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Nuovo quotidiano d'opinione e cultura
Il tempo: la ricchezza per l’umanità
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I ragazzi irresistibili e l’elegia del bel tempo che fu

La pièce teatrale I ragazzi irresistibili (The Sunshine Boys), è una celebre commedia teatrale ispirata alla vita di una famosa coppia di artisti del vaudeville, Joe Smith e Charles Dale, che debuttò a Broadway nel 1972 con la regia di Alan Arkin.
Memorabile la versione cinematografica del 1975, diretta da Herbert Ross, con Walter Matthau e George Burns. La trasposizione per il piccolo schermo statunitense nel 1995 fu, invece, affidata a due stelle di prima grandezza: Woody Allen e Peter Falk.
“I ragazzi irresistibili” approda al Teatro Stabile di Catania, con il grande e consolidato talento di Umberto Orsini e Franco Branciaroli. I protagonisti interpretano due attori di varietà, Willie Clark e Al Lewis, in arte i “Sunshine Boys”, che, dopo aver lavorato insieme per 43 anni, si sono separati dolorosamente per insanabili incomprensioni personali. Un nipote cerca di farli riappacificare, undici anni dopo, per esibirsi ancora una volta insieme. I due cercano di sanare la lacerazione antica, ma le incomprensioni riemergono più acute che mai, innescando meccanismi di comicità e malinconia.
La pièce esplora temi profondi con ironia, garbo verbale e levità d’interpretazione. Emergono le dicotomie della vecchiaia, con i suoi tic e la voglia di perpetuarsi giovani e inossidabili, in uno specchio benevolo e deformante. Si riflette sul valore della tolleranza delle umane debolezze e dell’amicizia che, quando si usura, anche per minuscoli attriti, deborda in rivalità e in rancore, pur non cancellando l’affetto d’un tempo. Si ironizza sull’egocentrismo di tanta gente dello spettacolo e sulle logiche spietate della visibilità e del business show. E poi vi è l’elegia di chi è stato sulla cresta dell’onda, ha calcato i maggiori teatri del mondo, osannato da un pubblico adorante e dal Gotha della critica, e, ormai sul viale del tramonto, si ritrova in solitudine, in condizioni di semi indigenza, “con l’anima fredda e buia come una cantina”, per dirla con Cechov, misantropo, obliato e costretto a fare la pubblicità per patatine di cui non ricorda neanche il nome.
Lo spettacolo ha inaugurato la stagione di prosa 2024/2025 del Teatro Donizetti di Bergamo ed è in tour nei principali teatri italiani.
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Nata a Catania nel lontano 19..(il tempo è solo uno stato d’animo!), dopo aver conseguito la maturità classica si iscrive presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Ateneo di Catania. Si laurea in Lettere classiche con votazione di 110/110 “cum laude” e si immerge nel mondo del lavoro. Dopo aver vinto il Concorso a cattedra nel 2001 inizia ad insegnare presso i Licei. Partecipa a diversi convegni come corsista e come relatrice, cercando di tenersi costantemente aggiornata. Si occupa di temi e problemi della sfera umanistica, collaborando con diverse riviste. Appassionata di libri, ama dipingere, recarsi a teatro, ascoltare musica e suonare il pianoforte. Ama viaggiare, e la sua valigia è sempre pronta!
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