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“Il respiro profondo del mare” di Eliana Vivirito ,intrigante intreccio tra presente e passato

“Il respiro profondo del mare” (Editore Algra) è l’ultimo romanzo di Eliana Vivirito e si contraddistingue per l’intrigante intreccio tra un presente, apparentemente normale,  e un passato oscuro.

In un panorama letterario che ha paura del rischio – dove molti romanzi sembrano redatti dagli uffici stampa delle case editrici – Eliana Vivirito usa fatti storici per far emergere verità inquietanti. La storia di Diviana Rizzo, giovane psicologa dotata di una sensibilità ‘particolare,’ ereditata, assieme al nome, dalla sua antenata, inizia con il  misterioso omicidio di una vecchia maga che la lega al suo passato familiare e la spinge a indagare oltre i puri fatti e l’apparente realtà. Il romanzo, almeno all’inizio, ha tutte le caratteristiche di un giallo ben strutturato con una trama interessante e ben articolata. Nel piccolo paese di Aci Castello  è avvenuto un omicidio: non si tratta, però,  solo di  un crimine, ma anche di legami familiari e di scelte di vita, poiché Santa Fichera, una vecchia che abita da sola in una vetusta casa nelle campagne di Aci Castello, viene uccisa, per un intreccio di motivi,  e poi viene buttata nell’acqua del pozzo, come riferisce il medico legale.  Attraverso una scrittura diretta e scorrevole, l’autrice riesce a costruire un giallo che non cede all’urgenza dei thriller, dello scorrimento del sangue o della scena macabra, pur restando  avvincente al punto giusto poiché nella scena irrompono Diviana, con la sua sensibilità misteriosa, la sua simbiosi con il mare, e l’ispettore Riccardo De Luca, con un terribile passato alle spalle. L’uccisone della madre da parte del padre e il suo successivo suicidio  hanno inciso profondamente nella mente e nell’animo di Riccardo tant’è che di fronte all’uccisione della vecchia e alla sofferta partecipazione di Diviana commenta: “Gli uomini agiscono senza un perché logico, spinti dai propri impulsi” e le passioni umane ottenebrano “la mente e l’animo spingendo gli uomini a compiere atti animaleschi”. Per Diviana, invece, “gli impulsi umani nascono da segreti che teniamo sepolti dentro di noi” e c’è “sempre un senso nascosto che dà significato a ogni cosa”.

Indagando con il giovane Ispettore Riccardo De Luca, la protagonista scopre un antico legame con la sua antenata Donna Diviana che è stata bruciata al rogo come strega.

In un contesto carico di ombre e suggestioni vengono descritte le viuzze strette, le facciate colorate delle case di  Acicastello, il fragore delle onde che si infrangono sugli alti scogli neri, ma anche le strade di  Catania che appena piove vengono “invase da fiumi di acqua e detriti” perché “il comune non si decide mai a ripulire i tombini di scolo, e poi, ogni volta, si contano danni che si potrebbero benissimo evitare”. E i protagonisti commentano rassegnati che è sempre così “nella nostra terra, nulla va per il suo verso  e noi non ci possiamo fare niente… ed è proprio per questo nostro modo di pensare che la nostra terra sprofonda sempre di più”.

In un alternarsi tra passato e presente, tra la Sicilia del 600 e la Sicilia di oggi, si intrecciano la vita di Donna Diviana con quella della sua discendente che, ricostruendo e comprendendo il suo passato,  compie un percorso di conoscenza e di rinascita profonda, percependo le esistenze degli altri oltre quello che appare e oltre le barriere del tempo. E qui il romanzo giallo si trasforma o, per meglio dire, si arricchisce  e diventa narrazione storica con precisi riferimenti a fatti e orrori ben documentati.

Attraverso la lettura di vecchi documenti riscopre le brutalità perpetrate in Sicilia dall’Inquisizione Spagnola contro le donne accusate di stregoneria. Il rapporto tra la protagonista e la sua antenata Donna Diviana, bruciata come strega, diventa un filo conduttore che consente di esplorare temi di eredità e memoria, di mistero e atroce realtà, di insinuazioni e supposizioni,  di violenze e torture descritte in maniera dettagliata nei rapporti ufficiali, inviati a Madrid dall’Inquisitore Cisneros.  Torture, come quelle della corda,  elencate, come se si trattasse di prassi lecite e collaudate, in tutte le loro terribili fasi fino alla atroce morte della presunta eretica.

“Quando una donna, accusata di eresia – si legge nel romanzo – entrava nelle carceri di Palazzo Steri, veniva catapultata in una realtà in cui perdeva la propria identità. L’inquisita diventava un oggetto nelle mani degli Inquisitori, senza più valore o significato”.

La ricostruzione  storica dell’Inquisizione in Sicilia è vissuta da Eliana Vivirito  come un’occasione letteraria per un viaggio nella memoria, intesa come identità, come  radice del nostro presente. Conoscere quelle vicende diventa indispensabile per la costruzione di un futuro consapevole. Il viaggio procede sulle corde di uno scrupoloso esame storiografico delle numerosi fonti a cui si affianca una grande inventiva, in grado di dare voce e spessore psicologico ai personaggi del romanzo e di plasmare situazioni in cui si agitano passioni e dolori, gioie e sofferenze, angosce e sconfitte e in cui i protagonisti, soprattutto Diviana con il suo profondo sentire, si interrogano sul terribile passato e sul  senso profondo della vita  cercando di trovare risposte, anche quando sembra difficilissimo trovarne.

Storia e fantasia si intrecciano  in un nesso inscindibile e attraverso un’abile tecnica narrativa vicende, in apparenza separate, inaspettatamente convergono con sorprendenti colpi di scena.

Suggestive anche le immagini – il respiro del mare, l’acqua del pozzo, la vecchia casa nelle campagne di Acicastello, il quadro dell’antenata  – che sovente  si fanno metafora dei vari aspetti della vita. “Il respiro profondo del mare” è, a pieno titolo, un giallo storico che in tempi di crescente “violenza sulle donne”, fisica, psicologica, sessuale ed economica, familiare e lavorativa, nei confronti di donne libere, appartenenti a tutte le classi sociali, appare di particolare interesse per aiutare tutti noi a riflettere sulle tremende conseguenze di retaggi culturali, di tradizioni radicate, di squilibri affettivi e di genere, nonché di stereotipi  duri a morire.

 

La recensione è scritta da Pina Travagliante ,ordinario di Storia del pensiero economico dell’Università degli Studi di Catania

 

 

 

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