L’attualità del pensiero di Alexis de Tocqueville tra passato e presente

Alexis de Tocqueville visse solo 54 anni ,però in questo breve arco di tempo riuscì a rappresentare per il pensiero politico contemporaneo uno dei più importanti teorici politici dell’Ottocento, noto soprattutto per la sua analisi della democrazia americana e le sue riflessioni sulla società moderna.
La sua opera principale di Tocqueville fu “La democrazia in America” che scrisse dal 1835 al 1840) e partorì da un viaggio negli Stati Uniti. Tocqueville svolge un’analisi della società democratica americana individuando i pregi e i pericoli. Riconosce nella democrazia un processo storico inarrestabile della tendenza a rendere più eque le condizioni sociali, e ,tale proposito, porta con sé vantaggi come la partecipazione politica e la mobilità sociale, ma anche rischi significativi. I temi dell’opera di Tocqueville mantengono una rilevanza straordinaria per comprendere le democrazie contemporanee. Tocqueville temeva la “tirannia della maggioranza” in democrazia, la maggioranza può opprimere le minoranze non solo attraverso le leggi, ma anche imponendo un conformismo sociale e culturale che soffoca l’individualità e il pensiero critico. Questo conformismo è per Tocqueville più pericoloso del dispotismo tradizionale perché più subdolo.

Oggi mi sembra che questa condizione si manifesta in modo grottesco e parossistico nelle dinamiche dei social media e della cultura digitale. Basti pensare le camere d’eco online, gli algoritmi che rafforzano le opinioni esistenti e la pressione al conformismo ideologico creano forme di omologazione del pensiero che Tocqueville avrebbe riconosciuto immediatamente. La “cancel culture” e la pressione sociale tendono a conformarsi a determinate opinioni dominanti e rappresentano proprio quel soffocamento del dissenso e dell’originalità che egli paventava.
Tocqueville previde l’atomizzazione sociale che risulta evidente nell’indebolimento delle comunità intermedie, nel declino dell’associazionismo tradizionale e nella crescente solitudine degli individui moderni. Le persone si ritirano nella sfera privata, delegate sempre più funzioni allo Stato o al mercato, perdendo le competenze e l’abitudine all’autogoverno. Oggi abbiamo un calo della partecipazione elettorale, la disaffezione verso la politica e il disinteresse per il bene comune confermano le sue preoccupazioni.
Il concetto tocquevilliano di dispotismo morbido o dolce dello Stato amministrativo descrive perfettamente la burocratizzazione assistenziale dello Stato contemporaneo. Tocqueville teme che la democrazia possa generare un nuovo tipo di individualismo atomizzato, dove i cittadini si ritirano nella sfera privata, disinteressandosi della cosa pubblica. Questo apre la strada a un “dispotismo morbido” o “dolce”: uno Stato paternalistico che gestisce ogni aspetto della vita dei cittadini, i quali rinunciano alla libertà in cambio di sicurezza e benessere materiale.

Alexis de Tocqueville
Tocqueville immaginava un potere “immenso e tutelare” che infantilizza i cittadini, occupandosi di garantire loro godimenti e vegliare sulla loro sorte. Nelle democrazie avanzate assistiamo alla crescita dello Stato regolatore che penetra in ogni aspetto della vita quotidiana – dalla salute all’alimentazione, dall’educazione all’economia – e in tal modo si realizza la profezia del pensatore francese. I cittadini scambiano autonomia e responsabilità personale con sicurezza e protezione statale.
Poi Tocqueville osservava come la democrazia tenda paradossalmente verso la centralizzazione del potere. Oggi vediamo questo nella concentrazione di potere nelle burocrazie centrali (nazionali o sovranazionali come l’UE), nell’erosione delle autonomie locali e nella standardizzazione amministrativa. Il processo decisionale si allontana dai cittadini, anche se formalmente rimane democratico.
Tocqueville osservava che le società democratiche tendono a privilegiare il benessere materiale immediato rispetto ai valori spirituali o ai progetti di lungo termine. Questo si riflette nell’odierna politica del breve termine, dominata dai cicli elettorali, incapace di affrontare sfide che richiedono sacrifici immediati per benefici futuri quali gli irrisolti temi del cambiamento climatico, del debito pubblico e dei sistemi pensionistici. Si assiste perennemente ad una “dittatura del presente” che caratterizza le democrazie contemporanee era già intuita da Tocqueville. Oggi predomina una frammentazione sociale e un erosione dei corpi intermedi: le associazioni volontarie, le chiese, i sindacati, i partiti di massa – tutti quei “corpi intermedi” che Tocqueville vedeva come essenziali per la salute democratica – sono in crisi nelle democrazie occidentali. Questa erosione lascia l’individuo isolato di fronte allo Stato e al mercato, senza le strutture che educavano alla cittadinanza attiva e mediavano tra particolare e universale.

Un manoscritto del pensatore
Tocqueville aveva ben compreso la tensione nella democrazia tra uguaglianza che può entrare in conflitto con la libertà. E’ un dilemma che si ripresenta costantemente nelle politiche redistributive, nelle azioni positive, nella regolamentazione dell’economia. Le democrazie moderne oscillano continuamente tra la richiesta di maggiore uguaglianza da un certo punto di vista delle opportunità, dei risultati e del riconoscimento e dall’altro la necessità di difendere le libertà individuali.
Un altro fenomeno dell’oggi è il fenomeno populista che può essere letto attraverso le categorie tocquevilliane: rappresenta la reazione delle maggioranze che si sentono ignorate dalle élite tecnocratiche, il tentativo di riaffermare la sovranità popolare contro burocrazie percepite come distanti. Ma rischia anche di sfociare in quella tirannia della maggioranza che Tocqueville temeva, con la delegittimazione delle minoranze e delle istituzioni di garanzia.
Tocqueville rifletteva sulla tensione tra il principio democratico dell’uguaglianza e la necessità di leadership competente. Oggi questo si manifesta nella sfiducia verso gli esperti, nella retorica anti-élite, ma anche nel rischio opposto di tecnocrazie che si sottraggono al controllo democratico in nome della competenza specialistica.
La straordinaria modernità di Tocqueville sta nell’aver compreso che i problemi della democrazia sono endogeni, nascono dalle sue stesse virtù: l’uguaglianza può generare conformismo, la libertà può produrre isolamento, la sovranità popolare può degenerare in tirannia della maggioranza. Le sue analisi ci ricordano che la democrazia non è uno stato stabile raggiunto una volta per tutte, la democrazia deve essere sempre vivificata e difesa poiché è un equilibrio precario che richiede vigilanza costante e virtù civiche attive.