La drammatica vicenda di Enzo Tortora, vittima della giustizia “ingiusta”

Enzo Tortora morì nel maggio del 1988 in seguito a una lunga malattia , non molto tempo dopo che la Corte di Cassazione aveva riconosciuto innocenza per le accuse di presunti pentiti che lo fecero arrestare. Un caso clamoroso e vergognoso di cattiva giustizia a cui seguì una battaglia successiva per la responsabilità civile dei magistrati. Nessuno pagò per quell’errore giudiziario che distrusse il noto presentatore televisivo per questo grave fatto di “giustizia ingiusta”. Quel giorno del 18 maggio di trentun anni fa la notizia della sua morte giunse come un macigno, dopo che era stato accusato per anni di essere un “cinico mercante di morte”, uno spacciatore di droga, affiliato niente meno alla camorra di Raffaele Cutolo. Enzo però era una persona pieno di vita che iniziò una dura lotta, per essere assolto e per uscire dall’incubo in cui era caduto. Risuonano le terribili parole del pubblico ministero nel corso della requisitoria del primo processo, che disse testualmente: “Ma lo sapete voi che più si cercavano le prove della sua innocenza, più si trovavano quelle della sua colpevolezza?”. Poi lo stesso P. M. tanti anni dopo, ammise l’errore. In realtà nei confronti di Tortora non c’era nulla.

Enzo Tortora viene arrestato
Si diede credito alle accuse di due falsi pentiti: uno psicopatico, Giovanni Pandico; e Pasquale Barra detto, a ragione, ‘o animale’ che era stato l’assassino del gangster milanese Francis Turatello. Arrivano le deposizioni di una ventina di sedicenti “pentiti” , usciti improvvisamente per raccontare frottole in modo da beneficiare dei vantaggi concessi ai “pentiti”. I riscontri dei giudici invece sono inesistenti e tocca alla difesa di Tortora che demolisce, letteralmente, l’inchiesta della procura napoletana. Alla fine nessuno paga per questa vicenda, né i falsi “pentiti”, e neanche i magistrati della pubblica accusa, che anzi, fanno carriera. Tortora invece resta in carcere per un lungo periodo. Si ritrova a fianco nella sua battaglia il Partito Radicale di Marco Pannella che lo candida alle elezioni e così viene eletto al Parlamento Europeo. Ma Enzo Tortora per grande coerenza si dimette dalla carica per affrontare il processo senza lo scudo dell’immunità. In suo favore si pronunciano Leonardo Sciascia, Piero Angela, Indro Montanelli, Enzo Biagi, Giorgio Bocca, Rossana Rossanda, Vittorio Feltri, Massimo Fini. Tanti, tantissimi invece sono colpevolisti ad oltranza.

Questa pagina buia della magistratura napoletana, ma anche del giornalismo che pensava solo a pubblicare intere pagine di verbali pieni di falsità infamanti, senza controllare, senza verificare neanche le fonti con rigore come esige la stessa deontologia professionale. Questo scandalo giudiziario indusse a promuovere una raccolta di firme che fu portata avanti dai radicali, socialisti, liberali per tre referendum sulla giustizia giusta; tra i tre, uno per la responsabilità del magistrato che commette colpa grave. I referendum vengono poi vinti a furor di popolo e, purtroppo, il Parlamento disattese, come spesso accade ancor oggi, la volontà popolare.