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Libertà di espressione, sempre più spesso diventa arroganza

“La libertà di parola è la cosa più bella per gli uomini” affermava il filosofo Diogene di Sinope nell’antica Grecia considerando la “Parrhesia”: libertà di parola, il bene più alto in quanto strumento indispensabile per ogni uomo per poter manifestare apertamente e liberamente il proprio pensiero. Un mezzo per criticare e quindi combattere  ogni forma di sopruso e ingiustizia sia sociale che politica.

E Diogene, il principale esponente della corrente filosofica denominata Cinismo, se ne servì  per esternare senza alcuna inibizione il proprio pensiero contro le convenzioni del tempo e l’arroganza del potere.

Ma non solo Diogene, nei secoli sono stati tanti gli intellettuali che ne hanno ribadito la sostanziale essenzialità .

Spinoza nel suo Tractatus theologico-politicus difende la libertà di espressione come un diritto fondamentale e inalienabile che non può essere eliminato da nessun governo, se lo facesse attuerebbe una politica dispotica e non moderata che causerebbe solo instabilità. Il Rispetto della libertà di espressione è garanzia di pace e di progresso per tutti i cittadini.

Anche la famosa frase attribuita a Voltaire “ Non approvo quello che dici ma difenderò fino alla morte il tuo diritto di dirlo” anche se non scritta personalmente da lui, esprime pienamente la centralità che la libertà di parola assumeva nel pensiero del filosofo.

Anche Kant ha sottolineato l’importanza della libertà di espressione, definendola come un pilastro essenziale per l’uomo e per il suo progresso.

Soprattutto la libertà di stampa in quanto garanzia di confronto con lo Stato e promotrice di miglioramento sociale.

Oggi, la libertà di parola è sancita giuridicamente nella nostra Costituzione dall’articolo 21 che garantisce a tutti i cittadini  il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola,  con lo scritto o con  qualunque altro mezzo di diffusione. Di contro vieta la censura tranne quando è motivata dall’autorità giudiziaria per violazioni specifiche.

La Libertà di parola è la suprema manifestazione di una società che si definisce democratica in quanto assicura a ogni cittadino la possibilità di poter esprimere la propria opinione.

E oggi?

Il diritto di parola è osannato a tal punto da sfociare nell’arroganza e nell’insolente presunzione della insindacabile verità individuale.

Se in passato la libertà di parola assicurava un progresso intellettuale e sociale, anche quando le opinioni erano errate o impopolari, così come sostenuto dal filosofo britannico John Stuart Mill nel suo “On Liberty”, oggi non è più possibile.

Noi, figli del nostro secolo, utenti assidui dei social, utilizzando a sproposito questo nostro diritto, non facciamo altro che spargere, più che il nostro pensiero, parole su parole in un vortice che fagocita solo opinioni errate e impopolari.

L’impopolarità è un obiettivo che si cerca appositamente in modo da poter ottenere più like e visualizzazioni, in nome di quella popolarità che crediamo ci possa restituire l’identità perduta nella quotidianità.

Arbitrariamente, ci siamo appropriati di questo nostro diritto di parola e ne abbiamo fatto il nostro vessillo di libertà assoluta e arrogante.

Ma, questa nostra libertà di pensiero non più divenire “mero arbitrio”, non può essere usata senza alcuna responsabilità personale.

Lo stesso Kant riteneva che la libertà di poter esprimere il proprio pensiero non deve portare all’anarchia ma a una convivenza più razionale e giusta. La vera libertà kantiana si raggiunge solo seguendo la ragione ed elevandosi al di sopra delle proprie inclinazioni naturali e istinti.

Una affermazione che oggi si è rivelata una effimera illusione.

Nel mondo della parola regna la più totale anarchia, fagocitatrice di ogni razionalità e megafono degli impulsi più istintivi.

Una sorta di impietosa bolgia, all’interno della quale si agitano, in modo informe, insulti gratuiti e cattiveria insulsa.

Una bolgia che non è più libera espressione del pensiero individuale, ma un grande contenitore che imprigiona la massa in un unico pensiero dominante.

Sempre più spesso le parole dette, non sono frutto delle coscienze, ma il prodotto confezionato dall’impalcatura costruita attorno a noi dalla società odierna, pensieri anonimi divenuti virali sulle piattaforme virtuali.

Pensieri, parole, opinioni che penetrano nelle coscienze come virus e le infettano corrompendo ogni libero arbitrio.

La verità della massa diventa imperante, onnipresente e si eleva a verità certa e inconfutabile, segnando la morte della ragione.

La tanto agognata libertà di parola, non si identifica più con la libertà di espressione personale, ma diviene una copia perfetta del pensiero imposto dalla massa.

Questa moderna “saggezza” della massa si è trasformata in una prigione, all’interno della quale nessuno ha più la possibilità effettiva di esprimersi liberamente.

Una reale libertà di parola significa muoversi all’interno di un pluralismo generale, caratterizzato da rispetto reciproco e confronto dialettico.

Ma sembra che gli uomini dei tempi attuali abbiano smarrito la strada del discernimento individuale.

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Laureata in Lettere moderne, per alcuni anni ho insegnato, ma la passione per la scrittura ha prevalso e ho collaborato con diverse riviste locali e pubblicato tre romanzi giallo-storici. Il mistero mi affascina e ho collaborato come saggista per il Blog Sicilia Arcana. Sono anche speaker radiofonica su Radio CRT Catania con un programma di pillole di cultura e di storia. Ha pubblicato tre romanzi gialli: “L’Ombra della Verità”, “L’Impercettibile Sussurro del Silenzio”, “Il Respiro profondo del mare”.

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