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La devastante lezione di Eugène Ionesco al Teatro Stabile di Catania

Dal 2 al 7 dicembre il Teatro Stabile di Catania ha ospitato La lezione di Eugène Ionesco, uno dei testi più emblematici del teatro dell’assurdo, riproposto con freschezza e rigore nella regia di Antonio Calenda. Lo spettacolo, prodotto da Tradizione e Turismo – Centro di Produzione Teatrale – Teatro Sannazaro, Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, Accademia Perduta Romagna Teatri e Fattore K, ha offerto al pubblico catanese un’occasione preziosa per riscoprire una drammaturgia ancora attuale, inquietante, che pone  ardui interrogativi, purtroppo senza risposta.

Un dramma comico, come lo definì lo stesso autore, per il quale Calenda ha scelto una regia azzeccata, asciutta, essenziale, rigorosa che ha messo in primo piano la parola e la sua progressiva deformazione, costruendo un crescendo di tensione, che dall’incipit  comico è scivolato lentamente verso il perturbante.

Il pubblico è stato letteralmente trascinato dentro l’inquietante vicenda, che ha suscitato dapprima sonore risate, poi un leggero progressivo sgomento, fino al drammatico explicit.

La lezione, infatti, si è rivelata una vera lezione sulle modalità relazionali umane nel suo mostrare il fronteggiarsi dell’iracondo e ambiguo professore con la giovane studentessa, bella nella sua iniziale ingenuità, piena di speranze e slanci, progressivamente devastata e violentata fino alla sua finale tragica uccisione. E un sincero plauso va in ciò allo splendido trio di interpreti, che si è rivelato perfettamente calibrato nei ritmi e nei contrasti.

Nando Paone, nei panni del Professore, ha dato profonda vita a un personaggio carico di sfumature: e non era assolutamente facile. Inizialmente dimesso, quasi impacciato, si è trasformato gradualmente in una figura autoritaria, inquietante, terribile. La sua interpretazione è stata davvero un vertiginoso studio sull’abuso di potere, condotto con grande tecnica, dizione impeccabile, precisione espressiva e un’ironia che ben lungi dall’attenuare, ha amplificato la crudezza e la violenza del testo.

Accanto a lui, Daniela Giovanetti ha interpretato un’Allieva ingenua, curiosa, docile: un personaggio che nella sua fragilità ha svelato icasticamente il meccanismo di sopraffazione dilagante e inarrestabile. L’attrice ha colto con grande sensibilità l’anima del drammatico personaggio, trasformando la sua presenza in un segnale d’allarme costante.

Valeria Almerighi, nel ruolo della Cameriera, ha dato voce alla consapevolezza e al monito, costituendo un essenziale contrappunto lucido, gelido, beffardamente ironico al delirio del Professore. La sua figura, spesso relegata a semplice elemento funzionale, ha acquistato, nell’attenta regia di Calenda, una forza scenica autonoma, capace di sottolineare il carattere circolare, quasi rituale, dell’azione in un progressivo non sense.

A condire il tutto le azzeccate scene di Paola Castrignano che hanno creato uno spazio metaforico, chiuso, opprimente, teso ad enfatizzare l’assurdo che vi ha preso gradualmente forma. I costumi di Giulia Barcaroli hanno definire efficacemente le gerarchie tra i personaggi, mentre le luci di Luigi Della Monica hanno fatto il resto:  scandire il progressivo mutamento di toni, passando da una luminosità neutra ad atmosfere più cupe, quasi da incubo.

Bentornato Ionesco al Teatro Stabile. La lezione rimane, a distanza di settant’anni, un testo di disturbante attualità, e questa bella messinscena lo ha confermato con acuta, devastante intelligenza. Tanti, meritati applausi finali hanno siglato uno spettacolo incisivo, ben interpretato e costruito con grande, certosina cura.

Le foto sono di Antonio Parrinello

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Docente liceale, collabora con la pagina culturale del quotidiano La Sicilia e la rivista di informazione scolastica La tecnica della scuola. Recensisce spettacoli di teatro di prosa, musica e lirica per il quotidiano on line Sicilymag.
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