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Il “Leviatano” di Thomas Hobbes, un testo fondamentale della filosofia politica moderna

Il Leviatano di Thomas Hobbes è un’opera fondamentale  della filosofia politica moderna rappresentando una svolta radicale nel modo di concepire lo Stato e il potere.

L’idea centrale da cui parte Hobbes è una concezione di stampo materialista e meccanicista dell’essere umano. Nel famoso stato di natura – condizione ipotetica pre-politica – gli individui sono sostanzialmente uguali e mossi dall’egoismo razionale e dall’istinto di autoconservazione. Questa uguaglianza genera paradossalmente conflitto poiché tutti desiderano le stesse risorse e nessuno ha autorità sugli altri, si instaura una “guerra di tutti contro tutti” (bellum omnium contra omnes). La vita in questo stato è notoriamente “solitaria, povera, sgradevole, brutale e breve”.

Per uscire da questa condizione insostenibile, gli individui stipulano un contratto sociale: rinunciano alla propria libertà naturale (il diritto a tutto) trasferendola a un’autorità sovrana – il Leviatano, metafora biblica del mostro marino che rappresenta una potenza irresistibile. Questo sovrano, che può essere un monarca o un’assemblea, detiene il potere assoluto necessario a garantire pace e sicurezza.

Thomas Hobbes

Il significato nella filosofia politica moderna è davvero dirompente e segna l’inizio di una nuova epoca cosicché il Leviatano rappresenta diverse rotture fondamentali. Innanzitutto la secolarizzazione della politica laddove il pensiero di Hobbes fonda la legittimità dello Stato non sul diritto divino ma sul consenso razionale degli individui. Il potere politico nasce da un calcolo utilitaristico, non da un ordine cosmico o religioso.

Abbiamo poi anche un individualismo metodologico in cui la società non è un organismo naturale ma una costruzione artificiale nata dall’accordo tra individui. Questo approccio influenzerà profondamente Locke, Rousseau e tutta la tradizione contrattualista.

Si afferma l’assolutismo razionale professato da Hobbes che, a differenza dell’assolutismo tradizionale, si giustifica funzionalmente: il sovrano è assoluto perché solo così può garantire l’ordine. Non ci sono limiti giuridici al suo potere, ma c’è un limite pratico: se non protegge i sudditi, perde legittimità.

Si avvia una concezione moderna dello Stato con il Leviatano che introduce l’idea dello Stato come entità impersonale con il monopolio della forza legittima, anticipando Weber. Non è più il re come persona ma l’istituzione sovrana che conta.

L’eredità di Hobbes è controversa: da un lato ha posto le basi del pensiero liberale (individualismo, contrattualismo), dall’altro ha giustificato forme di autoritarismo. Il suo “problema” – come conciliare libertà individuale e ordine sociale – rimane centrale nel dibattito politico contemporaneo, dalle teorie della giustizia di Rawls alle discussioni su sicurezza e libertà civili.

 

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Nato a Catania nel 1990. Attualmente ricopre il ruolo di capo di gabinetto dell'assessorato dei beni culturali e dell'identità siciliana. Militante politico e appassionato di giornalismo sin dalla prima giovinezza ha collaborato con il Settimanale I Vespri e con il Secolo d’Italia. Ha ricoperto ruoli di amministratore pubblico nella sua città d’origine, Mascali, come consigliere comunale e assessore. È dottore in Scienze della Difesa e della Sicurezza e in Scienze Politiche. Autore di un saggio su Kelsen e la politica contemporanea "Pensiero forte" edito da Bonfirraro Editore.

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