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210 nuovi volti per la Sicilia: non solo assunzioni, ma un futuro da costruire

Non sono solo numeri, quelli presentati in questi giorni nella sede dell’assessorato regionale alla Funzione pubblica. Sono 210 storie, 210 opportunità, 210 persone che possono finalmente dire: “Ho un lavoro stabile”. E in Sicilia, dove la parola “stabilità” spesso suona come una chimera, questo non è poco. Ma c’è di più: per molti di loro, quel contratto firmato in questi giorni davanti al presidente Renato Schifani e all’assessore Andrea Messina potrebbe significare anche la possibilità di mettere su famiglia, di progettare un futuro, di restare – finalmente – nella propria terra senza dover cercare fortuna altrove.

 

Chi sono i nuovi dipendenti regionali?

 

La maggior parte, 161 su 210, arriva dalla progressione della lista dei vincitori dei concorsi per favorire il ricambio generazionale: tutti laureati, tutti categoria D. Tra loro ci sono 109 funzionari amministrativi, quelli che terranno in piedi la macchina burocratica; 22 specialisti informatici e statistici, quelli che dovranno dare un senso ai dati e modernizzare la PA; 15 avvocati, pronti a difendere gli interessi della Regione; e 14 agronomi, chiamati a tutelare un territorio che, tra siccità e dissesto, ha bisogno di mani esperte.

Poi ci sono 29 unità per i Centri per l’impiego: 18 istruttori amministrativi e 11 operatori del mercato del lavoro, quelli che dovranno aiutare altri siciliani a trovare un’occupazione. 12 dipendenti della Protezione civile vengono stabilizzati, mentre 5 centralinisti non vedenti entrano in ruolo per chiamata diretta. Infine,

Lo scorso venerdì hanno sottoscritto il contratto 3 persone appartenenti alle categorie protette: due donne sfregiate dalla violenza e una vittima di mafia. Storie che parlano di resilienza, di una Sicilia che non si arrende.

La cerimonia: tra entusiasmo e responsabilità

 

Schifani non ha usato mezzi termini: “Abbiamo bisogno del vostro entusiasmo e della vostra professionalità per portare avanti il programma di sviluppo che stiamo costruendo da due anni e mezzo”. Parole che pesano, soprattutto per chi quel contratto lo aspettava da anni, magari dopo aver superato concorsi, attese, delusioni.

L’assessore Messina ha aggiunto che si sta già lavorando per “creare nuove opportunità occupazionali nei prossimi mesi”, con l’obiettivo di “rinnovare in maniera significativa e duratura la macchina amministrativa regionale”. Insomma, non si tratta solo di coprire posti vacanti, ma di dare ossigeno a un sistema che ha bisogno di sangue nuovo.

 

Cosa cambia per la Sicilia?

 

Oltre ai numeri, c’è un dato che salta all’occhio: molti di questi nuovi dipendenti sono giovani. E giovani in Sicilia, con un lavoro stabile, possono significare una cosa sola: la possibilità di restare, di investire, di fare famiglia. In un’isola dove l’emigrazione giovanile è una piaga, ogni assunzione è una piccola vittoria contro lo spopolamento.

Certo, 210 posti non bastano a risolvere i problemi occupazionali della regione. Ma sono un segnale. Un segnale che dice: “Qui si può tornare a credere”. E in un momento in cui la Sicilia sta cercando di rilanciarsi, tra fondi europei, turismo in ripresa e progetti di innovazione, ogni segnale conta.

 

E ora?

 

Ora tocca a loro: ai 210 nuovi dipendenti, che dovranno dimostrare che la fiducia riposta non era vana. Ma tocca anche alla Regione, che dovrà garantire loro gli strumenti per lavorare al meglio. E tocca a chi, quel posto, lo sogna ancora: perché se oggi si sono aperte 210 porte, domani potrebbero aprirsene altre.

Secondo le comunicazioni dell’assessore, nel prossimo futuro si apriranno ulteriori procedure concorsuali per numerose altre assunzioni.

Perché in fondo, ogni assunzione è una storia. E ogni storia, in Sicilia, merita di essere narrata.

 

 

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A soli sedici anni ha iniziato il suo percorso nel giornalismo, scrivendo come corrispondente e raccontando la cronaca di Camastra e Naro sul giornale La Sicilia. Spinto dalla passione per l’informazione, qualche anno dopo ha iniziato a collaborare con testate di rilievo come il Giornale di Sicilia, Corriere dello Sport e L’Amico del Popolo di Agrigento, storico settimanale cattolico. Il suo viaggio lo ha poi portato a Milano, dove ha scritto per il Giornale di Milano Sud, dando voce alle storie e ai cambiamenti della zona meridionale della città. Ma le radici lo hanno richiamato in Sicilia, dove per un decennio ha diretto Tribeart, la prima guida dedicata alle arti visive dell’isola, punto di riferimento per artisti e appassionati. Da sempre convinto dell’importanza dell’etica professionale, afferma con decisione: “Il compito di chi fa giornalismo è uno solo: informare il lettore in modo corretto, senza compromessi”.
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