Mahler trionfa al Bellini: una Quinta indimenticabile

Straordinaria intensità e profondità emotiva all’inaugurazione della stagione sinfonica del Teatro Massimo Bellini di Catania, lo scorso 31 ottobre. Protagonista assoluta, e molto gradita dell’affezionato pubblico, la Quinta Sinfonia di Gustav Mahler, monumento sonoro di un musicista intramontabile, che continua a sorprendere e affascinare.
Gustav Mahler, dunque, per questo exordium, un caso a sé stante, molto più di un semplice precursore della musica moderna. Possiamo definirla una delle più affascinanti personalità della musica, e non a caso le sue nove Sinfonie sono colme della sua personalità e come direttore d’orchestra diventò , vivente, una leggenda.
La Quinta Sinfonia, completata nel 1902, segna l’inizio della piena maturità del compositore: possiamo definirla, come ha ben sottolineato Deryck Cooke, compositore e musicologo inglese che ricostruì la Decima sinfonia, “schizofrenica” proprio perché il più tragico e il più giocoso mondo del sentimento sono separati l’uno dall’altro e ricomposti nell’assoluto dominio che Mahler possedeva della costruzione sinfonica. Basti pensare al contrasto tra il primo e il secondo movimento e i successivi, da un’oscura marcia funebre al salto alla brillante tonalità di Re maggiore, che allude alla gioiosa energia della vita.
Sul podio, Marcus Bosch ha offerto una lettura rigorosa, meditata e appassionata della complessa architettura mahleriana. La sua direzione si è distinta per la capacità di coniugare dominio strutturale e profondità emotiva, mantenendo sempre saldo il filo narrativo anche nei passaggi più tumultuosi e stratificati.
In questo percorso espressivo, grande è stata la prova dell’Orchestra del Teatro Massimo Bellini, in splendida forma: compatta, attenta al gesto e all’ampio respiro del direttore, capace di reagire con duttilità ai minimi chiaroscuri dinamici. Notevole la qualità del suono, dagli ottoni dal timbro solenne e controllato, fino agli archi, morbidi e omogenei, altrettanto ottimi i fiati e la sezione percussioni.
Il celebre Adagietto, cuore poetico della sinfonia, porto di pace in Fa maggiore, è stato magicamente interpretato con tempi distesi e una cristallina purezza espressiva e gli archi, compatti e luminosi, hanno regalato un momento di intensa quiete emotiva.
Il Rondò-Finale ha poi trascinato il pubblico con grande energia: una conclusione radiosa, costruita con vivacità ritmica e brillantezza sonora, capace di trasmettere un senso di rinnovata vitalità.
Lungo e caloroso l’applauso del pubblico, che ha riconosciuto la qualità dell’esecuzione e l’interpretazione profonda firmata da Marcus Bosch. Semplicemente un avvio di stagione potente e ispirato, che promette una stagione sinfonica di grande respiro artistico per la compagine catanese. Ad maiora!