Trionfale ritorno di Otello al Bellini

“A suscitare la gelosia non è l’amore, ma il diritto di possesso”. Questa frase di Honorè de Balzac può icasticamente riassumere l’anima di uno dei personaggi più intensi del teatro prima shakesperiano, poi verdiano, una storia crudele tratta da una raccolta di novelle di Giambattista Geraldi Cintio. A trentotto anni dall’ultima rappresentazione, fortemente atteso, Otello è tornato sul palcoscenico del Teatro Massimo Bellini di Catania con un debutto (21 no
vembre, repliche fino al 29) che ha assunto il valore di un evento storico. L’opera che, come sappiamo, segna il punto più alto della collaborazione fra Verdi e Boito (ed è ormai lontana da certi stilemi del primo Verdi) – summa della maturità drammaturgica del Maestro, della sua conquista definitiva della parola scenica e del superamento delle forme chiuse – ha riacceso il teatro catanese in una serata intensa, aperta da un momento di autentica commozione.

Prima che lo spettacolo avesse inizio, infatti, il Sovrintendente Giovanni Cultrera e il Sindaco Enrico Trantino hanno ricordato Mario Del Monaco, interprete leggendario del Moro, consegnando una targa al figlio Giancarlo. Un gesto gradito, che ha sancito l’unione indissolubile di memoria, gratitudine e identità teatrale.
Bello l’allestimento presentato che nasce da una produzione dell’Opéra de Monte-Carlo con il contributo dell’Opera nazionale di Tbilisi. La regia, ripresa da Zaza Agladze, si è appoggiata a una visione sostanzialmente tradizionale, ma arricchita da accenti visivi moderni. Le scene di Bruno de Lavenére, dominate da un’ampia struttura fissa con balconata e una scala a chiocciola di forte impatto simbolico, hanno creato un ambiente essenziale, ma fortemente evocativo, mentre le luci di Antonio Alario e il velatino con le proiezioni della tempesta iniziale hanno costruito un immaginario teso e inquieto. I video di Étienne Guiol e Arnaud Pottier – mare in burrasca, onde che si frangono, pavimenti rinascimentali, notti profonde – hanno amplificato dinamicamente lo spazio scenico. Eleganti e misurate, come sempre, le coreografie del bravo Lino Privitera, affidate a danzatori dai movimenti sinuosi e affascinanti.
Su questa suggestiva impalcatura registica la parola è poi passata alla musica. La direzione del maestro Fabrizio Maria Carminati ha guidato la brava orchestra del Bellini con adeguati cura e controllo: tempi equilibrati, precisione negli ingressi, un impasto sonoro potente, ma mai esorbitante.

Il Coro, diretto da Luigi Petrozziello, ha garantito omogeneità agli effetti musicali, mentre il Coro di voci bianche di Alessandra Lussi ha introdotto una grazia quasi pittorica, con il suggestivo accompagnamento di mandolini e chitarra.
Davvero di buon livello il cast dei cantanti. Gregory Kunde, tenore moderno di grande preparazione tecnica , musicale e artistica, eppure poliedrico (non ha infatti esitato di amare follemente la canzone leggera americana) ha dato vita a un Otello di taglio intimista, costruito più sulla fragilità che sull’impeto eroico: un protagonista smarrito, attraversato da dubbi e cedimenti psicologici, con una linea vocale controllata e coerente, approdando a un finale del quarto atto sfumato e tenerissimo.
Franco Vassallo è stato uno Jago lucidissimo, insinuante, mai caricaturale, padrone assoluto del declamato verdiano e capace di rendere il “Credo” un manifesto di corruzione interiore pronunciato con glaciale sicurezza. Incantevole anche la Desdemona di Lana Kos, capace di modulare la sua bella voce, tecnicamente sempre corretta e in grado di dominare adeguatamente la scena. Ottime le prove di Paolo Antognetti (Cassio) e Luca Dall’Amico (Ludovico); efficaci gli interventi di Ivan Tanushi, Francesco Brancaccio e Anna Malavasi.
Lunghi, ripetuti applausi finali hanno sancito il graditissimo ritorno di Otello a Catania, un vero ponte tra memoria e presente, che il pubblico ha percepito in tutta la sua forza, con una inevitabile pensiero rivolto ai drammatici avvenimenti contemporanei. Forse perché, come ben affermò Jung, “il nocciolo della gelosia è la mancanza d’amore”…