Ottant’anni fa nasceva il primo governo di Alcide De Gasperi

Ottant’anni fa, tra la fine di novembre e l’inizio di dicembre 1945, iniziava a prendere forma il primo governo guidato da Alcide De Gasperi, figura centrale per la rinascita politica e morale dell’Italia nel secondo dopoguerra. Questo anniversario ci offre l’occasione di riflettere sul significato profondo di quell’evento storico e sull’eredità lasciata da De Gasperi al nostro Paese.
Il contesto storico
L’Italia, reduce dalle devastazioni della Seconda Guerra Mondiale e dalla caduta del fascismo, si trovava di fronte a una sfida epocale: ricostruire le istituzioni democratiche e rilanciare la coesione sociale.
Era un periodo di grande incertezza, segnato dalla fame, dalla miseria e dalle divisioni politiche. In questo contesto, in seguito alle dimissioni di Ferruccio Parri, rappresentante di spicco del movimento partigiano e scelto dal Partito Liberale per la guida dell’Esecutivo, Alcide De Gasperi ricevette l’incarico di formare il suo primo Governo, che fu l’ultimo del Regno d’Italia, assumendo la responsabilità di condurre il Paese nel percorso di ricostruzione.
Con il supporto di comunisti e socialisti, De Gasperi formò il suo primo Governo, con la partecipazione di tutti i partiti del CLN (Comitato di Liberazione Nazionale), dando avvio a una svolta storica: il potere passò dalle tradizionali élite liberali a una nuova generazione di leader provenienti dai partiti di massa.
Ecco il titolo del giornale “IL TEMPO” dell’11 dicembre 1945: “COME È COSTITUITO IL MINISTERO DE GASPERI”; occhiello: “IL QUARTO GOVERNO DEMOCRATICO”; sommario: “L’ampliamento delle basi ministeriali è stato rinviato – La maggior parte dei Sottosegretari del Gabinetto Parri sono stati riconfermati – La prima riunione del Consiglio dei Ministri”.
Il quotidiano romano così commentava: “Il Luogotenente del Regno ha ricevuto ieri mattina alle 9:30 al Quirinale il prof. Parri e alle 10 Alcide De Gasperi, che gli ha presentato la lista del nuovo Governo. Quindi il Luogotenente Generale ha accolto le dimissioni del Gabinetto presieduto da Parri e ha nominato i seguenti Ministri”.
Durante quel periodo, il Luogotenente Generale del Regno d’Italia era Umberto II di Savoia, principe di Piemonte, nominato il 5 giugno 1944, subito dopo la liberazione di Roma. Divenne re il 9 maggio 1946, succedendo al padre Vittorio Emanuele III dopo la sua abdicazione, ma regnò fino al referendum del 2 giugno 1946 che portò all’istituzione della Repubblica italiana; per questo motivo è ricordato come il “re di maggio”.
Il 10 dicembre 1945, Alcide De Gasperi fu il primo a recarsi al Palazzo Reale (Quirinale) per la cerimonia di giuramento alle 16:40. Fu subito accompagnato nello studio privato del Luogotenente, dove alle 17:00 prestò ufficialmente giuramento e rimase insieme al Principe fino alle 17:10.
Il giorno seguente, l’11 dicembre 1945, i giornali pubblicarono la lista dei Ministri.
Presidenza del Consiglio e Affari Esteri: Alcide De Gasperi (DC); Vicepresidenza e Costituente: Pietro Nenni (PSI); Ministro senza portafoglio con l’incarico del collegamento con la Consulta: Emilio Lussu (Partito d’Azione); Interni: Giuseppe Romita (PSI); Tesoro: Epicarmo Corbino (PLI); Giustizia: Palmiro Togliatti (PCI); Finanze: Mauro Scoccimarro (PCI); Industria e Commercio: Giovanni Gronchi (DC); Ricostruzione: Ugo La Malfa (Pd’A); Guerra: Manlio Brosio (PLI); Marina: Raffaele de Courten (Indipendente); Aeronautica: Mario Cevolotto (Dem. Lavoro); Lavori Pubblici: Leone Cattani (PLI); Poste: Mario Scelba (DC); Trasporti: Riccardo Lombardi (Pd’A); Assistenza Post-Bellica: Luigi Gasparotto (Dem. Lavoro); Pubblica Istruzione: Enrico Molè (Dem. Lavoro); Lavoro: Gaetano Barbareschi (PSI); Agricoltura: Fausto Gullo (PSI).
La figura di Alcide De Gasperi
Trentino, uomo di profonda fede cattolica e convinto europeista, De Gasperi si distinse per la sua integrità morale e la capacità di dialogo tra le varie anime politiche. Il suo stile sobrio e concreto divenne un modello per la classe dirigente italiana.
Le principali riforme del primo governo De Gasperi furono l’avvio della ricostruzione economica, con interventi urgenti per la ripresa agricola e industriale; la preparazione dei processi istituzionali che condurranno al referendum sulla forma istituzionale dello Stato (monarchia o repubblica) nel 1946; la promozione della coesione sociale e della pacificazione nazionale, in una fase segnata da forti contrasti ideologici.
L’eredità di De Gasperi, “padre della Repubblica”
De Gasperi non fu solo un uomo di governo, ma anche uno dei padri fondatori dell’Europa moderna. La sua visione lungimirante contribuì alla nascita della Comunità Europea, anticipando i valori di solidarietà e cooperazione che ancora oggi animano l’Unione Europea. La sua opera rimane una fonte di ispirazione.
Celebrando gli ottant’anni dalla nascita del primo governo De Gasperi, rendiamo dunque omaggio a una stagione di speranza e responsabilità, in cui la politica seppe mettere al centro il bene comune.
In un’epoca di nuove sfide, il suo esempio ci invita a credere nella forza della democrazia e nella capacità di costruire insieme un futuro migliore.
Il 1° luglio 1946, Alcide De Gasperi rassegnò le dimissioni a Enrico De Nicola, che ricopriva il ruolo di Capo provvisorio dello Stato.
Dopo 216 giorni, si concluse il primo Governo De Gasperi, periodo durante il quale l’Italia affrontò le sue prime elezioni a suffragio universale. Le dimissioni non furono accettate e De Gasperi fu incaricato nuovamente di formare il governo.
Il 14 luglio 1946 fu nominato il II Governo De Gasperi, in carica fino al 2 febbraio 1947, il primo Governo della Repubblica Italiana, composto da rappresentanti delle principali forze politiche: Democrazia Cristiana, Partito Comunista Italiano, Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria e Partito Repubblicano Italiano.
Alcide De Gasperi mantenne la presidenza dell’Esecutivo fino al 28 luglio 1953, data in cui fu sfiduciato dal Parlamento, dopo aver ricevuto da Luigi Einaudi, allora Presidente della Repubblica, l’incarico di formare il VII Governo.
Uno dei primi successi internazionali di De Gasperi fu la sua partecipazione alla Conferenza di Pace di Parigi nel 1946. In quell’occasione, egli difese con grande dignità e fermezza gli interessi italiani, pur in una posizione di evidente svantaggio, riuscendo a limitare i danni delle sanzioni e a preservare l’unità territoriale del Paese. Il suo celebre discorso commosse anche i rappresentanti delle altre nazioni e contribuì a migliorare l’immagine dell’Italia agli occhi del mondo.
De Gasperi fu tra i principali sostenitori dell’adesione italiana al Piano Marshall, il programma di aiuti economici varato dagli Stati Uniti per la ricostruzione dell’Europa. Grazie a questa scelta, l’Italia ricevette ingenti risorse che permisero la ripresa economica e l’avvio del cosiddetto “miracolo economico” degli anni Cinquanta. L’adesione al Piano Marshall segnò anche l’inserimento dell’Italia nel blocco occidentale e la sua alleanza con le democrazie liberali.
Un altro successo di rilievo, grazie anche a Carlo Sforza, ministro degli Esteri dal 1947 al 1951, fu l’ingresso dell’Italia nella NATO nel 1949. De Gasperi comprese che la sicurezza nazionale poteva essere garantita solo attraverso una solida alleanza con gli Stati Uniti e gli altri Paesi occidentali. L’adesione alla NATO consolidò la posizione internazionale dell’Italia e garantì una protezione fondamentale in un’epoca segnata dalla Guerra Fredda.
Forse il più grande lascito internazionale di De Gasperi è il suo contributo alla nascita dell’Europa unita. Egli fu uno dei promotori della CECA (Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio) nel 1951, primo nucleo dell’attuale Unione Europea. La visione di De Gasperi, condivisa con altri grandi statisti come Robert Schuman e Konrad Adenauer, era quella di un’Europa pacifica, cooperativa e fondata su valori comuni, dopo secoli di guerre e divisioni.