“Un miracolo chiamato vita” di Nunzio Currenti,un viaggio tra salite e miracoli

La vita è una cronaca sportiva. Recensione di un viaggio tra salite e miracoli.
Esistono libri che non si limitano a raccontare una storia, ma che tentano di restituire dignità e speranza a chi le ha perse lungo la strada. L’opera del giornalista sportivo professionista Nunzio Currenti “Un miracolo chiamato vita” (Algra Editore, 2024), come è stato giustamente rilevato dalla prefatrice Samantha Viva, è esattamente questo: un delicato equilibrio tra il memoir intimo e la cronaca sportiva, dove la vita non è una semplice narrazione, ma una gara di resistenza.
L’autore utilizza il linguaggio dello sport – fatto di tempi, ritmo e suspence – per raccontare una vicenda che di sportivo ha solo l’intensità emotiva. La vita di Nunzio viene descritta come una corsa in bicicletta, caratterizzata da “tante salite e pochissime discese”, una sfida continua che però non lo hai mai convinto a smettere di pedalare. E’ qui, infatti, che risiede il cuore del libro: la capacità di trasformare la sofferenza in una “partita” da giocare con gioia.

Nunzio Currenti
Il fulcro emotivo dell’opera ruota attorno a un periodo di buio e battaglia: 226 giorni in cui la passione dell’autore per il giornalismo e lo sport sembra essersi spenta, o meglio, trasferita interamente sul piccolo Damiano, (uno dei due gemellini, l’altro è Simone), colpito da una enterocolite necrotizzante e plurioperato (trattasi di una “emergenza gastrointestinale, frequente nei neonati prematuri, che può progredire in peritonite”). Il racconto si sposta tra le corsie d’ospedale (a Catania e poi a Messina) e l’intimità domestica, mettendo in luce la forza straordinaria di un bambino che diventa lezione di vita per gli adulti: Nunzio e la sua famiglia (la moglie Antonella e il figlio Simone) lottano per ritrovare quella “frenesia da spalti” che la malattia aveva provato a spegnere.
Questo è un libro per chiunque abbia bisogno di un messaggio di fiducia. La scrittura di Currenti si pone l’obiettivo ambizioso e nobile di restituire dignità a chi soffre, spiegare la fede e l’amore attraverso il quotidiano, ricordare che la speranza non è l’ultima a morire.
Un libro “necessario”, breve ma intensissimo, che trasforma il dolore in una testimonianza di luce.