Il magico violino della giovane Jinzhu Li al Teatro Massimo Bellini

Nuovo appuntamento della stagione sinfonica del Teatro Massimo Bellini di Catania, Venerdì 5 dicembre alle 20:30 (Turno A) e sabato 6 dicembre alle 17:30 (Turno B), con il travolgente concerto Violino e virtuosité, una accattivante serata di piacevole musica che ha saputo coniugare energia, eleganza e un virtuosismo mai fine a sé stesso. Sul podio il direttore bulgaro Nayden Todorov, presenza gradevolissima, attuale direttore principale della Sofia Philharmonic Orchestra e molto apprezzato per l’ampio repertorio sinfonico e operistico, mentre il ruolo di solista è stato affidato alla giovane violinista cinese Jinzhu Li, rivelazione della serata per intensità, inattesa maturità interpretativa e brillantezza tecnica.
Il programma si è aperto con il Concerto n. 5 in do minore per violino e orchestra di Alexey Shor, una pagina che, dal suo avvio, si è rivelata di grande presa emotiva. Nel primo movimento, Allegro incalzando, Jinzhu Li ha mostrato un suono sicuro, luminoso e perfettamente modulato, sostenuto da una direzione equilibrata e attenta alla violinista e ai dettagli. Grande infatti è apparso il feeling tra l’interprete e Todorov, che ha garantito un’esecuzione via via sempre più sicura. Nel più lirico Andantino il violino ha assunto poi toni morbidi e quasi narrativi, mentre il finale Allegro ha messo in luce un dialogo serrato tra solista e orchestra, permettendo alla promettente musicista di manifestare tutte le sue pregevoli qualità.
Il virtuosismo si è fatto poi più brillante e teatrale con un classico del repertorio violinistico, l’Introduction et Rondo capriccioso di Camille Saint-Saëns, dove la violinista ha saputo coniugare malinconia e passione. Il Andante malinconico è stato cesellato con un fraseggio elegante, mentre nel Rondo la giovane interprete ha brillato per agilità, controllo e musicalità, conquistando il pubblico con un’esecuzione stilisticamente molto rigorosa, esente da sbavature.
L’entusiasmo in sala ha portato Jinzhu Li a regalare un bis di grande effetto: il 24° Capriccio di Niccolò Paganini, croce e delizia di ogni violinista che si rispetti, affrontato con sorprendente maturità tecnica. La violinista ha alternato funamboliche traiettorie virtuosistiche e passaggi fulminei, mantenendo sempre pulizia e qualità timbrica, regalando una pagina celeberrima e zeppa di diavolerie di trascinante ed entusiasmante fascino sulle quattro corde, strappando infine un’autentica ovazione.
Nella seconda parte la scena è passata interamente all’orchestra con le Four Norwegian Moods di Igor Stravinskij, quattro brevi episodi in cui Todorov ha guidato i professori del Bellini con chiarezza e precisione ritmica. L’Introduzione, dal carattere sospeso e misterioso, ha lasciato spazio alla Canzone più cantabile, fino alla Danza nuziale e al Corteo, in cui l’orchestra si è distinta per vivacità timbrica e la cura degli impasti sonori.
Dulcis in fundo uno dei capolavori del Novecento: la Sinfonia n. 9 op. 70 di Dmitrij Šostakovič. Todorov ha saputo coglierne l’ironia tagliente nei confronti del regime sovietico e il carattere volutamente dissonante rispetto alle monumentali aspettative del genere sinfonico postbellico. L’Allegro iniziale, frizzante e quasi cameristico, ha introdotto a un Moderato ricco di tensione sotterranea. Il Presto, secco e pungente, ha messo in risalto la sezione dei fiati; il Largo ha rivelato una dolente profondità, mentre l’Allegretto conclusivo ha restituito l’umorismo ambiguo e sottile tipico del grande compositore sovietico.
Il pubblico ha infine omaggiato calorosamente tutti gli interpreti, apprezzando una serata costruita con intelligenza musicale, centrata su un ampio excursus dall’eleganza del Romanticismo francese alle suggestioni popolari novecentesche, fino alla inquietante sensibilità neo-tonale della contemporaneità. Non a caso, d’altronde, l’arte di Šostakovič ha inaugurato la stagione lirica della Scala. Un altro tassello significativo, dunque, si aggiunge alla stagione sinfonica del Bellini, che continua a distinguersi per scelte artistiche curate e interpreti di alto livello.