La torbida figura di Licio Gelli e lo scandalo della P2

Licio Gelli (1919-2015) è stato uno dei personaggi più ambigui, controversi e oscuri della storia italiana del dopoguerra, protagonista di quello che viene considerato uno degli scandali più gravi della Repubblica italiana: l’affare della Loggia massonica P2. Era nato a Pistoia nel 1919 e da giovane partecipò come volontario fascista alla Guerra civile spagnola, fu anche membro della Repubblica Sociale Italiana durante la Seconda Guerra mondiale, però nello stesso tempo pare che facesse il doppio gioco e che avesse contatti con partigiani e servizi segreti alleati. Nell’immediato dopoguerra divenne un imprenditore e poi negli anni ’60 entrò nella massoneria, riuscendo a scalare in breve tempo le gerarchie degli “incappucciati” fino a diventare Maestro Venerabile della Loggia P2 (Propaganda Due).
La P2 però non era una normale loggia massonica e sotto guida di Gelli, divenne una struttura super segreta e tendente alle deviazioni dalle stesse regole della massoneria.

Licio Gelli con i paramenti della massoneria
Cominciò ad operare nell’ombra e nel torbido con precise finalità politiche eversive tese a coinvolgere tra i suoi membri esponenti delle più alte sfere dello Stato italiano, politici, militari, giornalisti e imprenditori.
L’obiettivo principale era quello di condizionare la vita politica, economica e sociale del Paese
Lo scandalo scoppia nel marzo del 1981, durante un’inchiesta sul falso sequestro del banchiere Michele Sindona, quando la Guardia di Finanza perquisì la villa di Gelli ad Arezzo e gli uffici della fabbrica Giole di Castiglion Fibocchi. Affiorò ed emerse una realtà sconcertante e sconvolgente: vennero ritrovate le liste degli iscritti alla P2, contenenti 963 nomi di persone influenti e di primo piano nella scena nazionale.

Michele Sindona
Negli elenchi del venerabile Gelli figuravano militari di grado elevato: 52 ufficiali dei Carabinieri, 50 dell’Esercito, 37 della Guardia di Finanza, 29 della Marina, 11 dell’Aeronautica, compresi i comandanti di tutte le forze armate e dei servizi segreti.
Tra gli imprenditori spiccava il nome di tra cui Silvio Berlusconi mentre per i giornalisti nomi di grande notorietà come Maurizio Costanzo oltre che direttori di testate nazionali. E ancora magistrati e funzionari di alto livello nonché il banchiere Roberto Calvi, presidente del Banco Ambrosiano.

Il banchiere Roberto Calvi
Inquietante è il documento sequestrato in cui emerse il cosiddetto “Piano di rinascita democratica”, da annoverare come un programma eversivo che prevedeva una profonda trasformazione dello Stato italiano in senso autoritario, in cui si pensava al controllo dei media, la limitazione dei poteri del parlamento e il rafforzamento poderoso del potere esecutivo. Le conseguenze dello scandalo furono tali da provocare le dimissioni del governo di Arnaldo Forlani nell’ottobre 1981 e successivamente il parlamento a seguito del terremoto istituzionale istituì una Commissione d’inchiesta che confermò dopo interventi legislativi che la P2 era un’ associazione segreta con finalità eversiva. Numerosi degli iscritti nei vari settori dell’apparato dello Stato furono colpiti da procedimenti disciplinari e penali.

Licio Gelli (al centro) con Andreotti all’ingurazione della Permaflex di Frosinone
La P2 ebbe ampie connessioni provate sul piano giudiziario con fatti e episodi oscuri venne della storia italiana come tra l’altro il crac del Banco Ambrosiano (1982) e la morte di Roberto Calvi, trovato impiccato sotto il Blackfriars Bridge a Londra. Sin dall’inizio si indagò sulla P2 e Licio Gelli relativamente al caso di Michele Sindona, banchiere arrestato e condannato, che morì avvelenato nel carcere. Molto evidenti i possibili legami con la strategia della tensione e gli attentati degli anni ’70, e si parlò anche di coinvolgimenti mai provati sul piano giuidziario con la morte di Papa Giovanni Paolo I (1978). In tempi più recenti Licio Gelli è stato chiamato in causa come uno dei finanziatori e mandanti della strage alla stazione di Bologna.

L’immagine della strage alla stazione di Bologna
In un primo momento Gelli riuscì a sottrarsi alla giustizia italiana e rifugiarsi in Svizzera nel 1982, dove era stato arrestato. Venne catturato poi in Francia nel 1987 ed estradato in Italia nel 1988. Fu quindi condannato per vari reati, ma molte accuse caddero in prescrizione. E’ morto nel 2015 all’età di 96 anni nella sua villa in Toscana.
Sicuramente sul piano storico lo scandalo della P2 rimane una lacerazione grave della vita pubblica ed è un ferita ancora aperta nella storia della Repubblica italiana, evento in cui i poteri occulti hanno cercato di manipolare e travolgere le istituzioni democratiche. Infatti molti sono ancora gli interrogativi e gli enigmi sul ruolo di questa loggia eversiva e il dibattito storico è alimentato da una vasta e copiosa pubblicistica teorie soprattutto sulle trame perverse che avrebbero condizionato decenni di storia italiana.