Georges Sorel, il pensatore che ispirò Mussolini e Lenin

Il pensiero di Georges Eugene Sorel ha ispirato rivoluzionari e rivoltosi che predicavano l’insurrezione e la presa violenta del potere. L’ideologo francese è una delle figure più complesse e influenti del socialismo rivoluzionario di inizio Novecento, la cui eredità attraversò trasversalmente gli schieramenti politici.
Le idee centrali di Sorel si svilupparono soprattutto in un critica radicale sia al socialismo parlamentare riformista e gradualista che al marxismo deterministico. La sua opera principale, “Riflessioni sulla violenza” (1908), propone una teoria della rivoluzione basata su alcuni concetti chiave che si sostanziano nell’idea del mito sociale in cui si concepiva che le masse non fossero mosse da analisi razionali ma appunto da “miti”, immagini di natura emotiva capaci di mobilitare l’azione collettiva. Per il movimento operaio, questo mito era lo sciopero generale, da ritenersi non tanto come tattica pratica quanto come visione apocalittica di trasformazione totale.

La violenza proletaria si distingueva nettamente era un’azione diretta delle masse contro la “forza” della repressione statale. La violenza proletaria era valutata come moralmente rigenerativa, capace di spezzare la decadenza borghese e creare nuovi valori modificando profondamente la vita sociale.
Georges Sorel era per antonomasia contro l’intellettualismo criticando duramente la democrazia parlamentare, gli intellettuali socialisti e la burocrazia dei partiti, esaltando invece l’azione spontanea e l’energia vitale delle masse.
Il sindacalismo rivoluzionario promuoveva organismi di lotta autonomi, contrari sia allo Stato che ai partiti politici.
Il pensatore ebbe un’influenza su Benito Mussolini tra il 1902 e il 1914 quando attraversò il periodo da socialista rivoluzionario riluttante ad accettare le regole dell’Italia liberale e soprattutto si condensò in elementi fondanti di un pensiero e un’azione pratica quali l’esaltazione della violenza come strumento di trasformazione, il rifiuto del parlamentarismo e della democrazia liberale, l’importanza del mito mobilitante che poi con la fondazione del fascismo invece che la classe diviene la nazione e infine un anti-intellettualismo con un frenetico culto dell’azione insurrezionale.

Benito Mussolini
Dopo la rottura con il movimento socialista nel 1914,sulla questione dell’intervento nella Prima Guerra Mondiale, Mussolini trasferì questi elementi e tratti ispirativi in una chiave nazionalista, sostituendo il mito dello sciopero generale con quello della nazione rigenerata dalla guerra.
Per quanto riguarda l’influenza su Lenin appare meno evidente anche se è assai presente un condizionamento del suo pensiero politico. Lenin non fu mai un soreliano dichiarato e anzi criticò esplicitamente il sindacalismo rivoluzionario. Tuttavia, alcuni studiosi notano affinità di rilievo nell’enfasi sull’avanguardia rivoluzionaria e sull’azione organizzata, nel rifiuto netto del determinismo economicista e nella valorizzazione della volontà politica sulla necessità storica. Vi era in Lenin certamente anche simile una certa concezione strumentale della violenza rivoluzionaria.
Tuttavia Lenin mantenne sempre una concezione centralizzata del partito che era l’opposto dell’anti-statalismo soreliano.

Vladimir Ilʹič Lenin
In buona sostanza vi è un paradosso per Sorel che risiede nella capacità di Sorel di influenzare sia l’estrema sinistra che l’estrema destra rivelando giustappunto la natura ambigua del suo pensiero. Bisogna dire che gli elementi sommari che caratterizzano e accomunano a entrambe le tradizioni includono l’anti-liberalismo radicale, il rifiuto della mediazione democratica, l’esaltazione del conflitto e della rottura rivoluzionaria e di conseguenza l’importanza della mobilitazione emotiva delle masse.
In sintesi la trasversalità del pensiero di Sorel mostra l’immagine di una figura controversa che per alcuni interpreti sarebbe il precursore del totalitarismo, altri invece lo vedono come teorico della prassi rivoluzionaria, e altri ancora come pensatore inclassificabile che espose contraddizioni profonde della modernità senza risolverle.
La sua eredità ci dimostra che comunque all’inizio del Novecento, esistesse un terreno comune di critica alla democrazia liberale che poteva alimentare progetti politici radicalmente opposti.