, che si basa su soli due stati, (O, 1, ) contiene tutte le istruzioni che muovono il mondo digitale.
Anche se si tratta di ambiti differenti, il meccanismo è esattamente lo stesso: delle istruzioni di base permettono di raggiungere un risultato finale.

Un risultato reso possibile anche grazie alla figura del programmatore, che non è un “genio isolato o un hacker misterioso” così come spesso si crede nell’immaginario comune, ma un vero e proprio professionista del settore che lavora in squadra, che elabora dati e che programma codici, in modo da inserirli nella macchina e insegnarle a procedere e a operare.
Le Macchine non pensano!
L’Intelligenza artificiale non ha alcuna capacità umana di generare pensieri autonomi e conseguenti azioni, ma in modo asettico, calcola su enormi quantità di dati, riconoscendo schemi, probabilità e relazioni. Scompone problemi complessi in passaggi semplici.
Allo stesso modo procede l’AI generativa che ultimamente è sempre più utilizzata per creare testi, musica e immagini. Essa opera attraverso un sistema che scompone il linguaggio in unità minime: Token. Sostanzialmente lo trasforma e lo riduce a una struttura numerica e, successivamente, attraverso calcoli probabilistici, genera nuove risposte e ne ricostruisce il significato.
Suggestiva all’assimilazione alla tradizione ebraica, in cui le lettere sono associate a numeri e combinazioni.
Un accostamento particolare per far comprendere in modo immediato e diretto come l’AI si comporti in maniera non così tanto distante dal nostro sentire culturale e soprattutto non si traduca in un vero pericolo per l’autonomia e la determinazione dell’uomo.
Un suo utilizzo consapevole può assicurare innumerevoli benefici in quanto “un mondo senza software” sarebbe un mondo sospeso nella sua immobilità, impossibilitato a compiere le operazioni più elementari.
A fine incontro, dopo i saluti istituzionali del sindaco Marco Rubino, l’ingegnere Motta, ha concluso con una frase emblematica:
“Il Futuro non è scritto. E’ programmabile”
Un messaggio importante per comprendere che l’AI non rappresenta una minaccia mortale come profetizzato da Stephen Hawking, ma un formidabile strumento nelle mani degli uomini.