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Intervista a Filippo Scotti, protagonista della “Città di Pianura” di Francesco Sossai

FILM IN CONCORSO ALL’ORTIGIA FILM FESTIVAL NELLA SEZIONE LUNGOMETRAGGI

Ospite dell’Off17  FILIPPO SCOTTI uno dei protagonisti insieme a Pierpaolo Capovilla , Sergio Romano e Andrea Pennacchi  del film “ LE CITTA’ DI PIANURA” opera seconda di Francesco Sossai,  in concorso nella Sezione “Lungometraggi- Prime e Seconde Italiane”. Il film che vede anche la partecipazione di Roberto Citran nel ruolo del “Cavalier Fadiga”, è un road-movie ambientato nella sterminata pianura Veneta che racconta con guizzi di pungente ironia, la storia di 2 amici cinquantenni scapestrati ma malinconici, Doriano e Carlo Bianchi ,i quali in assenza del loro terzo amico, detto “Genio”, fuggito in Argentina, quasi rapiscono il giovane studente in architettura Giulio, coinvolgendolo, suo malgrado, nel loro vagare da un drink  all’altro,in questo viaggio che è metafora di un viaggio interiore dei protagonisti. Vi propongo l’intervista al Giovane Scotti attore già pluripremiato per  l’interpretazione di  Fabietto Schisa, alter ego di P. Sorrentino in  “ E stata la mano di Dio”, per la quale, nel 2021,  ha vinto alla 78esima Mostra del Cinema Internazionale di Venezia il Premio Marcello Mastroianni, nel 2022  ai Nastri d’Argento il Premio Guglielmo Biraghi e nello stesso anno è stato candidato al David di Donatello come Miglior attore protagonista. Nel 2025 è stato il protagonista del bellissimo film del maestro P. Avati “ L’Orto Americano” per il quale ha avuto la candidatura come Miglior attore protagonista ai Nastri D’Argento, e lo vedremo dal 2 ottobre nelle sale cinematografiche nel ruolo di Giulio, in quest’interessantissimo film di  F. Sossai.

Sei Giulio “ NELLE CITTA’ DI PIANURA” di Sossai, film in Concorso qui all’OFF17, che parla di amicizia con spunti di pungente ironia, pur essendo un film drammatico. Racconta di questi 2 cinquantenni , Doriano e C. Bianchi, scapestrati ma malinconici, che in mancanza del loro terzo amico, “ Genio”, fuggito in Argentina, rapiscono questo giovane studente in architettura, timido e molto metodico, coinvolgendolo nel loro viaggio sopratutto interiore.

E’ interessante sottolineare come questo rapimento avvenga grazie ad una sensibilità, in questo caso di C. Bianchi, nel percepire che quest’alieno, cioè questo campano in terra veneta, che non ha mai posato il suo sguardo sul paesaggio, sull’esterno, quindi oltre l’ambiente universitario, avesse effettivamente bisogno di un supporto, di una spinta, di uno scambio che fosse quanto più vero e sentito da parte sua nei confronti del mondo e anche Doriano e C. Bianchi nello stesso tempo avevano bisogno di uno scambio con una generazione diversa dalla loro, che invece di guardare indietro, guarda avanti e dopo quella giornata passata insieme tra un drink e l’altro tra di loro si crea una vera connessione. Quindi si, effettivamente è un rapimento verso la possibilità di vedere, è un film sul vedere, sul  concetto di paesaggio infatti si chiama “ LE CITTA’ DI PIANURA” ad indicare una terra che è diventata territorio, un qualcosa di privato, non è più un bene comune dove si ci può fermare ed ammirare il paesaggio senza ostruzioni di alcun tipo.

A proposito di ostruzioni, ormai la pianura veneta è inflazionata dal progresso quindi dal cemento, questo film a mio avviso è anche di denuncia perchè sottolinea quest’aspetto della terra che come dici tu ormai è diventata territorio-.

Assolutamente si, è un film di denuncia, alla base della costruzione delle scene c’era sempre un’impossibilità da parte dello spettatore personaggio, cioè di Giulio, nel posare lo sguardo in alto a causa di capannoni enormi in mezzo alle montagne, ci sono domande di denuncia abbastanza forti.Come diceva Francesco Sossai pochi mesi fa, quando l’abbiamo presentato a Cannes nella Sezione UN CERTAIN REGARD, c’è uno spaccato sulla crisi del 2008, ed è strano come nessuno non ne abbia mai fatto un focus, durante la crisi del 2008, io ero bambino, quindi distante da una serie di tematiche e di dinamiche, ma si percepiva anche a casa una difficoltà proprio a livello di collettività , si percepiva anche dai telegiornali che qualcosa era cambiato.Nel film questo si deduce quando Doriano e C. Bianchi perdono questa terza figura che è il loro amico detto “ Genio” e anelano ad andarlo a prendere e ad andarsi a riprendere quello che è stato il proprio passato, ma non c’è mai un’altra volta e non credo ci sia mai un’altra volta anche per loro.Ed è interessante come questa dinamica e questa prospettiva possa essere affrontata con uno spirito completamente diverso, Giulio infatti ci crede che non c’è mai un’altra volta e un pò si lascia cullare da quest’idea anche malinconica e tranchant di quella che è la non soluzione a quest’altra volta che non arriverà, C. Bianchi e Doriano invece l’affrontano con una postura completamente diversa.

Dopo l’incontro con C. Bianchi e Doriano come cambia il modo di vedere il mondo e i sentimenti di Giulio?

Non riesco a rispondere a come vede certe cose. Io posso semplicemente dire che finalmente però le vede, quindi qualsiasi sentimento scaturirà da questa nuova acquisizione di prospettiva sarà sicuramente qualcosa di molto più positivo rispetto a una cecità dalla quale era stato colpito prima.

Giulio rispetto a C. Bianchi e Doriano, è cristallizzato nel suo metodo. Questa cristalizzazione in un metodo che mancanza sta ad indicare?

 

In realtà credo che sia molto semplicemente anche una dinamica geografica, nel senso che se pensiamo anche a molti studenti fuori sede, parlando in generale, sono sicuro che tra i tanti studenti che ci sono in una città distante dalla loro , non tutti riescono naturalmente ad entrare in un gruppo di amici e amiche e questo per Giulio credo possa sicuramente essere una piccola mancanza. Noi lo incontriamo in un gruppo di amici, ma lo incontriamo distaccato da quella leggerezza che abita invece gli altri ragazzi che si stanno effettivamente godendo la serata un pò più di lui che è già proiettato verso un miglioramento personale. E c’è una scena che secondo me lo racconta, quando è fermo in macchina co Carlo B. e Doriano e si accorge di essere vicino alla tomba di Brion quindi esce dalla macchina e cammina e per la prima volta guarda fuori, guarda l’esterno dove c’è questa pianura che si mischia con le case con un’altra pianura, però lo sta facendo sta finalmente guardando e si sta dando la possibilità di creare quest’altra volta oppure creare una possibilità per far sì che nel caso non dovesse esserci un’altra volta non avrà un rimorso per questa cosa.

Sossai nelle note di regia del film ha scritto che il personaggio di Giulio rappresenta una tipologia di uomo umanista che purtroppo andrà a sparire. Sei d’accordo?

Io da una parte rispetto alle tematiche affrontate mi dispiace dire che sono d’accordo perchè questa tipologia di uomo effettivamente sta quasi scomparendo. Sono stato molto contento però di riscontrarla in Francesco Sossai che è una persona che veramente studia, che veramente affronta determinate tematiche con un’approfondimento che lo porta effettivamente a guardare e a fare uno studio su qella che è stata la sua terra ormai diventata territorio che è molto toccante e stimolante. Io mi sono sentito di aver trovato, e lo dico veramente di cuore, un amico, perchè mi sono sentito molto stimolato da Francesco per affrontare questo film  ma soprattutto mi ha scelto in un film che è stato un attraversare determinate tematiche e un attraversare il veneto attraverso determinate tematiche. Quindi in realtà da una parte sono d’accordo, dall’altra credo che ci sia una parte di umanità che stia resistendo e credo che potrà riuscirci anche se con difficoltà, se da parte di tutti ci sarà un gran lavoro, l’approfondimento di uno studio , il posare lo sguardo sul paesaggio con pazienza, credo che tutto questo possa portare al bene.

Tu hai già lavorato con grandi maestri del cinema italiano. Sei stato interprete di “ E’ stata la mano di Dio” di P. Sorrentino, “dell’Orto Americano” del grande P. Avati e delle “Città di pianura” di Sossai che è già considerato un regista di un certo livello artistico. Cosa ti hanno insegnato?

Tutti ti insegnano sempre qualcosa. Sicuramente lavorare con Sorrentino è stata avere la possibilità di affrontare un set molto grande con  una certa leggerezza. Ognuno di loro mi ha dato sicuramente delle cose . Sossai mi ha dato, secondo me, una cosa della quale avevo molto bisogno che è una prospettiva, non che Avati e Sorrentino non l’abbiano fatto, ma credo che certe cose arrivino in un momento in cui puoi capirle e credo che Francesco mi abbia donato questa cosa qua.

Progetti futuri ?

Si, siamo work in progress con molti che sono in cantiere, ora vediamo cosa si concretizzerà.

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Sono Fausta Testaj’ diplomata e abilitata come maestra di scuola dell’infanzia , con conoscenze basi della lingua inglese e della Patente Europea. Sin dall’adolescenza le mie passioni sono state tre : i bambini, infatti mi sono diplomata alla Maria Ausiliatrice e abilitata alla Parini di Catania, il mondo della cultura in generale con particolare attenzione verso il teatro e il cinema, e la scrittura. Crescendo ho deciso di assecondarle queste passioni, andando a insegnare all’ Istituto comprensivo di Certaldo in provincia di Firenze, dal 2001 al 2005, organizzando al Teatro Metropolitan di Catania due spettacoli, nel 2007 “Romana” interpretata dalla cantattrice Tosca meglio conosciuta come Tiziana Tosca Donati per la Regia di Massimo Venturiello,bellissimo omaggio a Gabriella Ferri, e nel 2008 “Delitto Perfetto”, dall’omonimo film di Alfred Hitchcok con la regia di Jeppy Gleijeses e l’interpretazione di Stefano Santospago, Marianella Bargilli, Massimo Cimaglia e Raffaele Pisu. Dal 2016 sono articolista, scrivendo di cinema, teatro e libri, per il SUDONLINE. Oggi la mia professione è gestire case vacanza, cosa che peraltro amo molto fare, ritenendola stimolante e arricchente, come il mondo della cultura.
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