Il diritto rovesciato

Tutto il mondo ormai sa, almeno a grandi linee, quel che è accaduto in Venezuela il 3 gennaio scorso. La vicenda ha vari livelli di lettura, da quello del diritto (interno e internazionale) a quello geopolitico.
Sul piano del diritto interno statunitense, non sembrano esserci molte incertezze. Il processo contro la “coppia presidenziale” proseguirà sulla base dell’indictment (rinvio a giudizio o messa in stato di accusa) emesso, già nel 2020, da un Grand Jury Federale (collegio composto da normali cittadini) del distretto meridionale di New York, in un’udienza cui non ha partecipato la difesa.
I capi d’imputazione sono quattro: associazione a delinquere per narco-terrorismo, associazione a delinquere per importazione di cocaina, possesso di armi automatiche e ordigni distruttivi, associazione a delinquere per il possesso di armi automatiche e ordigni distruttivi (associazione a delinquere traduce qui il termine inglese “conspiracy”, anche se il significato tecnico-giuridico delle due espressioni non è esattamente equivalente). I due imputati si sono dichiarati non colpevoli e il processo proseguirà a marzo.
La legalità della “cattura” di Maduro e signora dovrebbe essere del tutto irrilevante, poiché l’atteggiamento delle Corti USA è quello di passare comunque a valutare il merito delle accuse. Si tratterà, quindi, di vedere come i pubblici ministeri supereranno la prevedibile obiezione difensiva circa l’immunità presidenziale di Maduro (i capi di stato in funzione godono di immunità personale dalla giurisdizione ma probabilmente l’accusa sosterrà che Maduro, avendo manipolato le ultime elezioni, non era legittimamente in carica) e quali prove presenteranno per dimostrare le accuse. In proposito, va osservato che il riferimento a un’organizzazione di narcotraffico capeggiata da Maduro e denominata “Cartel de los Soles” è stato espunto dall’atto di accusa, senza che questo modifichi la sostanza delle violazioni contestate (1).
Sul piano del diritto internazionale, è evidente l’illegalità dell’azione condotta dagli USA in netto contrasto con l’art. 2 della Carta ONU, che vieta espressamente la minaccia e l’uso della forza nelle relazioni internazionali con l’unica eccezione della legittima difesa, individuale e collettiva, che per altro è consentita “fintantoché il Consiglio di Sicurezza non abbia preso le misure necessarie per mantenere la pace e la sicurezza internazionale” (art. 51 della Carta ONU).
L’amministrazione USA tenta di sostenere, senza neppure tanta convinzione, che proprio di legittima difesa si sia trattato, poiché il narcotraffico orchestrato da Maduro & C. avrebbe introdotto negli Stati Uniti ingenti quantitativi di droga (cocaina) causando gravissimi danni alla salute pubblica. L’argomento si scontra con la lettera del citato art. 51 della Carta ONU, che parla di “attacco armato”, nel caso di specie certamente insussistente. Si cerca, allora, di invocare il concetto di “guerra ibrida”, che comprende iniziative ostili condotte con strumenti non militari (es.: cyberattacchi, disinformazione, pressioni economiche…). Un concetto vago che consente interpretazioni arbitrarie ma che certamente non permette di equiparare il narcotraffico a un attacco armato, checché ne dica il governo italiano, che ritiene “legittimo un intervento di natura difensiva contro attacchi ibridi alla propria sicurezza, come nel caso di entità statuali che alimentano e favoriscono il narcotraffico” (2).
Sul piano geopolitico, il fine ultimo dell’intervento contro il Venezuela è non solo palese nei fatti, ma anche dichiarato per bocca del presidente Trump, che ha ripetutamente sostenuto come il petrolio venezuelano sia stato sottratto agli USA e debba, quindi, essere restituito. Accusa chiaramente infondata che si riferisce al processo di nazionalizzazione dell’industria petrolifera, avviata negli anni Settanta dal presidente Carlos Andrés Pérez (si passò dal regime delle concessioni a quello delle partecipazioni e contemporaneamente venne fondata la Petróleos de Venezuela S.A. -Pdvsa-, compagnia petrolifera statale venezuelana) e completata nel 2007 dal presidente Chávez. Le compagnie straniere ricevettero indennizzi che ritennero insufficienti, per cui si aprirono diversi contenziosi legali. In definitiva, le compagnie lasciarono il paese, ad eccezione della Chevron e della spagnola Repsol (3).
Con la stessa sicumera e con il suo abituale linguaggio aggressivo e spesso volgare, il presidente statunitense ha rivolto “avvertimenti” e aperte minacce a Cuba e alla Colombia, poi apparentemente ritirate nei confronti di quest’ultima (4). Neppure gli “alleati” europei sono stati risparmiati, dato che la necessità degli USA di acquisire la Groenlandia in qualsiasi modo è stata, ed è, costantemente ribadita.
Come ormai siamo abituati, i paesi dell’UE si sono guardati bene dallo stigmatizzare duramente l’aggressione non provocata degli USA contro il Venezuela (definizione usata correttamente e senza esitazioni nel caso Russia/Ucraina) e si sono limitati a chiedere “calma e moderazione a tutti gli attori, per evitare un’escalation e garantire una soluzione pacifica alla crisi” e a ricordare che “in ogni circostanza, i principi del diritto internazionale e della Carta delle Nazioni Unite devono essere rispettati” (5). Una dichiarazione congiunta, rilasciata dall’Alto rappresentante per la politica estera dell’UE, Kaja Kallas, che ricorda la battuta del personaggio cinematografico Fantozzi, cui il geniale attore Paolo Villaggio fa dire “Badi come parla!” rivolto all’energumeno che già lo stava picchiando.
Tornando al diritto internazionale, l’amara constatazione è che questo è stato da tempo rovesciato. Del resto, l’assetto legale che ruotava attorno alla Carta dell’ONU esprimeva l’equilibrio creatosi, dopo la II guerra mondiale, tra le due potenze egemoni, USA e URSS. Il sistema una volta stabilizzatosi ha funzionato, più o meno bene, per molti anni. Il crollo dell’URSS ha scombinato gli equilibri e, da allora, il diritto internazionale basato sul sistema ONU è stato progressivamente ma inesorabilmente messo da parte. Viene ancora invocato da giuristi in buona fede ma nessuno dei paesi più potenti al momento si fa scrupolo di violarlo secondo la propria convenienza.
La realtà è che oggi le relazioni internazionali si basano sulla minaccia e sull’uso della forza. Strumenti utilizzati apertamente da Federazione Russa, USA e Israele nonché da altri attori minori. La Cina, che è certamente a livello dei primi tre, si muove con maggior ponderazione, dietro la quale, tuttavia, lascia intravedere una ferma determinazione a perseguire i propri obiettivi.
I grandi assenti sono gli stati europei e l’UE, che appaiono privi di qualsiasi strategia che non sia quella di compiacere l’alleato di sempre. Un detto romanesco, depurato dei toni dialettali, suona “chi ti vuol bene ti fa piangere!” Supponendo che gli alleati europei vogliano ancora bene agli USA, del che si ha ragione di dubitare, sarebbe ora di farli piangere un po’ dicendo loro che hanno passato il segno e i vecchi alleati potrebbero guardare da un’altra parte. Un atteggiamento che gioverebbe anche agli europei restituendo loro, se non influenza, almeno dignità.
(1)https://people.com/pam-bondi-quietly-drops-false-claim-from-trump-that-nicolas-maduro-was-leading-drug-cartel-11880215
(2)https://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2026/01/03/chigi-in-venezuela-azione-militare-non-e-la-strada-ma-difesa-legittima_0d5c89d9-6d74-4ed0-ad1f-e3cdffbcd508.html
(3)https://altreconomia.it/breve-storia-del-presunto-furto-del-petrolio-venezuelano-lamentato-da-donald-trump/
(4)https://abcnews.go.com/International/trump-implies-target-colombias-president-cuba-appears-ready/story?id=128904574&utm_source=chatgpt.com
https://www.reuters.com/world/americas/trump-colombias-petro-hold-phone-call-discuss-disagreements-2026-01-08/?utm_source=chatgpt.com
(5)https://www.eeas.europa.eu/eeas/venezuela-statement-high-representative-aftermath-us-intervention-venezuela_en