“Questo, codesto e quello”: Sergio Vespertino incanta Giarre con un Pirandello vivo e ironico

Il 29 novembre il Teatro Garibaldi di Giarre, nell’ambito della rassegna Kallipolis diretta da Alfio Zappalà, ha ospitato con curiosità lo spettacolo Pirandello: questo, codesto e quello, l’ultimo lavoro di Sergio Vespertino in proficua collaborazione con Salvatore Ferlita. Non un’opera di Pirandello, dunque, ma un’opera su Pirandello, su un tema quanto mai caro al grande drammaturgo girgentino: il rapporto tra l’autore e i suoi personaggi. Ed è stata una serata teatrale intensa e godibilissima, in cui l’attore palermitano ha offerto, con grande verve e tecnica, un ritratto brillante, umano e sorprendentemente attuale dell’universo pirandelliano.
Vespertino, infatti, ben lontano dal proporre un’antologia scolastica o il classico “best of” del grande autore, ha saputo cotruire invece un racconto vivo, in cui la parola tragica di Pirandello ( non a caso i personaggi lo accuseranno di non coltivare mai la gioia) si è intrecciata con la sua inconfondibile ironia, i suoi tempi comici perfetti e quella capacità rara di parlare al pubblico, ammiccando continuamente verso la platea. In questa cornice, hanno preso vita alcune figure emblematiche del mondo pirandelliano, che l’attore ha rievocato al suono della magica fisarmonica magistralmente suonata da Virginia Maiorana.
Ecco allora Luigi Pirandello a processo dinanzi alle sue creature più famose. Lo scrivano Ciampa, con il suo ragionare tagliente sul “gioco delle parti” e le sue orecchie metaforiche da tenere “a bada”; e poi Vitangelo Moscarda, per gli amici Gegè, l’uomo degli Uno, nessuno e centomila, che scopre di essere mille identità diverse agli occhi degli altri e che Vespertino ha donato al pubblico con un tratto leggero, quasi comico, senza però mai tradirne la profondità. Non poteva mancare Mattia Pascal, l’“uomo che fu”, morto due volte e poi resuscitao, più e meglio di Lazzaro; sospeso tra libertà e smarrimento, animato da Vespertino che ha saputo svelare tutta la sua modernità.

E tra tutti i personaggi maschili, una gradita sorpresa. L’attore ha dato vita a una delle apparizioni più suggestive dello spettacolo: la vecchia donna truccata, un personaggio tipico dell’umorismo pirandelliano, che si è lamentata con l’autore proprio dell’appellativo di “vecchia”: oggi si direbbe anziana! In lei Vespertino ha evocato con pochi dettagli, tutto il rapporto tra comico e umoristico, tutto il dolore nascosto dietro la maschera che ognuno di noi porta. Pupo io, pupo tu, pupi tutti. Una grande pupazzata la vita dove ognuno recita una parte, quella che la società ci impone.
Attraverso queste incarnazioni, lo spettacolo si è mosso con equilibrio tra comicità e introspezione, tra paradosso e verità quotidiana con un grande ruolo lasciato all’attore, padrone assoluto dello spazio e della parola.
Il pubblico del Garibaldi, che già aveva avuto modo nelle passate stagioni di gustare la presenza scenica di Vespertino, ha partecipato calorosamente, ridendo al momento giusto, ascoltando in silenzio i passaggi più intensi, riconoscendosi nel dolente mondo pirandelliano.
La rassegna Kallipolis si è così confermata molto attenta alla qualità e alla valorizzazione della tradizione teatrale siciliana. Con Pirandello: questo, codesto e quello, Sergio Vespertino non solo ha reso omaggio al genio di Pirandello, ma ci ha ricordato quanto quelle maschere, quei tormenti e quei sorrisi amari continuino a parlarci oggi, con una forza sorprendente. Non a caso Pirandello è uno degli scrittori italiani, pardon siciliani, più famosi al mondo…