Francavilla di Sicilia, va in scena la commedia “Stremate dalla Luna”

La compagnia teatrale francavillese “Chiddi da Vina” è tornata in scena presentando “Stremate dalla Luna“, secondo episodio della serie “Le Stremate”.
La commedia, opera di Giulia Ricciardi, è stata rappresentata sabato 21 febbraio presso il cine teatro Arturo Ferrara, con il patrocinio del comune di Francavilla di Sicilia.
La regia è stata affidata ad Annamaria Puglisi, mentre Enrico Munforte si è occupato delle luci e del suono. L’evento ha registrato un significativo apprezzamento da parte del pubblico.
La produzione, composta esclusivamente da interpreti donne, si è caratterizzata per un ritmo sostenuto e una serie di battute incisive, che hanno costantemente mantenuto elevata l’attenzione del pubblico dall’inizio alla conclusione dello spettacolo.
Il mondo femminile è protagonista: ciascun personaggio rivela la propria esperienza unica, fatta di aspirazioni, incertezze e timori, ma tutto viene raccontato con una sottile ironia che mescola dolcezza e amarezza, offrendo una rappresentazione genuina della complessità dell’universo donna.

Pur mantenendo un tono leggero che non ne diminuisce la profondità, il lavoro teatrale esplora temi significativi, come la maternità e la solitudine.
Il tema della maternità viene affrontato sia nell’accezione del desiderio che in quello della sua effettiva realizzazione, offrendo uno spaccato autentico delle diverse sfumature che qualificano il percorso femminile.
Allo stesso tempo, la solitudine emerge come elemento trasversale: nonostante la presenza delle amiche, ciascuna protagonista si confronta con le proprie insicurezze, ansie e momenti di riflessione.
In questo modo, la commedia riesce a restituire una visione completa e intensa della dimensione femminile, valorizzando la forza e la fragilità che convivono in ogni donna.
Le protagoniste appaiono solide e sicure, ma dietro la facciata emergono dubbi, paure e desideri spesso nascosti o repressi. Il racconto riesce così a trasmettere emozioni genuine e a creare un’empatia immediata con il pubblico, mostrando che, dietro ogni sorriso, si celano storie intime e universali.

La vicenda segue Mirella (Cinzia Di Pietro), la padrona di casa, che vorrebbe vivere un pomeriggio passionale insieme al suo nuovo amante Corrado, un cardiologo, sfruttando il fatto che suo marito Amedeo, con cui convive pur essendo separata, è temporaneamente fuori città per motivi di lavoro.
Tuttavia, i suoi piani vengono scombinati dall’arrivo improvviso delle sue amiche storiche, che irrompono in casa causando subbuglio e imprevisti.
Marisa (Angela Emmi) arriva sul palco con una sequenza di battute caustiche e taglienti, che contribuiscono a creare un clima vivace e pungente.
Il suo carattere diretto e ironico si contrappone alle personalità delle altre protagoniste, offrendo un ritratto autentico di una donna che non teme di esprimere ciò che pensa, anche quando le sue parole possono risultare scomode.
Accanto a lei c’è Elvira (Gaetana La Maestra): la sua impossibilità di diventare madre è una ferita profonda che la accompagna costantemente, portandole disagio e impazienza ogni volta che una situazione le ricorda questa condizione.
Questo elemento arricchisce la dinamica tra le amiche, evidenziando come ognuna affronti le proprie sfide e vulnerabilità in modo personale, senza mai smarrire quella vena ironica che distingue la commedia.
Ben delineato è anche il personaggio di Silvana (Antonella Tatì), che si differenzia per il suo forte accento sardo. Sebbene cerchi di mostrarsi sicura e determinata, nel bagno di casa si ubriaca e, sotto l’effetto dell’alcol, rivela la sua storia d’amore finita ancora prima di iniziare con Efisio, un pastore cinquantenne.
Silvana desiderava avere un figlio da lui, ma Efisio, messo di fronte a questa richiesta, è scappato con la scusa di comprare le sigarette e si è legato a una donna di venticinque anni.

L’arrivo di Luna (Eva D’Angelo) contribuisce sia ad aumentare la complessità della situazione che a renderla divertente, creando scompiglio tra le presenti.
Luna, il cui vero nome è Filomena, si caratterizza per la sua straordinaria fertilità: è in attesa del suo quinto figlio, ed è sorella di Elvira, con cui i rapporti sono piuttosto tesi.
Il tempo è pessimo: una pioggia intensa costringe le donne a restare dentro, mentre guardano dalle finestre l’acqua che scivola sui vetri. Sullo sfondo, quel che sembra essere Francavilla, con il campanile della chiesa e i ruderi del castello, appare immersa in un vero e proprio diluvio.
All’improvviso, Luna entra in travaglio: le si rompono le acque e comincia una situazione divertente e caotica. Viene adagiata su un tavolo e, in maniera del tutto improvvisata, Marisa cerca di assumere il ruolo di ostetrica.
Le donne si danno il cambio attorno alla partoriente in modo buffo e isterico, mentre Mirella, invece di aiutare, passa il tempo al telefono con il suo corteggiatore.
Si giunge al momento del parto: nasce Sole, una bambina.
Dopo aver convinto sua sorella Luna, Elvira prende tra le braccia la bambina e può finalmente vivere, anche se solo per poco tempo, l’esperienza della maternità. Mentre immagina il futuro della neonata, Luna cerca di raggiungerla per riprendersi la figlia.
A questo punto sorge spontanea una domanda: e gli uomini?
Dove sono? Che ruolo hanno in questa commedia? Essi sembrano figure distanti e sfuggenti, quasi astratte, ma rimangono costantemente presenti nei pensieri delle protagoniste: è una presenza-assenza.
Gli uomini, in questo contesto, rivestono un ruolo del tutto peculiare: pur non essendo fisicamente presenti sulla scena, la loro influenza si avverte costantemente nella vita delle interpreti.
Lontani, quasi irreali e ridotti a semplici ombre nell’intreccio narrativo, essi si presentano come figure evanescenti, mai davvero concrete, ma capaci di lasciare un’impronta profonda nei pensieri e nelle emozioni delle donne.
Questa assenza fisica non ne riduce affatto la presenza emotiva: al contrario, gli uomini diventano oggetto di ricordi, rimpianti, aspettative e desideri, fungendo da motore per molte delle dinamiche relazionali tra le protagoniste.
Le loro storie, i loro abbandoni, le loro scelte e persino le loro fughe – come nel caso di Efisio – sono elementi che condizionano e alimentano il confronto e il dialogo tra le donne, con una vena di ironia che alleggerisce la narrazione.
In questo modo, la commedia enfatizza il contrasto tra la presenza tangibile delle donne, con tutta la loro vitalità e complessità, e l’assenza quasi metafisica degli uomini, che rimangono relegati al ruolo di fantasmi della memoria o del desiderio, sempre evocati ma mai davvero raggiunti.