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Mariannina Coffa,poetessa e donna dimenticata

Spesso la storia ha ingiustamente lasciato in ombra donne straordinarie. Donne scomode, defraudate della propria dignità che, oggi, riemergono alla luce attraverso la narrazione della loro vita e della determinazione con cui l’hanno vissuta.

Mariannina Coffa è stata una grande poetessa siciliana di metà 800, però, per lungo tempo, le sue poesie sono state dimenticate e con esse anche lei, nell’ipocrita tentativo di cancellare per sempre l’onta arrecata da questa donna forte e determinata a una società perbenista e benpensante.

L’unica colpa di Mariannina fu quella di voler vivere la propria vita in pienezza come donna e come scrittrice, ma questo suo anelito non le venne mai perdonato, neanche dalla sua famiglia che si rifiutò di comprenderla e di sostenerla.

Mariannina, donna consapevole di se stessa, osò sfidare le regole del tempo con le sue poesie e riuscì, con la sua luce interiore, a illuminare il buio della sua breve esistenza.

Nacque a Noto il 30 settembre del 1841 da donna Celestina Caruso e dall’avvocato liberale e antiborbonico, Salvatore Coffa.

Il nonno materno era un medico, quello paterno un latinista, segretario dell’Accademia dei Trasformati, della quale fece parte anche lei nel 1857 con lo pseudonimo di Ispirata.

In questo ambiente familiare appartenente all’alta borghesia, Mariannina crebbe seguendo le sue inclinazioni.

Sin da bambina amava giocare con le parole e riusciva a comporre delle poesie improvvisate su qualunque tematica.

Il padre la esibiva come un trofeo nelle feste, ma a lei non importava, le interessava solo poter esprimersi con i suoi versi.

Per questo suo precoce talento continuò gli studi presso il collegio Peratoner di Siracusa , sotto  la guida di don Corrado Sbado, anch’egli autore di versi.

Ma il canonico, sin da subito, cominciò a limitare il suo estro, suggerendole solo letture cattoliche e vietandole di leggere autori inadeguati come Byron e Shakespeare.

Ma Mariannina non si lasciò mai condizionare e continuò a leggerli di nascosto.

Nel 1855 a 14 anni, pubblica la sua prima raccolta di versi, Poesie in differenti metri.

A 18 esce la raccolta Nuovi Canti.

Poi, con l’approvazione della famiglia, si fidanzò con il suo maestro di pianoforte, Ascenso Mauceri, un artista e drammaturgo.

Però, l’anno dopo, il padre la costrinse a rompere il fidanzamento e la promise in sposa a un uomo più ricco, il facoltoso proprietario terriero ragusano Giorgio Morana.

Tradita dalla sua stessa famiglia, la sua vita cambiò all’improvviso.

Costretta dalle convenzioni sociali, da brava figlia, obbedì al padre e rinunciò a scappare con Ascenso, così come lui le aveva proposto.

Venne fatta sposare alle cinque del mattino nel Duomo di Siracusa in tutta fretta, alla presenza di pochissimi parenti, per paura che Ascenso potesse presentarsi e, subito dopo, venne condotta nella casa del marito a Ragusa.

Un uomo dal carattere remissivo, succube dell’autorità del padre.

Mariannina venne relegata al ruolo di moglie e di madre, controllata dal suocero e odiata dalle cognate.

Il suocero, rozzo e padre-padrone le impedì di ricevere corrispondenza e le vietò categoricamente di scrivere.

Nella sua ottusa bigotteria, la scrittura rendeva le donne disoneste, era uno strumento di perdizione in grado di mettere in discussione non solo l’ordine ma anche l’onore sociale.

Mariannina non si lasciò sopraffare, nonostante le quattro gravidanze, che debilitarono il suo fragile corpo, e la morte prematura di due figli.

Cominciò a scrivere di nascosto. Di notte, alla luce di una candela, i suoi versi e gli articoli sotto pseudonimo per le riviste nazionali, divennero l’unico modo per continuare a sentirsi viva.

Tentò, invano, di riprendere i contatti con Ascenso e, anche se sola, non smise mai di affrontare il suocero. Nonostante le liti furibonde, intrattenne rapporti epistolari con molti intellettuali siciliani dell’epoca come Mario Rapisardi.

Si interessò agli avvenimenti italiani del Risorgimento, prese posizione contro Roma e il papato che si opponeva all’unificazione e scrisse numerose poesie patriottiche.

A soli 34 anni, la sua salute peggiorò per dei fibromi all’utero che lei, opponendosi alla medicina tradizionale e al parere di tutta la sua famiglia, aveva deciso di curare con l’omeopatia proposta dal medico catanese Giuseppe Migneco.

Stanca di subire le angherie del marito e di una vita da reclusa, lasciò la casa coniugale e tornò a Noto, per poter seguire meglio le terapie mediche di Bonfanti, allievo di Migneco.

Una scelta coraggiosa che le costò l’allontanamento della sua famiglia che, per lo scandalo, la ripudiò e la cacciò di casa, in nome dell’onore familiare.

Mariannina, incurante alle dicerie del paese, che insinuavano che fosse l’amante di Bonfanti, accettò di andare a vivere in casa sua e, con un coraggio inusuale per le donne del tempo, dichiarò apertamente di volere divorzio.

Finalmente libera all’oppressione del marito, riprese a scrivere versi con inusitata foga, attraverso i quali denunciò tutta la sua sofferenza per una vita vissuta nel dolore a causa degli altri.

Mariannina morì sola a Noto probabilmente per un cancro all’utero.

La sua famiglia non andò al suo funerale né pagò le spese.

La città di Noto provvide e dichiarò il lutto cittadino, riconoscendo troppo tardi il suo valore artistico.

Mariannina è stata una donna scomoda, una donna che ha contravvenuto a ogni regola sociale pur di rimanere fedele a se stessa.

Ha lottato contro l’imperante patriarcato di una famiglia in cui gli uomini hanno deciso il suo destino per lei: il padre, il suocero, il marito e anche i medici che tentarono di imporle cure da lei non volute.

Mariannina, nonostante la solitudine, la malattia e le difficoltà economiche, ha impresso con fierezza i suoi pensieri e i suoi sentimenti in versi che, ancora oggi, irradiano energia femminile.

Mariannina Coffa definita la “Capinera di Noto”, di verghiana memoria, per la sua indomita libertà di spirito è “Donna” di ieri e di oggi.

 

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Laureata in Lettere moderne, per alcuni anni ho insegnato, ma la passione per la scrittura ha prevalso e ho collaborato con diverse riviste locali e pubblicato tre romanzi giallo-storici. Il mistero mi affascina e ho collaborato come saggista per il Blog Sicilia Arcana. Sono anche speaker radiofonica su Radio CRT Catania con un programma di pillole di cultura e di storia. Ha pubblicato tre romanzi gialli: “L’Ombra della Verità”, “L’Impercettibile Sussurro del Silenzio”, “Il Respiro profondo del mare”.

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