Il critico Paolo Battaglia La Terra Borgese, percorre la storia dell’acquerello sino al 9 novembre 1809

Paolo Battaglia La Terra Borgese, tra i più influenti critici d’arte del XX e XXI secolo analizza la radiosa maturità del paesaggio all’acquerello attraverso la storia dell’arte: lo studioso passa per la schiavitù, per l’ipergrafia, e dalla topografia al Canaletto per momenti di profonda verifica
Storico e critico d’arte, scrittore e divulgatore, Paolo Battaglia La Terra Borgese ci conduce nel mondo del paesaggio all’acquerello, tra dinamiche e visione innovativa.
Il noto critico d’arte abbraccia la tecnica dell’acquerello sin dalle sue origini e spiega: sono gli uomini della preistoria i primi a mescolare all’acqua i pigmenti naturali, lo fanno per abbellire le caverne. E sono in seguito gli Egizi a fare altrettanto, ma questi eseguiscono con altri scopi, lo fanno per adornare le pareti dei templi, le sepolture e decorare i papiri.
Ma è dal 3000 a.C. – prosegue – che si sviluppa il primo esempio di pittura murale con la tecnica dell’affresco: acqua e pigmenti sono spesi su intonaco fresco per l’architettura minoica.
E, contemporaneamente, in Cina e Giappone, ci si rende conto quanto fosse ottimale l’acquerello per le rappresentazioni su carta e su seta (tutt’oggi è così: la carta è il supporto preferito per i dipinti ad acquerello).
In Età moderna, il primo acquerellista pittore europeo di grande abilità e importanza è il tedesco Albrecht Dürer, e cento anni dopo un altro tedesco: Peter Paul Rubens. A seguire l’illustratore belga Antoon van Dyck e l’olandese Rembrandt, coetanei, che grazie alla protezione (guerra civile inglese) di Carlo I, giungono in Inghilterra, apportano un mutamento profondo che si verifica alla metà del XVII secolo, quando, la pittura inglese trae, dall’opera di Rubens, e specialmente di van Dyck, un impulso nuovo; ma anche Rubens e van Dyck subiscono durante il loro soggiorno in Inghilterra una certa trasformazione sdolcinata del loro genio originale.
Quel che spicca da tutto questo è che, in questo periodo come nei precedenti, la pittura inglese è dominata dagli stranieri.
Ma a condurre certamente in maniera risolutiva e duratura l’arte dell’acquerello nell’Età moderna sono i pittori inglesi del ‘700, primo fra tutti Paul Sandby (tra l’altro pioniere della nuova tecnica di stampa dell’acquatinta), su cui si sofferma oggi il critico d’arte Paolo Battaglia La Terra Borgese che però ferma un inciso: nella prima metà del secolo XVIII, molti artisti, di cui il più importante fu il Canaletto, hanno, anche se non acquerellisti, un’influenza determinante sulla trasformazione del loro genere in tecnica acquerellista, che, a sua volta è ascendente i primi Impressionisti Paul Cézanne e Vincent Van Gogh e più tardi ancora essa influenzerà i dipinti di Kandinsky e Klee.
Dunque, da quel genere (Canaletto), attraverso il colore diluito dall’acqua, è breve il passo per evocare paesaggi e figurare altro ancora con fare molto contemplativo.
Torniamo a Paul Sandby.
Inizia la carriera artistica documentando la topografia militare. La tradizione critica è stata indotta a vedere in Paul Sandby il padre dell’acquerello moderno; e indubbiamente la sua opera rappresenta il progresso decisivo che, nel XVIII secolo, fa passare la tecnica dell’agrément topografico al valore di autentica arte. Il confronto delle opere di Sandby con quelle dei topografi ci impone di considerare la sua arte come una felice coincidenza della tradizione tecnica con una eccezionale personalità che, senza cessare di appartenere, per tecnica e gusto, alla categoria dei topografi, produce spontaneamente opere piene di fascino.
Nato tra le terre di mezzo dell’Alto Medioevo, a Nottingham nel 1725, si trasferisce a sedici anni a Londra per seguire un corso di disegno, terminato il quale comincia subito ad avere incarichi importanti che gli consentono di visitare molti paesi, di farsi una solida posizione e di stabilire relazioni influenti negli ambienti artistici. È tra i fondatori della Royal Academy, dove ricopre a più riprese funzioni ufficiali, segno dell’accresciuta dignità della tecnica dell’acquerello (al secolo acquarello).
Sandby – insegna Battaglia La Terra Borgese – non si distingue dai suoi comportamenti né per l’estetica né per i gusti, come si potrebbe credere: se ne distingue molto di più per il suo temperamento, dotato di quel senso eccezionale che manca alla maggior parte degli altri e che gli fa ricercare il suo piacere nella fedele riproduzione delle graziose melodie di cui i suoi paesaggi favoriti gli offrono l’ascolto. Sandby non riprodurrà soltanto l’aspetto esteriore di uno spettacolo, ma anche il suo canto.
Niente di misterioso, perché non si tratta mai che di sensazioni¸ ma c’è, nella loro purezza, una finezza, di penetrazione che costituisce l’alto raggiungimento di una visione e di una espressione tanto deliberatamente realistiche della natura. La sua maestria gli fa evitare la banalità delle formule convenzionali, che comunque, tra le sue mani, cessano come per incanto di dare un’espressione di automatismo e di convenzione, per apparire del tutto libere da ogni meccanica rigidità. Senza dubbio – avverte Battaglia La Terra Borgese – bisogna ammettere che vi è, nella tecnica e nella trasformazione dovuta all’abilità tecnica, il segno di una sensibilità che distingue Sandby dalla folla degli artigiani. La sua comunione con la natura è così diretta che egli ne ricava immediatamente il fascino essenziale, organizzando, in un’ingenua combinazione di rapidi colori e di segni minuziosi, la semplice familiarità del paesaggio britannico.
Sandby non è un artista che proietta sulle forme della natura i colori e l’atmosfera dei suoi paesaggi interiori: rimane integralmente realista, pur distinguendosi dai suoi contemporanei topografi per la profondità e la finezza della sua ricettività. I suoi capolavori sono pertanto gli acquerelli ispirati da paesaggi realmente poetici; può essere d’altra parte sufficiente il movimento di un ramo, la disposizione del fogliame, il riflesso del cielo in una finestra, tanto fine e acuta è questa sensibilità dell’artista ai minimi appelli della natura. E a proposito di sensibilità, non si può fare a meno di ricordare – evidenzia Battaglia La Terra Borgese – che Sandby era abbonato alla seconda edizione di Pensieri e sentimenti sul male della schiavitù (1791) di Ottobah Cugoano, un opuscolo contro la schiavitù.
Sandby è un interprete, un ascoltatore, non un creatore. La sua pittura non nasce dal contatto di un temperamento con un paesaggio o dalla storia del loro conflitto o della loro complessa collaborazione. La sua attività è di esecuzione. Ma se è vero che una delle origini della poesia è questa capacità di “ascolto” della natura, Sandby è un maestro, e il suo sentimento della natura impregna di autentica poesia la prosa topografica.
Nell’attività di Sandby, Maurice Lemaitre (pittore lettrista francese noto per il suo uso dell’ipergrafia), distingue tre maniere che permettono di seguire in modo assai preciso le varie direzioni in cui si vennero orientando gli approfondimenti dell’artista. Durante il periodo della prima maniera, dal 1750 al 1760, sembra che il suo temperamento di poeta lo abbia spinto a praticare su alcuni soggetti privilegiati una tecnica in certo modo “sperimentale” il cui successo doveva condizionare l’ulteriore evoluzione. Sono acquerelli di interni che rompono con la produzione dell’epoca per il valore originale del colore nello studio della moltiplicazione degli effetti luminosi.
La seconda maniera, 1760- 1780, è caratterizzata da un periodo di equilibrio tra la tradizione e l’originalità, che, coincidendo con la maturità dell’artista, esprime in tutta la sua purezza il suo “realismo poetico”, il fascino della sua poesia descrittiva. La minuzia e l’esattezza documentarie del particolare non danneggiano l’unità e l’ampiezza dell’effetto ottenuto con il colore che costituisce per l’occhio il valore essenziale.
Dal 1780 al 1809, anno della morte (9 novembre), la terza maniera, in cui il colore non serve più soltanto a illuminare il paesaggio, ma vuole produrre effetti di massa e di potenza. La predominanza della pennellata sul segno si afferma e diventa sempre più libera; ma Sandby imbocca così una via che conduce molto oltre il suo temperamento e, negli ultimi anni, sopravvivendo a se stesso, tenta con poco successo di adattarsi ai gusti della nuova generazione.
Sulla sua tomba – conclude Battaglia La Terra Borgese – è scritto: «Il padre del moderno paesaggio dipinto ad acquarello».