Groenlandia, non solo isola contesa ma terra di storia e di tradizioni

Parlare, oggi, della Groenlandia, significa tirare in ballo argomentazioni geopolitiche e conseguenti interessi economici e ci si dimentica che quest’isola è una terra con una sua precisa identità.
La Groenlandia, ricoperta per circa l’84 per cento da ghiacciai, la più grande isola del mondo, sette volte più estesa dell’Italia, non è solo una terra in gran parte disabitata, arida, fatta di distese bianche che si perdono all’orizzonte.
Una terra semisconosciuta che sembra non appartenerci che, però, da qualche tempo è balzata, prepotentemente, agli onori della cronaca del mondo intero per le dichiarazioni di Trump, il Presidente americano che sostiene di volerla a ogni costo per ragioni di sicurezza nazionale.
I telegiornali e i social si sono riempiti di immagini di paesaggi bianchi, puntinati da deliziose casette dalle facciate colorate che riempiono di colore la luminosità fulgida del cielo.
La Groenlandia è diventata una questione politica, le sue risorse minerarie e petrolifere, una priorità economica.
Quest’isola lontana non è solo un grande contenitore da poter sfruttare così come accertato da un rapporto dell’US Geological Survey (agenzia statale americana che si occupa di territorio e risorse naturali) la quale ha certificato che nel sottosuolo esistono grandi giacimenti di petrolio e di gas, di uranio, riserve minerarie e soprattutto di oro, diamanti e pietre preziose.
La Groenlandia, nonostante le estreme condizioni climatiche, si trova nell’estremo nord dell’Oceano Atlantico tra il Canada l’Islanda e l’Artide , è una terra che possiede una sua antica tradizione storica, iniziata molti secoli addietro.
Storicamente si hanno prime notizie della sua esistenza intorno all’anno X d.C. quando il navigatore Ulsson Gunnbjorn, perse la rotta durante un viaggio dalla Norvegia all’Islanda , e la avvistò insieme alla sua ciurma.
Ulsson non sbarcò a terra. Lo fece invece il famoso vichingo del tempo Erik il Rosso, al quale quest’isola deve il suo nome: Gronland, che significa: Terra verde.
Un nome che potrebbe sembrare non adatto al luogo ma gli studiosi hanno accertato che in quel periodo si registrò un innalzamento delle temperature che permise alle imbarcazioni scandinave di poter arrivare sull’isola senza incontrare tempeste importanti.
Ma c’è anche chi ritiene che questo nome fu dato per una scelta precisa di Erik in modo da attirare più coloni possibili in quest’isola che più che verde, era una terra inospitale e per la più parte disabitata.
Nella mitologia norrena si narra che Erik il Rosso, dopo essere stato esiliato per omicidio, si imbarcò con tutta la sua famiglia in cerca di quest’isola di cui si parlava a quel tempo e che vi si sia stabilizzato creando la colonia di Groenlandia.
Al di là della leggenda, quello che è certo storicamente è che la presenza vichinga non durò molto a causa del freddo estremo causato, qualche secolo dopo, da un repentino abbassamento delle temperature definito Piccola glaciazione.
La Groenlandia venne abbandonata ma subito dopo fu colonizzata dagli Inuit, gli antichissimi progenitori dei moderni groenlandesi.
Un popolo originario della Siberia, abituato a sopravvivere a condizioni climatiche estreme che, dal 1300, abita stabilmente la Groenlandia e ha mantenuto, nei secoli, una propria identità culturale e le proprie originarie tradizioni sciamaniche e animiste, ma, per lungo tempo, non la libertà politica.
Sin dal medioevo, il Regno di Danimarca e Norvegia, ha rivendicato il suo controllo politico sull’isola fino al periodo napoleonico quando nel 1814, in conseguenza delle guerre napoleoniche in Europa, Danimarca e Norvegia si separarono e la Groenlandia rimase colonia solo della Danimarca che la perse per un breve periodo durante la Seconda guerra mondiale, per poi riacquistarla alla fine del conflitto.
Un assetto politico coloniale che è stato definitivamente abolito nel 1953 quando la Groenlandia è entrata ufficialmente a far parte della Danimarca con un nuovo status politico : Amt cioè Contea d’oltremare.
Solo nel 1979 ha ottenuto il diritto all’autogoverno e non è più stata considerata come una colonia danese.
Oggi la Groenlandia ha visto riconosciuto il groenlandese come lingua ufficiale e ha ottenuto sempre più autonomia
Ma la politica del predominio che impregna la geopolitica globale, ha ridotto quest’isola a merce da accaparrare, terra da conquistare e soggiogare ai propri scopi.
Gli interessi economici e politici prevalgono a ogni costo e asfaltano ogni valore storico e culturale in nome di una presunta democrazia che, impietosamente, fa da scudo alle superpotenze mondiali.