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“La tempesta” di Alfredo Arias incanta Catania: il Teatro Stabile inaugura la stagione con Shakespeare

Con La tempesta di William Shakespeare (produzione Teatro Stabile di Catania, Marche Teatro, Tieffe Teatro, TPE Teatro Piemonte Europa  in collaborazione con Estate Teatrale Veronese), il Teatro Stabile di Catania ha inaugurato il 7 novembre la promettente stagione 2025/26, affidandosi alle mani di un regista notoriamente visionario come Alfredo Arias, maestro argentino della scena europea che ha ripreso, dopo quasi quarant’anni, lo spettacolo con cui aveva conquistato il pubblico del Festival di Avignone nel lontano 1986.

Che La tempesta sia il testamento spirituale del Bardo non vi è dubbio. E come tutti i testamenti spirituali necessita di grandi risorse attoriali e registiche. La scelta di inaugurare la stagione con La tempesta non appare dunque casuale: in Prospero — duca spodestato, mago e regista di illusioni — Shakespeare ha condensato meravigliosi temi come la rinuncia, il mistero della creazione artistica  e il perdono. È un’opera che interroga il senso stesso del teatro: la finzione che si dissolve nella verità, la parola che crea mondi, la scena come luogo di purificazione e di riconciliazione.

Ebbene Arias ha tradotto questo complesso universo in un azzeccato teatro della visione e della memoria. Le scene firmate da Giovanni Licheri e Alida Cappellini, i costumi di Daniele Gelsi e le luci di Gaetano La Mela hanno magicamente costruito uno spazio sospeso, dove il reale si scioglie nel simbolo. L’isola di Prospero non è apparsa, e giustamente,  un luogo geografico, ma una inquietante, non a caso labirintica dimensione mentale, un laboratorio di metamorfosi dove ogni personaggio si è specchiato nel proprio doppio.

Il regista argentino, fedele alla sua poetica di contaminazione tra teatro, musica e immagine, mescolando sapientemente  la leggerezza della commedia e la profondità della tragedia, ha  così creato una Tempesta elegante e malinconica, abitata da figure quasi oniriche: Prospero come un artista alla fine della sua carriera, Ariel come la voce dell’ispirazione, Calibano come il corpo dell’istinto, Miranda come la purezza che rinasce. Ma soprattutto  Arias ha riletto La tempesta come pura allegoria della creazione teatrale. Prospero, con i suoi incantesimi, non è che un regista che muove le fila di una messinscena: evoca, comanda, distrugge e infine scioglie la propria magia, come l’artista che si congeda dal pubblico. La tempesta iniziale, che disgrega e ricompone i destini, diventa così l’immagine del teatro stesso: caos e armonia, illusione e rivelazione.

Nel ruolo di Prospero, un Graziano Piazza in perfetta sintonia col personaggio del mago, demiurgo e sovrano dell’isola incantata,  ha offerto un’interpretazione davvero intensa e introspettiva, come nelle più vere intenzioni di Shakespeare: la sciando negli spettatori il senso di un uomo che riflette sulla propria solitudine e sulla necessità del perdono. Accanto a lui, una sorprendente Guia Jelo ha dato anima, corpo e voce a un Ariel ambiguo e affascinante, spirito dell’aria che alterna ironia e tenerezza, mentre Calibano, interpretato da Federico Fiorenza, ha avuto profondo sapore di umano, senza mai scadere nella caricatura. Nient’altro entrambi che le due anime di Prospero, l’incarnazione del bene e del male, delle speranze e delle paure che abitano il protagonista e in cui, nel contempo, ciascuno di noi può riconoscersi.

Hanno completato il cast Fabrizio Indagati, Franco Mirabella, Marcello Montalto, Luigi Nicotra, Lorenzo Parrotto, Alessandro Romano, Rita Fuoco Salonia e Rosaria Salvatico, ognuno voce adeguata ad esaltare la coralità del testo e la dimensione di sogno collettivo dell’opera.

Lunghi applausi finali hanno sancito un successo meritato con cui  il Teatro Stabile di Catania ha aperto la sua stagione all’insegna della grande drammaturgia e dell’arte che interroga sé stessa: appare dunque di buon auspicio un’opera intramontabile e attuale, che invita a un profondo ragionamento sulla drammaticità dell’oggi e sulla feroce disillusione dei nostri tempi. Siamo tutti, in fondo, un po’ Prospero.

 

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Docente liceale, collabora con la pagina culturale del quotidiano La Sicilia e la rivista di informazione scolastica La tecnica della scuola. Recensisce spettacoli di teatro di prosa, musica e lirica per il quotidiano on line Sicilymag.

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