Ipotesi di riforma dello Stato sociale e del sistema pensionistico

La riforma dello Stato Sociale non è semplice ed è invece una questione complessa che coinvolge diverse dimensioni economiche, politiche e sociali. Dipende anche da approcci e considerazioni che implicano sfide di grande rilievo sul terreno delle scelte di indirizzo di politica nei vari ambiti della vita pubblica.
Lo Stato Sociale moderno affronta pressioni significative e problematiche davvero notevoli che sono in primis invecchiamento della popolazione, poi cambiamenti nel mercato del lavoro, inoltre vi è la tematica della sostenibilità fiscale, nonchè nuove forme di povertà ed esclusione sociale. Qualsiasi riforma tese a modernizzare il welfare state deve bilanciare protezione sociale, sostenibilità economica ed equità.
Bisogna dire che la direzione di una riforma implica un universalismo selettivo, però sono molti a pensare alla proposta di mantenere prestazioni universali per servizi essenziali (sanità, istruzione) concentrando invece gli aiuti economici su chi ne ha maggiore bisogno attraverso criteri di reddito più stringenti o per fasce di reddito.
Molti paesi stanno spostando l’enfasi dalla protezione passiva all’attivazione, condizionando i sussidi all’accettazione e partecipazione a programmi di formazione o ricerca attiva del lavoro, cercando di rendere il welfare un trampolino piuttosto che una rete statica.
Innanzitutto si deve praticare una flessibilità adattando la protezione sociale alle nuove forme di lavoro (gig economy, lavoro autonomo) estendendo a queste prestazioni coperture tradizionalmente legate al lavoro dipendente.
Occorre anche una sostenibilità pensionistica attraverso l’innalzamento dell’età pensionabile, sistemi contributivi, incentivi al lavoro prolungato, o combinazioni di pensioni pubbliche e private.
Costruire prospettive per politiche di investimento sociale tese a privilegiare spese che aumentano le capacità delle persone (istruzione, formazione, servizi per l’infanzia) rispetto ai semplici trasferimenti monetari.
Restano molte questioni aperte a cominciare dall’esistenza di tensioni tra diverse priorità: efficienza economica versus protezione sociale, universalismo versus selettività, diritti versus responsabilità. Le soluzioni in tal senso variano significativamente tra paesi con diverse tradizioni di welfare (modelli scandinavi, continentali, anglosassoni, mediterranei).
Un tema più delicato è la riforma delle pensioni capitolo fondante e controverso della riforma dello Stato Sociale. I principali nodi e l’indirizzo di intervento riguardano il problema della sostenibilità a causa dell’invecchiamento demografico che contina a creare uno squilibrio crescente, dovuto al fatto che vi sono sempre meno lavoratori attivi che devono finanziare le pensioni di un numero crescente di pensionati che vivono più a lungo. Questo rende insostenibili i sistemi a ripartizione puri, dove le pensioni correnti sono pagate dai contributi dei lavoratori attuali.
Di conseguenza tutto ciò le principali leve di riforma è l’innalzamento progressivo dell’età di pensionamento che appare la misura più comune, spesso legata all’aspettativa di vita. Questo allunga il periodo contributivo e riduce quello di erogazione. Tuttavia a tal proposito si sollevano da più parti questioni di equità tra lavori usuranti e non, e può decisamente penalizzare chi ha iniziato a lavorare presto.
Un altro elemento del sistema pensionistico è metodo di calcolo costituito dal passaggio dal sistema retributivo (pensione basata sugli ultimi stipendi) a quello contributivo (basato su quanto effettivamente versato) che rende il sistema più sostenibile ma generalmente meno generoso. Il contributivo crea anche un legame più diretto tra contributi e prestazioni, aumentando la percezione di equità ma riducendo la redistribuzione.
Pe riformare il sistema pensionistico si attua anche la flessibilità in uscita che permette pensionamenti anticipati con penalizzazioni o posticipati con bonus, dando alle persone più scelta che comporta il fatto che chi esce prima riceve meno, chi esce dopo riceve di più.
Prende piede l’idea di affiancare alla pensione pubblica obbligatoria forme di previdenza complementare (fondi pensione aziendali o individuali), creando un sistema a più pilastri. Questo riduce la pressione sulla finanza pubblica ma trasferisce parte del rischio sui lavoratori.
Infine vi è l’adeguamento automatico che indicizza parametri chiave quali l’età pensionabile,i coefficienti di trasformazione all’aspettativa di vita.