Inaugurazione dell’anno giudiziario 2026 a Catania

Tra stabilità dei numeri, carenze strutturali e nuove sfide: il distretto etneo alla prova del cambiamento
Un quadro complesso, articolato e denso di dati quello emerso dall’inaugurazione dell’anno giudiziario 2026, celebrata a Catania presso il Tribunale ordinario di Catania, in piazza Giovanni Verga, su iniziativa della Corte d’Appello di Catania. Una cerimonia improntata alla sobrietà, non solo per rispetto istituzionale, ma anche come segno di vicinanza alle popolazioni colpite dall’uragano Harry e, in particolare, agli abitanti del quartiere Sante Croci di Niscemi, scampati a una frana che ha provocato un numero impressionante di sfollati.

Ad aprire i lavori, è stato il presidente facente funzioni della Corte d’Appello, Giovanni Dipietro, che ha delineato in modo puntuale lo stato della giustizia nel distretto giudiziario etneo nel periodo compreso tra il 1° luglio 2024 e il 30 giugno 2025.
Un sistema stabile, ma segnato da criticità croniche
«In linea generale, l’andamento della giurisdizione nel distretto giudiziario del capoluogo etneo si è mantenuto pressoché stabile», ha affermato Dipietro in via preliminare. Una stabilità che, tuttavia, convive con difficoltà strutturali ormai croniche: la carenza di magistrati in servizio, la mancanza di personale amministrativo e di servizi giudiziari adeguati, oltre a una diffusa inadeguatezza delle strutture.

Su quest’ultimo fronte, il presidente ha riconosciuto segnali di miglioramento, pur sottolineando come la normalizzazione non possa avvenire nel breve periodo. In controtendenza, rispetto a queste difficoltà, si colloca invece la digitalizzazione dei servizi, indicata come una vera eccellenza del distretto, capace di collocare Catania ai primi posti a livello nazionale per innovazione tecnologica applicata alla giustizia.
Prima di entrare nel dettaglio dei dati, Dipietro, nel ribadire la solidarietà dell’istituzione giudiziaria alle comunità colpite dalle recenti calamità naturali, ha voluto evidenziare il ruolo sociale della giurisdizione, anche nei momenti di emergenza. Ha inoltre rivolto un saluto e un riconoscimento agli organi di stampa, sottolineandone l’impegno quotidiano nella corretta informazione dei cittadini, in coerenza con i principi sanciti dalla Costituzione.
Il settore civile: calano le pendenze, migliorano i tempi
Analizzando il settore civile, il presidente facente funzioni ha evidenziato una diminuzione della sopravvenienza degli affari, sia nei procedimenti contenziosi ordinari e di lavoro, sia in quelli camerali. I procedimenti civili pendenti sono scesi a 4.775 rispetto ai 5.172 dell’anno precedente, mentre quelli camerali si sono ridotti da 752 a 458.
Questi risultati si riflettono negli indici di efficienza: l’indice di ricambio ha raggiunto il 114,1%, mentre quello di smaltimento si è attestato al 40,1%. Ancora più performanti i dati relativi ai procedimenti camerali, con un indice di ricambio del 128,1% e uno di smaltimento del 74,7%. Particolarmente significativo il dato sulla durata media dei processi in Corte d’Appello, scesa a 547 giorni, ben al di sotto dei due anni e in netto miglioramento rispetto ai 722 giorni del precedente anno giudiziario. Un risultato reso possibile anche dal contributo dei giudici ausiliari, la cui attività è stata prorogata fino al 31 ottobre 2026, e dagli addetti all’Ufficio per il processo, fondamentali per il raggiungimento degli obiettivi del Pnrr.
Il penale: prescrizioni, tempi e carichi di lavoro
Più articolato il quadro del settore penale. Nel periodo di riferimento sono stati definiti per prescrizione 1.701 procedimenti su un totale di 5.798, pari al 29,3%. Nel distretto etneo, il tempo medio tra il deposito della sentenza di primo grado e l’iscrizione del procedimento d’appello è stato di 201 giorni. La durata media del processo ordinario si è attestata ad anni 2,89; mentre per i procedimenti a carico dei minorenni il tempo medio di definizione è sceso ad anni 1,39.

In miglioramento anche i tempi di trasmissione dei processi dalla Corte d’Appello alla Cassazione, ridotti a 52 giorni rispetto ai 119 dell’anno precedente. «L’impegno dei presidenti di sezione e dei consiglieri della Corte d’Appello – ha sottolineato Dipietro – ha consentito di contenere la considerevole pendenza del carico», scesa a 13.725 procedimenti rispetto ai 14.925 del periodo precedente.
Mafia e criminalità organizzata: un fenomeno in evoluzione
Preoccupanti i dati relativi ai reati di associazione a delinquere di tipo mafioso e di scambio politico-mafioso. Il presidente facente funzioni ha registrato un incremento del 10% dei procedimenti, passati da 94 a 103. Secondo Dipietro, negli ultimi anni le organizzazioni mafiose hanno assunto una struttura sempre più “magmatica”, caratterizzata da “alleanze prodromiche” e fluidi e frequenti cambi di schieramento, capaci di produrre tensioni solo quando coinvolgono soggetti in grado di trasferire il controllo di piazze di spaccio o di lucrose attività estorsive. L’analisi si è poi estesa alle famiglie mafiose operanti nel capoluogo etneo, a quelle attive nelle province di Siracusa e Ragusa e alle organizzazioni dedite allo sfruttamento dell’immigrazione clandestina, confermando la complessità del fenomeno criminale nel Sud-Est siciliano.
Gli interventi istituzionali: Csm e Governo
Nel corso della cerimonia, è intervenuto anche Marco Bisogni, alla sua prima inaugurazione nel distretto etneo nella qualità di componente togato del Consiglio superiore della magistratura. Bisogni ha assicurato l’impegno del Csm per accelerare l’ingresso in servizio dei nuovi magistrati vincitori di concorso, che dovrebbero rafforzare gli organici nei prossimi mesi. «Mi auguro – ha detto – che l’entusiasmo dei giovani magistrati non si affievolisca con il passare del tempo».
È seguita, poi, la relazione di Sabrina Mostarda, direttore generale dei Servizi civili del Ministero della Giustizia. L’intervento si è svolto con toni soft rispetto a quelli della precedente inaugurazione. Invero, non si sono registrate proteste in aula da parte dei magistrati inquirenti, anche se all’esterno del Palazzo di Giustizia hanno manifestato i precari del settore aderenti alla Cgil, chiedendo una riforma della giustizia realmente efficace e sostenibile.
Mostarda ha richiamato il dibattito in corso sulla riforma costituzionale dell’ordinamento giurisdizionale e sull’istituzione della Corte disciplinare, sottolineando che saranno adesso i cittadini a esprimersi in merito, tramite l’istituito del referendum. Ha poi illustrato i provvedimenti adottati dal Ministero in ambito penale e in materia di sicurezza pubblica, annunciando che entro il 2026 entreranno in servizio duemila nuovi magistrati. In conclusione, ha ribadito che, grazie ai fondi del Pnrr, è stato possibile effettuare l’assunzione di oltre diecimila unità di personale amministrativo e tecnico.

Avvocatura e magistratura: dialogo e confronto
Al dibattito interagito nell’Aula delle Adunanze del Tribunale ordinario di Catania, ha partecipato il procuratore generale Carmelo Zuccaro, unitamente al presidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Catania Antonino Guido Distefano, al presidente della sezione etnea dell’Associazione nazionale magistrati Ottavio Grasso. Si menzionano, inoltre, le partecipazioni delle rappresentanti dell’avvocatura e della magistratura nelle cosiddette quote rosa, tra cui si ricorda l’Associazione Italiana Giovani Avvocati – sezione di Catania, con l’intervento della presidente Laura Seminara – e l’Associazione Italiana Donne Magistrato, con una relazione a cura di Chiara Salamone.

Critico ma improntato al dialogo l’intervento di Distefano, che ha messo in guardia dal crescente clima di polarizzazione che attraversa il sistema giustizia, evidenziando come le riforme succedutesi negli ultimi anni, a partire da quella Cartabia, non abbiano inciso in modo risolutivo sulle criticità strutturali, in particolare negli uffici del giudice di pace e sul fronte dell’edilizia giudiziaria. Al tempo stesso, nondimeno, il presidente dell’Ordine ha espresso una valutazione positiva sul livello di confronto e di collaborazione istituzionale raggiunto nel distretto tra magistratura e avvocatura.
In chiosa, si propone la delineazione di alcune più nette sfumature al ritratto di una giustizia che, pur attraversata da difficoltà persistenti, manifesta segnali concreti di miglioramento in termini di efficienza e innovazione. Tuttavia la giustizia, nel coevo teatro, è tout court chiamata ad affrontare sfide decisive: dal rafforzamento degli organici alla qualità delle riforme, dalla lotta alla criminalità organizzata alla piena tutela dei diritti in una società in continua metamorfosi.