Intervista a Massimo Ghini

Al T. ABC di Catania, fino al 14 dicembre, è in scena M. Ghini con lo spettacolo : “ Il VEDOVO” , che lo vede nella doppia veste di regista e protagonista insieme a G. Ranzi, suo figlio Leonardo, G. Gandini, I. Girotti, D. S. Misasi, T. Rucco e T. Thellung. La pièce teatrale è tratta dal celebre film di D. Risi del 1959 con A. Sordi e F. Valeri che vede il giovane industriale con scarso senso degli affari, Alberto Nardi, sposato alla ricca Elvira Almiraghi, donna d’affari di successo, alla quale il marito si rivolge sempre quando ha bisogno di denaro per risolvere i suoi guai finanziari. Elvira denigra sempre Alberto chiamandolo “il Cretinetti” e pubblicamente gli nega il denaro che invece gli presta dietro anonimato, a condizioni usuraie tramite il commendator Lambertoni, suo intermediario. Alberto, dopo che Elvira è scampata miracolosamente alla morte a causa di un incidente in treno, pianifica di ammazzarla con l’aiuto dei suoi amici, ma come nelle migliori Black Commedy il tutto gli si rivolta contro. Lo spettacolo è stato adattato da E. Coltorti e G. Clementi e prodotto da : Nuova Enfi Teatro, Nuova Artisti Riuniti e il Parioli. Sarà in scena anche al Biondo di Palermo dal 9 all’11 Dicembre. Ho avuto l’onore d’intervistare M. Ghini attore sempre impegnato politicamente e civilmente.
Lei è in scena in veste di regista e protagonista con la pièce teatrale “Il Vedovo”, tratta dal film del 1959 di D. Risi cosa l’ha colpita particolarmente di questo progetto ?
Quello che mi ha colpito di questo progetto è che il film di D. Risi del 59 ha dei contenuti attualissimi. Sin dalla prima conferenza stampa, io ho sempre detto, lasciando basiti i giornalisti che non ci avevano riflettuto, che questo film contiene un proto femminicidio. Non è solo la commedia straordinaria del grande maestro A. Sordi, e sottolineo maestro, perchè non ero d’accordo con N. Moretti quando disse :” voi ve lo meritate A. Sordi”. Io sono ben lieto di meritarmi A. Sordi, di essere cresciuto con lui e di averlo interpretato in una pubblicità diretta da F. Ford Coppola dove facevo lo sceicco bianco. Lui mi incontrò e mi disse : “ ma che ! Me stai a fà l’imitazione”e io gli risposi : “ no maestro, è un omaggio che è ben diverso”.

Io definirei Il Vedovo una black Comnmedy.
Esatto, io sono partito fin dall’inizio facendo questo tipo di ragionamento, però siamo nel 1959, esisteva ancora il delitto d’onore, che poi fu finalmente riconosciuto dall’opinione pubblica, dalla legge , dalla politica, ma all’epoca veniva usato quasi per scaricarlo di quella violenza che invece c’era al suo interno perchè il femminicidio è un delitto d’onore tradotto con parole contemporanee ma sempre delitto è, ed è sempre una schifezza, una vergogna. Non abbiamo affrontato un testo solo per ricercare le battute, le situazioni comiche sordiane e della sublime F. Valeri , che ho avuto il piacere di conoscere e frequentare a Roma e di constatare la sua ironia, la sua intelligenza, la sua preparazione, era una donna meravigliosa; non abbiamo fatto solo una ricerca furba di un testo per far ridere ma io e Galatea, non imitando i nostri maestri ma lavorando nel solco della loro interpretazione dato che questo testo fu scritto specificatamente per loro, portiamo in scena una pièce che è drammaticamente moderna.
Come è stato accolto il progetto nei teatri in cui vi siete già esibiti ?
Non essendo un comico, devo ammettere che questo testo mi faceva un pò paura. Abbiamo debuttato a Rendano di Cosenza uno dei tanti straordinari teatri lirici di cui è piena l’Italia soprattutto quella del sud. Volevo capire la risposta del pubblico calabrese che è meno abituato a vedere affrontati certi argomenti perchè c’è un’ipocresia dei produttori che sono convinti che al sud bisogna per forza farli ridere e basta, il chè non è vero, non dimentichiamoci che il sud da un punto di vista culturale in Italia rischia di aver dato di più del Nord. Flaiano era un uomo del sud, Pirandello, Sciascia di cui ho interpretato il film tratto dall’ultimo suo libro “ una storia semplice” con G. Volontè, E. Fantastichini, R. Tognazzi, M. Dapporto. Fortunatamente tutti i teatri dove siamo stati dalla Calabria, al Piemonte, alla Svizzera, alla lombardia e ora qui in Sicilia, sono stati pieni con un pubblico molto caloroso e devo orgogliosamente dire che il testo , anche un pò con il mio stimolo, è stato capito e accolto bene anche dalla critica.

Se non sbaglio lei ha avuto una grande amicizia con T. Ferro, che la lega alla Sicilia.
Si. Pensa io ero un giovanotto, avevo l’età che oggi ha mio figlio e conobbi T. Ferro e I. Carrara a Milano, grazie a un amico comune. Ricordo che già dalla prima sera che andammo a cena insieme, mi hanno accolto con una familiarità straordinaria, e stiamo parlando di un attore che all’epoca era un divo nel vero senso della parola. Mi affascinava questa –bottega artistica- familiare, la famiglia Carrara , Turi, F. Mari di cui sono stato il testimone di nozze quando ha sposato il mio amico Maurizio De Razza in arte Armando. E quindi penso che questa miniera di cultura e di arte che ha non solo la sicilia ma il sud in generale, dovrebbe essere da ministri e ministeri seguita con un pò più di attenzione.
Tornando al Vedovo- Risi, Monicelli- hanno fatto nascere la commedia all’ italiana..
Il Vedovo è il modo di recuperare quel grande patrimonio culturale che c’è stato in quegli anni proprio con la nascita della commedia all’ italiana dove si ride ma poi alla fine c’è una mazzata, c’è quel riso amaro come anche nel “Sorpasso” di Monicelli perchè la scuola era quella. Gli americani, i francesi, gli inglesi non facevano commedie così, poi qualcuno nel tempo li ha pure riprese, però la scuola è nostra, siamo noi che abbiamo inventato questo genere poi loro ne hanno inventati tanti altri meravigliosi.La commedia all’italiana è un logo che dovrebbe essere messo sotto tutela del Patrimonio Culturale Mondiale.
Oggi qualcuno cerca di imitare questo genere ma non sempre con buoni risultati
Non ne faccio una questione di merito artistico ma di coraggio. La commedia all’italiana conteneva al suo interno il coraggio di arrivare a parlare di storie importanti, non avendo paura, là dove serviva, di essere nello stesso tempo ironici , tragici ed emozionanti . Questo mettere insieme le cose da noi purtroppo da un certo momento in poi non è più avvenuto e io ne sono stato consapevolmente e inconsapevolmente come tanti altri della mia generazione complice. Oggi quella commedia lì non la scrive più nessuno, si scrivono commedie per comici, che sanno fare il loro mestiere, ma che ogni volta il risultato deve essere quello di arrivare alla battuta che deve fare ridere. Flaiano, come atri sceneggiatori del tempo passato, diceva sempre – se dovete scrivere una sceneggiatura prendete l’autobus e ascoltate quello che dice la gente- perchè è da lì che ti arriva l’esperienza per capire certe reazioni umane. Mi è capitato di fare 2-3 film con il mio amico P. Virzì che mi sono rimasti nel cuore ma perchè Paolo è stato uno degli allievi preferiti di Age, Scarpelli, De Bernardi, Benvenuti e quindi la commedia all’italiana se la porta dentro. Poi in realtà c’è tutto questo fiorire di geni che ha riempito il cinema e soprattutto il teatro di una marea di fregnacce, non trovo un’altra aggettivazione che possa definirle, e questo non fa crescere le nuove generazioni perchè tutta questa genia di geni alla fine che fanno?

Un attore come lei ad un certo punto della sua carriera perchè ha scelto di fare i Cine- Panettoni con tutto il rispetto per questi film ?
Per lo stesso motivo per cui R. De Niro ha fatto “ Ti presento i miei”, il Cine-Panettone è niente rispetto a quello, dove c’è una scena alquanto volgare, io non l’ho mai fatta una scena del genere in una commedia, però seccome quella è una commedia americana tutto è giustificato e torniamo al discorso di grande ipocresia. A me di farmi dei nemici non me ne è mai fragato niente, ho diretto il Sindacato Attori Italiani per 12 anni e mi è costato tantissime cose ma non rinnego niente, mio padre era un partigiano ferito a Mauthausen, fare questo in fondo è stata una passeggiata di salute, però il livello di non conoscenza che c’è all’interno del nostro ambiente mi rattrista perchè invece bisogna ragionare. Effettivamente oggi ci sono tutti questi autori che si sforzano di scrivere con scarsi risultati perchè scrivono esclusivamente per arrivare ad ottenere una visibilità.Pensa invece alle riunioni che facevano per scrivere quello che poi è rimasto nella storia del cinema Internazionale.
Oggi a volte si fanno prodotti migliori in TV piuttosto che al cinema, lei ad esempio ha interpretato su Canale 5 Ennio Doris che è un bellissimo personaggio.
Anche in quel caso lì ,io sono stato come in tutta la mia vita attaccato da questa critica dotta e impegnata che pur sapendo che sono stato sempre schierato a sinistra, come si faceva ai tempi dello Stalinismo, appena dici o fai una cosa che secondo loro è contro sei un nemico. Non vanno contro a chi ,quando poi è cambiato il governo si è immediatamente reciclato da qualche altra parte. Io non ho bisogno di reciclarmi e difendo quel prodotto perchè parla di un uomo, che onestamente prima di leggere un libriccino dal titolo : “ C’è ancora domani”, che non c’entra niente col bellissimo film della mia amica P. Cortellesi, non conoscevo, un uomo, fondatore della Banca Mediolanum che ha messo di tasca sua 164 milionidi euro per salvare 11 mila e 400 correntisti. Tutti, compreso me, pensavano si fosse messo insieme con Berlusconi per fare i soldi e invece nel film lo raccontiamo, forse è il contrario. Io non ho mai condiviso le idee politiche del Berlusca ma l’intuito e la capacità di saper trovare le persone gli va riconosciuto e lui ha sempre detto – io mi fido di quello che fa Ennio, perchè lui ci capisce di banche ed è bravo, io non ci capisco niente il mio lavoro è un altro- e seccome da questo punto di vista era intelligente si è fidato di Doris e anche lui ha messo la sua parte di soldi salvando 11 mila e 400 correntisti. E’ chiaro che l’anno dopo molti sono passati a Mediolanum essendo gli unici che non li hanno fatti caricare di un debito.
Se non ricordo male è stato anche accusato dalla RAI di tradimento dato che il prodotto era di Canale 5.
Per fortuna io ho un critico che mi adora che è il pubblico, perchè se fosse per determinate persone starei ora sotto il ponte di Ariccia, vicino Roma, a chiedere l’elemosina. Come hai ricordato tu, la Rai mi ha accusato di averli traditi, ma de chè, non mi hanno più chiamato a me che con Papa Giovanni mantengo e deterrò il record di ascolti della TV per le fiction, quattordici milioni e mezzo di telespettatori e ho detto tutto come diceva Peppino. Canale 5 mi ha offerto questa storia , chiaramente raccontata in modo molto romantico, però vera e molto bella. Prima il progetto è nato al cinema e come tutti i film Italiani siamo usciti 4 gg. Nelle sale cinematografiche e abbiamo incassato 500 mila euro, che oggi è una cifra, gli altri film italiani tranne i Cine- Panettoni, che incassavano 30 milioni di euro, basta che ne incassavano 2 milioni erano ritenuti un successo, poi il film è stato levato perchè avevano dei contratti con le piattaforme e poi è uscito su Canale 5 battendo RAI 1.

Che rapporti ha mantenuto con i Doris?
Da loro non ho ricevuto niente, non faccio il Deputato di Forza Italia, quindi non vedo perchè non debba mantenere con loro un rapporto di amicizia. Sono una famiglia eccezionale, hanno visto il – Vedovo- alla prima del Manzoni di Milano.
Il Sindacato sta facendo concretamente qualcosa per contrastare le manovre governative dei tagli alla cultura?
Ora la SAI (Sindacato Attori Italiani) è stata sostituita da U.N.I.T.A. (Unione Nazionale Interpreti Teatro e Audiovisivi), si stanno dando molto da fare ma il problema è stato creato a monte, noi per anni siamo sempre stati la classe operaia del mondo dello spettacolo, perchè le decisioni erano in mano a registi, produttori, distributori, le reti TV e noi siamo sempre venuti per ultimi perchè non esiste un mercato. L’unico mercato che esiste è quello dei film di Natale, di cui ho fatto parte, dove il produttore metteva i soldi e poi incassava eanche lì tutti addosso. Noi siamo uno dei grandi Paesi produttori di vino e d’invidia, perchè questo era. L’altro giorno a Siracusa, un giornalista mi ha detto che mi ammirava molto perchè ho interpretato Guido Rossa, il sindacalista ucciso a Genova dalle Brigate Rosse. Allora gli ho raccontato perchè ho potuto fare questo film dove non c’era una lira, la CGL aveva pochi soldi e io A. Galiena, e G. Tognazzi abbiamo lavorato a titolo gratuito ci hanno pagato solo le spese,e me lo sono potuto pemettere perchè mi sono messo d’accordo con il produttore dicendogli di lasciarmi 2 settimane per andare a Miami a girare “ Natale a Miami” in modo da incassare i soldi per mantenere la mia numerosa famiglia e poi gratuitamente interpretare G. Rossa. Quindi se uno ci pensa bene G. Rossa l’ha prodotto De Laurentiis fa un pò ridere ma è così.
Lei è già stato col – Vedovo- al Teatro Pirandello di Agrigento dove la Sovrintendente e Direttrice Artistica è la regista Roberta Torre vi siete incontrati ?
Dalla Torre mi è arrivato un segnale interessantissimo, la sovrintendente io penso che debba essere presente alla prima di uno spettacolo e invece non è venuta. Devo dire apertamente che io non mi sono mai interessato più di tanto ai suoi, di spettacoli, lei fa parte di quelle persone che vivono di un riflesso che non si capisce bene e lo so probabilmente farò la figura del peracottaro, come si dice a Roma, però sai io ho debuttato con Strehler, ho lavorato con Lavia, Gassman, con Zeffirelli, con Peppino Patroni Griffi, al cinema con F. Ford Coppola, Sorrentino e chi più ne ha più ne metta e mi sto a preoccupà di te che sei la Sovrintendente di un teatro e non vieni a vedere la prima dello spettacolo e di che stiamo a parlare di Jane Campion, no forse ci dovrebbe far pace anche lei col cervello e lo dico perchè voglio proprio la polemica su questa storia, ci voglio parlare con questa gente.
E col Direttore de Biondo di Palermo Valerio Santoro, in che rapporti è adesso?
Valerio Santoro è l’ex produttore di due miei spettacoli , insieme abbiamo fatto – Quando la moglie è in vacanza- e con lui ho portato per la prima volta in Italia Zeller con – un’ora di tranquillità- che ha girato per tre stagioni facendogli incassare molti quattrini. Ma seccome siamo al momento della verità su tutto, vi dico che lui mi deve ancora dei soldi.Quando andrò a Palermo farò un’intervista precisa dove dirò : “ guardate, voi avete il Direttore Artistico che mi deve ancora dei soldi degli spettacoli che abbiamo fatto insieme”, voglio vedere che cosa mi risponde, finora l’ho perdonato ma ora mi sa che gli scateno una corazzata di avvocati. Viviamo in un Paese dove c’è gente del genere che diventa Sovrintendente e Direttore Artistico di un teatro non ne posso più. E non lo faccio per invidia perchè ho girato 121 film , ho lavorato coi migliori registi alcuni anche di livello mondiale, in Tv continuo ad avere i record di ascolti, di chi dovrei essere invidioso di 4 peracottari che sono ai loro posti evidentemente per spinte politiche. Io le spinte politiche non le ho mai chieste, non le ho ricevute e non le voglio. Quando Santoro mi ridarà i soldi io parlerò bene di lui per ora ribadisco che io l’ho fatto incassare e lui mi ha ripagato così. Ma che valore artistico può avere una persona così se non il valore della raccomandazione. In fondo io continuo ad andare avanti comunque e lui continua a prendere lo stipendio perchè quando fai il Direttore Artistico di un teatro in fondo sei un impiegato. Hanno pure il coraggio di essere boriosi, e allora se io all’età che ho devo esprimere un giudizio, lo esprimo sapendo bene di non potere essere contestato perchè il primo che parla deve venire con le prove, io so quello che dico se dico che mi deve ancora dei soldi ho le fatture in mano certo non parlo a vanvera.

E per finire, ringraziandola per quest’interessante intervista le chiedo, perchè ha ambientato nella pièce il – Vedovo- a Roma anzichè a Milano come il film di Risi ?
Solo perchè l’anno scorso quando abbiamo iniziato lo spettacolo al posto di Galatea Ranzi Elvira l’interpretava Paola Tiziana Cruciani e lei non se la sentiva di fare la milanese, tanto non cambia nulla, nel 59 c’erano gli industrialotti milanesi con la fabrichetta, e i palazzinari romani, tutti imbroglioni alla stessa maniera.