L’Associazione Nazionale Donne Operate al Seno presenta il romanzo “La Casa dai Mattoni rossi”

Ieri pomeriggio, 29 gennaio, Andos, Comitato di Catania, presso gli storici locali della Biblioteca Civica ed Antonio Ursino Recupero, ha presentato il libro “La Casa dai Mattoni Rossi”.
Nuovo volume della collana di Medicina Narrativa, un significativo percorso di scrittura che trasforma la parola scritta in terapia. Scrivere di sé e dei propri sentimenti umanizza la paziente oncologica e la valorizza nella propria dignità di donna.
Il Romanzo “La Casa dai Mattoni Rossi” è stato curato dalla Prof.ssa Pina Travagliante, Professore Ordinario di Storia del pensiero economico, e dalla Dott.ssa Francesca Catalano, Direttore U.O.C di Senologia presso l’Ospedale Cannizzaro di Catania e Presidente di Andos Comitato di Catania, le quali fanno scritto le prime due storie, e raccoglie esperienze e testimonianze di donne ammalate di cancro, che, nonostante le ferite dell’anima e del corpo, si sono messe in gioco e hanno deciso di raccontarsi con le proprie emozioni e fragilità.

Storie di vita vissuta, momenti di dolore, di buio assoluto intrecciati delicatamente ma, al tempo stesso, con feroce tenacia, alla voglia di riappropriarsi della propria vita, di tornare a vivere come donne piene e complete.
L’incontro è stato moderato dalla Dott.ssa Rita Carbonaro, Direttrice della Biblioteca, la quale, con garbo e delicatezza, ha legato i diversi interventi delle relatrici.
La Prof.ssa Lina Scalisi , Prorettrice dell’Università degli Studi di Catania, nei suoi saluti istituzionali, più che soffermarsi su un intervento formale ha voluto condividere il suo personale apprezzamento e la sua ammirazione per questo lodevole progetto di scrittura di Medicina Narrativa e per l’intenso e proficuo operato dell’Andos di Catania, questa Associazione nata 23 anni fa, oggi divenuta una realtà concreta e presente nel nostro territorio.
Una realtà presentata, subito dopo, dalla Dott.ssa Francesca Catalano , la quale, con commozione ha ricordato la Conferenza stampa svoltosi proprio in questi stessi locali nel maggio del 2003 e i sogni legati ad essa, divenuti, negli anni, impegno e sostegno per decine di donne. Mai pazienti anonime, ma amiche da accompagnare in un percorso doloroso ma sempre di risalita.
La Prof.ssa Pina Travagliante, ha precisato che questo nuovo libro rientra nella collana Diàlogos, dal greco: attraverso il dialogo, in quanto il dialogo costruisce ponti di solidarietà e di confronto. Ha poi ironicamente rievocato la sua nascita, originata da un benevolo scontro con la Dott. Catalano, in quanto considerato un progetto impegnativo, ma che poi ha invece accolto con entusiasmo.
Immaginando un moderno Decamerone, ha dato vita a una cornice narrativa particolarmente suggestiva: una casa fatta di mattoni rossi, immersa in una natura incontaminata, tra l’ombra delicata e silenziosa degli alberi e i profumi intensi dei fiori che fremono dolcemente al soffio in un lieve venticello. Una casa non troppo distante dai rumori assordanti della città, ma magicamente immersa in un luogo senza tempo, separato dall’incessante brulichio della moderna quotidianità, all’interno della quale vibrano le emozioni intense di queste donne ferite che hanno deciso di incontrarsi per un fine settimana.

Un luogo metaforico, di scambio e di confronto, dove potersi sentire libere di essere se stesse, dove raccontare i pensieri più intimi, nascosti sotto le macerie del proprio dolore, per riemergere non più come voragini di sofferenza ma come ricordi, tasselli essenziali per poter comprendere il senso del proprio vissuto, del proprio percorso di rinascita.
Un luogo pensato da due donne, la Prof.ssa Travagliante e la Dott.ssa Catalano, per essere vissuto da altre donne, le quali si mostrano per ciò che sono, con le loro vulnerabilità, paure e speranze, e nella purezza della loro essenza si pongono come esempi di vita vera di fronte al fotografo che appare nelle ultime pagine del romanzo. Unico uomo, emblema di quella parte di universo maschile, spesso distante e incapace di sostenere, che però, attraverso queste esistenze frantumate, si riscatta e riesce a comprendere il vero significato della vita.
In questa cornice incantata si impongono, prepotenti, le voci di queste donne: Agata, Paola, Linda, Mariagrazia, Laura, Donata, Monica, Maria Giulia, Fabiana, Martina, Rita, Beatrice.
La Prof.ssa Travagliante le nomina una per una accennando alle loro storie, perché queste donne non sono solo nomi, ma volti dalle mille espressioni, anime pregne di emozioni e sentimenti, vite spezzate che hanno trovato la forza di rialzarsi e di gridare al mondo la loro presenza.
Donne che brillano di luce propria, così come sottolineato dalla Prof.ssa Antonia Criscenti, la quale, leggendo il libro, ha colto i mille colori di questa luce che attraversa l’intero romanzo come una lama salvifica, illuminando ogni singola storia narrata.

Una luce particolare che solo le donne ferite riescono ad emanare con immensa tenacia e che evidenzia l’ardore che ognuna alimenta dentro di sé e che, pur non essendo scrittrici, ha dato loro il coraggio di scrivere, di fissare sulla pagina bianca i caratteri neri del loro dolore intriso di speranza e mai arrendevole.
Subito dopo gli interventi delle relatrici, alcune di queste donne, hanno letto degli estratti dei loro racconti. Frasi intense, momenti di vita vissuta, che hanno emozionato per la loro sofferente profondità.
Donne che ce l’hanno fatta, che hanno trovato la forza di rinascere e che, narrando le loro storie, in un immaginario fine settimana in una, altrettanto, immaginaria casa fatta di mattoni rossi, divengono testimoni e simbolo del potere catartico della scrittura condivisa, della forza intrinseca che le unisce pur nelle loro diversità, rivelando il loro essere non eroine dai super poteri, ma semplici donne straordinarie.