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Ricordo di Valéry Giscard d’Estaing, il presidente  “aristocratico” fedele all’europeismo 

In Francia Valéry Giscard d’Estaing è stato definito  un presidente “modernista” che ha approvato numerose riforme sociali, però la sua fama è stata quella di essere un grande fautore dell’Europa unita. Giscard puntò da sempre per sua ammissione ad una “società liberale avanzata” e il suo grande merito certamente fu di avere preparato il progetto di Costituzione europea di cui era stato uno degli autori però la sua idea fallì con il referendum del 2005 proprio in Francia. Insieme al cancelliere tedesco Helmut Schmidt fece di tutto per superare l’antica ostilità,conflittuali e diffidenza  che aveva sempre contraddistinto le relazioni tra tedeschi e francesi. Non posso disconoscere che i due statisti fecero grandi passi avanti nella costruzione europea. “Ci sentivamo ogni settimana, tra noi non c’è mai stato mai un diverbio, o comunque abbiamo sempre fatto attenzione a esibire eventuali disaccordi perché sapevamo quanto fosse importante l’amicizia franco-tedesca” affermava il presidente della Repubblica francese che ricordava spesso quei tempi d’oro nelle relazioni europee. Nel 1974 venne eletto presidente a 48 anni dopo la morte di Georges Pompidou e fu il più giovane presidente della Repubblica francese. Fece importanti mutamenti e durante i suoi anni passò la depenalizzazione dell’aborto, per merito anche della sua ministra alla salute Simone Veil, che fu in prima linea in questa battaglia. Poi ci fu la riforma della maggiore età a 18 anni e il divorzio consensuale e non solo per “colpa”. Gli anni in cui governò furono anni assai difficili di declino e decadenza in tutta Europa e anche in Francia. Il presidente si mosse con abilità e attenzione in un economia che si muoveva tra recessione e disoccupazione. Una macchia ineliminabile fu la vicenda dei diamanti che gli furono donati dal dittatore imperatore della Repubblica Centroafricana Bokassa, rivelata dal giornale Canard Enchainé. Nel 1981 il socialista François Mitterrand riuscì a sconfiggerlo e per la Francia fu un fatto storico della svolta a sinistra nella Quinta Repubblica. Da qual momento trasferì tutte le sue energie mentali e intellettuali dalla politica nazionale all’impegno europeistico dedicandosi con passione e dedizione  a ritagliarsi un ruolo di primo piano nell’antico continente. Così divenne presidente del Convenzione sul futuro dell’Europa, che venne incaricata di redigere un progetto di Costituzione europea. Un progetto in cui credette fermamente e fu sicuramente lungimirante per costruire un’Europa politica che ancora oggi non esiste. Tuttavia nel 2005 il testo venne respinto proprio dai francesi al referendum. Il taglio umano fu quello di un aristocratico assai colto e brillante, e ancora oggi molti pensano che Emmanuel Macron può essere forse il suo vero erede politico. In realtà c’è tanta somiglianza poiché anche Macron è un presidente giovane, un liberale e riformista, senza avere un grande partito alle spalle. L’attuale presidente si è si presentava come una novità pur provenendo da élite alto borghesi anche Giscard non si riconosceva come padre politico di Macron anche se stimava l’attuale capo dello Stato. Ama essere ricordato come europeista. “Ci sono già tanti libri su di me – disse Giscard – non ho molto da aggiungere. Posso solo dire di essere soddisfatto che l’Europa esista, sia solida e sia ancora ricca di promesse”. Giscard fu uno statista che  scelse di aprirsi al mondo ed è riuscito a modernizzare la vita politica. Insomma si può ben dire che fu Presidente di una Francia in crisi però riuscì ad essere artefice di nuove libertà pubbliche nonché ardente sostenitore del progresso tecnologico.

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Nato a Catania nel 1990. Attualmente ricopre il ruolo di capo di gabinetto dell'assessorato dei beni culturali e dell'identità siciliana. Militante politico e appassionato di giornalismo sin dalla prima giovinezza ha collaborato con il Settimanale I Vespri e con il Secolo d’Italia. Ha ricoperto ruoli di amministratore pubblico nella sua città d’origine, Mascali, come consigliere comunale e assessore. È dottore in Scienze della Difesa e della Sicurezza e in Scienze Politiche. Autore di un saggio su Kelsen e la politica contemporanea "Pensiero forte" edito da Bonfirraro Editore.

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