Marco Valerio Marziale: Il ritorno del poeta “scomodo” che sapeva leggere l’uomo

In un nuovo romanzo di Paolo Sessa “Il poeta scomodo” (Arkadia,2025) la riscoperta di un autore relegato per secoli ai margini per la sua schiettezza. Dalla Bilbilis del I secolo d.C. alla Roma dei Cesari, un viaggio tra satira, verità e resilienza.
Cosa spinge un autore contemporaneo a immergersi per quattro anni (tre di ricerche certosine e un anno di scrittura) tra polverosi epigrammi e carte topografiche della Roma antica? La risposta risiede in un incontro fortuito dell’autore tra le bancarelle di libri usati nei pressi della Biblioteca Vallicelliana a Roma. È lì che nasce l’ispirazione per “Il poeta scomodo”, il romanzo che riporta al centro della scena Marco Valerio Marziale, il poeta che, più di ogni altro, ha saputo raccontare l’umanità senza filtri.
Tutto ha inizio con un volume di Giuseppe Norcio. Per Sessa, è un colpo di fulmine: la scoperta di un Marziale quasi ignorato durante gli anni scolastici e universitari, vittima di un certo ostracismo culturale. Da quel momento, il poeta latino diventa un “amico inseparabile”. “Per mesi me lo sono sentito accanto, il fiato sul collo”, spiega l’autore in una recente intervista, descrivendo un processo creativo che lo ha portato prima a tradurre Marziale in siciliano e poi a ricostruirne l’esistenza in un corposo romanzo storico.

Il titolo non è casuale. Marziale è stato un autore difficile da digerire per i secoli a venire. La sua colpa? Chiamare le cose con il proprio nome. In un’epoca dominata dalla pruderie occidentale e dal moralismo, Marziale è stato spesso liquidato come poeta scurrile o addirittura osceno.
In realtà, la sua era una libertà di parola coraggiosa: non risparmiò nessuno, dai ricchi ai potenti, deridendo la tracotanza del potere e vivendo costantemente “sul filo del rasoio”. Mentre i suoi contemporanei, come Papinio Stazio, si perdevano in adulazioni, o Giovenale lanciava strali contro bersagli ormai innocui, Marziale scelse di prendersi gioco dei vivi, diventando un facile bersaglio per chi preferiva un linguaggio più castigato.
Il romanzo segue la parabola di Marziale da Bilbilis (Spagna) alla Città Eterna, dove rimase per 35 anni. Attraverso i suoi 1500 epigrammi, l’autore ricostruisce un mosaico di vita quotidiana fatto di contrasti sociali: la povertà indecente contro la ricchezza sfrontata; sentimenti universali: l’amicizia fraterna, l’amore, la fugacità della vita; attualità: la censura e il difficile rapporto con il potere autoritario, dinamiche che rendono Marziale incredibilmente simile a un moderno giornalista d’inchiesta.
Scrivere di Marziale oggi è, per l’autore, un “atto riparatore”. In un periodo storico delicatissimo, dove la lettura sembra farsi sempre più frettolosa e superficiale, riscoprire i classici diventa una sfida allo strapotere dei nuovi media.

Paolo Sessa
“Nelle grandi opere c’è l’uomo con le sue ansie, i suoi desideri e la sua audacia”, leggiamo tra le righe dell’intervista. Marziale ci ricorda che, nonostante i venti secoli di distanza, la “nostra pagina ha il sapore dell’uomo”: tra un avvocato ingordo e un amico generoso, tra il sesso e il dolore, il lettore di oggi finisce inevitabilmente per ritrovare se stesso.