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“La Lupa” di Giovanni Verga: quando il verismo incontra la voce del sax

Il capolavoro di Giovanni verga, “La Lupa”, inserito nel 1880 nella raccolta Vita dei campi, continua a ruggire nel panorama culturale contemporaneo. Questa volta, però, da un’idea di Giada Circonciso, la “Gnà Pina” non rivive solo sulla carta, ma attraverso un’operazione culturale inedita che fonde letteratura ottocentesca e musica contemporanea.

L’anima di questo sposalizio culturale risiede nell’originale monologo scritto in lingua aulica siciliana dal poeta catanese Alessio Patti, che si è ispirato addentro al dramma verghiano de “La Lupa” presentando aspetti inediti del carattere e dei sentimenti del personaggio.

Grazie alla naturale musicalità, questa lingua diventa il ponte prefetto per dialogare con le note, rispettando l’essenza originale del Verga pur offrendo un’originalità espressiva nuova e vibrante.

In questo spettacolo, la parola non è sola. Lo strumento scelto per questo “dialogo proibito” è il sassofono, suonato da Lillo Greco.

Non un semplice sottofondo: il sax non accompagna soltanto; esso interpreta, commenta e risponde alla parola. Nobiltà timbrica: lo strumento riesce a passare con naturalezza dal lirismo più delicato alla tensione più intensa. Potenza comunicativa: l’incontro tra la voce e lo strumento crea un linguaggio artistico  ibrido di straordinaria forza.

Sul palco, l’interpretazione di Giada Circonciso dà corpo e voce ai tormenti e alla passione della “Lupa”. Lo spettatore non è  un semplice osservatore, ma viene coinvolto in un’esperienza che tocca tutti i sensi: L’Udito, attraverso l’intreccio tra declamazione e musica. La Vista, grazie alla presenza scenica magnetica dell’interprete. Il Tatto, attraverso le vibrazioni sonore che si propagano fisicamente nello spazio teatrale.

Il risultato è un’opera che, anziché tradire il testo letterario, ne esalta la forza comunicativa. E’ un modo per offrire al pubblico di oggi dimensioni interpretative, dimostrando che i classici, quando incontrano l’innovazione, possono ancora vibrare di una vita potentissima.

 

 

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Giovanni Vecchio è nato a Santa Venerina, dove risiede, il 23.11. 1946. Dirigente scolastico nei licei in quiescienza, giornalista pubblicista e saggista.E' stato docente a contratto nell'Università di Catania e di Bergamo. E' socio corrispondente dell'Accademia Zelantea di Acireale e past president del Lions Club Acireale. E' presidente onorario dell'associazione “Storia, Cultura e Sviluppo Territoriale” di Santa Venerina. Ha al suo attivo decine di pubblicazioni a carattere storico, filosofico-giuridico, psico-pedagogico, sociologico e letterario, alcune con case editrici a respiro nazionale.
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