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Perchè (forse ) non scoppierà la guerra mondiale

Papa Francesco è stato il primo a interpretare i conflitti contemporanei, sparsi quà e là per il Globo, come espressione di una Terza Guerra Mondiale “a pezzi.” Un confronto armato e disarmato, vedi cyber attacchi e campagne di disinformazione, tra le massime potenze globali in vari segmenti del globo terracqueo. Idea questa sostenuta da tanti esperti di geopolitica. Purtuttavia volendo concepire in maniera tradizionale la dinamica di un evento bellico di natura “Mondiale” bisogna individuare il sito, o i siti, da cui potrebbe scaturire il potenziale “casus belli” o la tentazione di innescarlo. Quello che ha una fisica continuità con l’Europa “Occidentale”, quella sotto l’ombrello NATO per intenderci, è il conflitto ucraino. La possibilità che la Russia di Putin possa sferrare un attacco in altri stati ad ovest dei suoi confini è ipotetica. Ma la tentazione dovrebbe essere frenata da più di una considerazione. Gli stati potenzialmente oggetto di aggressione, in primis Paesi Baltici ospitanti significative minoranze linguistiche russe, sono ben presidiate da truppe e armamenti NATO. Questi ultimi di alta qualità. Improbabile che truppe solo russe siano in grado di sfondare oltre confine. Troppo impegnativo il fronte ucraino per distogliere da lì truppe più esperte e combattenti essendo  le “armate” di Putin invero impantanate in una situazione di stallo sostanziale. Il costo pagato in termini di perdite di vite umane sembra ingentissimo già adesso e non sappiamo fino a che punto la società russa, seppur conculcata, potrebbe ancora digerirne. Nessun dubbio che  la Russia sia pur sempre una potenza nucleare, ma sganciare un ordigno nucleare, ancorchè tattico,  nei pressi dei suoi confini, sembra fuori da ogni logica al netto di eventuali errori o “raptus emotivi”. Volgendo lo sguardo al Medio Oriente il recente “accordo di pace” sponsorizzato dal Presidente americano sembra, per ora,  aver raffreddato la tensione. Nella guerra di Israele a Gaza e contro l’Iran, le principali, e maggioritarie, potenze musulmane sunnite della regione (vedi Egitto, Turchia e Arabia Saudita)   non hanno mai avuto interesse a scatenare conflitti di larga scala. Sia Hamas ( sunnita) a Gaza che Hezbollah ( sciita) in Libano avevano da tempo commesso l’errore di scegliersi come “protettore” l’Iran. Quest’ultimo di confessione sciita, con popolazione non araba e coltivante ambizioni imperiali ( eredi dell’Impero Persiano). Intollerabile ciò sia per la Turchia, che da tempo sogna di rifarsi essa “impero” ( vedi Neottomanesimo) che per le potenze arabe sunnite della regione. Da qui, pur in un contesto di indignazioni formali,  è stato dato un certo, largo, spazio di manovra ad Israele, e agli Americani, per ridimensionare l’influenza e la potenza iraniana nella regione.  E comunque tra i  focolai ad  alta tensione di recente (auto)alimentati(si), vi è il Mar “Cinese” nella sua appendice settentrionale rappresentata dallo Stretto di Taiwan. Tale disputa non è comunque recente  sotto il profilo cronologico. In tale area, la “frizione” tra Occidente e  Cina affonda le sue radici nella partizione avvenuta nel “Celeste Impero” dopo l’ultimo conflitto mondiale.  Da una parte la continentale e comunista Repubblica Popolare Cinese, dall’altra la insulare  Repubblica di Cina collocata a Taiwan. L’attualità del  rischio bellico in tale regione risiede nell’ascesa della Cina comunista al rango di potenza globale sotto il profilo economico e militare. Meno sotto l’aspetto culturale nonostante la sua  “seducente” storia millenaria. Taiwan potrebbe essere ritenuta una preda “facile” per l’apparato  militare della Cina continentale. E’ vicinissima al continente, appena 130 kilometri la separano dai “fratelli” comun(imperial)isti dove cè più che sufficiente spazio per ammassare numerose truppe. Per converso abbastanza lontana, circa 1000 kilometri dalla regione (Prefettura) di Kagoshima area meridionale della massa arcipelagica principale dell’ ”Impero” Giapponese. Quest’ultimo principale candidato soccorritore, insieme agli Americani, in caso di bisogno. Nonostante la disponibilità di missili nell’armamentario bellico moderno, anche il conflitto in Ucraina dimostra che, nelle “guerre di conquista”, sia il difensore che l’aggressore devono (ri)appropriarsi del territorio con soldati “piedi a terra”. L’unica tra le potenze protagoniste di un eventuale conflitto che potrebbe ammassare considerevoli quantità di truppe in prossimità del teatro di guerra, per l’appunto l’isola di Taiwan, è la Repubblica Popolare Cinese. La forte tentazione dei Cinesi continentali di provare ad  avventurarsi in tale impresa potrebbe, forse/anche, essere distolta dalle conseguenze di una immediata chiusura, ai suoi danni, sia dei mercati occidentali che di quelli dei suoi antagonisti asiatici. Sfortunatamente in geopolitica non tutto si può ricondurre a interessi economici. Anche in tale ambito alberga la eterna disputa tra il sentire e il ragionare. E il conflitto mediorientale sta lì a ricordarcelo.

 

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VITALE Felice Vito è nato a Piedimonte Etneo. Ha conseguito il diploma di Maturità Classica presso il Liceo Michele Amari di Giarre successivamente conseguendo la laurea in Medicina e Chirurgia presso l’Università di Catania. Specializzato in oncologia, in atto lavora presso l’Ospedale San Vincenzo di Taormina avendo avuto precedenti esperienze lavorative e formative presso strutture oncologiche di Pesaro, Palermo e Trapani. Per oltre un decennio è stato revisore ed estensore di Linee Guida dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica ( A.I.O.M.). Inoltre ha collaborato nella stesura di Linee Guida nell’ambito dell’Associazione Italiana di Oncologia Toracica (A.I.O.T.). Ha collaborato alla pubblicazione, su riviste nazionali ed internazionali, di 87 lavori scientifici sia in qualità di primo autore che come coautore. Il Dr Vitale, cultore e ricercatore di storia patria ed antica, ha relazionato in diversi convegni sulle vicende che hanno coinvolto la Sicilia nel Corso della seconda Guerra Mondiale. Nel 2019 ha completato e pubblicato il libro “1943 Cronache di una estate di guerra. I Piedimontesi e le truppe britanniche. Padre Denys Rutledge e i London Irish Rifles”. Tra i suoi ambiti di interesse ed analisi figurano anche le dinamiche socio e geopolitiche dell’area euro-afro-asiatica.
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