Cuba e il Messico non sono in vendita( il Venezuela può darsi)

Che il Messico sia una democrazia corrotta con parecchi tratti di narcostato è un dato di fatto, così come ben radicata è una antipatia verso gli Yankee Americani. Un sentire sedimentatosi nel corso di un paio di secoli che hanno visto anche guerre aperte, motivate da dispute territoriali, tra le due nazioni separate dal Rio Bravo. E’ certo quindi che i dollari non sarebbero sufficienti a “comprare” la sottomissione “politica” del vasto Messico con annessa presenza di militari statunitensi all’interno dei suoi confini. E poi il Paese centramericano è stato, purtuttavia, sempre aperto a trattati di mutua convenienza con gli Americani. Altrettanto vero che Cuba sia una dittatura comunista dalle basi Marxiste (non Maoiste). E però ciò non basta ad assimilarla al Venezuela. Se un intervento militare su larga scala degli Stati Uniti sembra improbabile in Venezuela, inverosimile appare esserlo riguardo a Cuba e Messico. L’isola Castrista appare molto nazionalista ed ancora, in maggioranza, antiamericana. Ciò non significa che non ci sia una componente della società antiregime. Essa non sembra però così influente e numerosa da sovvertire il tratto epico del mito castrista. O addirittura sostenere una invasione in armi degli Americani. Improbabile inoltre che la Chiesa Cubana possa auspicare un regime change promosso da interventi stranieri. Per di più non risulta che alcuno tra la classe dirigente cubana sia coinvolto in affari di narcotraffico. Né è pensabile che Cuba possa ripetersi nel consentire lo schieramento di missili che direttamente minaccino il territorio degli Stati Uniti. Vengono meno così anche eventuali appigli, non ideologici, per “giustificare” un atto di forza. In Venezuela lo Chavismo è (stato) un populismo oscillante tra bolivarismo e castrismo. E comunque Chavez incarnava una “purezza del sentire” che è scomparsa nel suo successore Maduro. Più preoccupato quest’ultimo di sostenere il suo di potere più che il progetto e l’ideologia chavista. Caduto Maduro e le sue aperture agli Ayatollah iraniani o alle influenze russe, la società venezuelana, alquanto frammentata al suo interno, non sembra avere capacità e volontà di opporsi ad ogni costo al tentativo degli Americani di condizionarne il destino sia (geo)politico che economico.