All’Ortigia Film Festival “Paternal Leave”- Il primo lungometraggio di Alissa Jung

All’Off17, fuori concoso, è stato proiettato il primo lungometraggio della regista attrice e sceneggiatrice tedesca Alissa Jung “ Paternal Leave”. Ambientato principalmente nella spiaggia romagnola di Marina Romea, il film è una storia di sentimenti molto intimista. Si racconta di Leo, una ragazzina 15enne che dalla germania si reca verso la riviera romagnola per andare a conoscere Paolo, suo padre biologico.Paolo, che si è nascosto dal mondo andando a vivere in una spiaggia con la nuova compagna e la sorellastra di Leo insegnando surf ai ragazzi., e che forse neanche sa di avere quest’altra figlia. All’inizio fra i 2 non c’è nessuna sincronia, che si acquisisce man mano con la crescita del loro rapporto, sviluppato in un lungo dialogo nell’ambito di un Weekend, fino ad arrivare al culmine verso la fine del film quando i 2 camminano addirittura con lo stesso passo. Nel Lungometraggio predominano 3 lingue l’italiano, il Tedesco e l’Inglese. La regista ha fatto la scelta di non fare doppiare gli attori e ne è venuto fuori un film con molta veridicità e onestà anche grazie alla bravura degli interpreti : Luca Marinelli (Paolo), l’esordiente ma già bravissima Juli Grabenhenrict ( Leo), Arturo Gabriellini ( Edoardo), Joy Falletti Cardillo ( Emilia), e Gaia Rinaldi ( Valeria). Alissa Jung, moglie di Luca Marinelli conosciuto sul set della mini serie “ Maria di Nazaret”, otre ad essere attrice è regista, sceneggiatrice, laureata in medicina e fondatrice dell’ONG “ Pen Paper Peace” che ha l’obiettivo di garantire ai giovani Haitiani l’accesso gratuito a un’istruzione di ottimo livello impegnandosi allo stesso tempo a costruire un ponte tra gli studenti di Haiti e i loro coetanei in Gemania e Italia. Grazie all’ORTIGIA FILM FESTIVAL ho avuto il piacere di scambiare quattro chiacchere con lei.
Sei qui all’OFF17, per presentare il tuo primo lungometraggio da regista e sceneggiatrice “ Paternal Leave”, film che ha una sceneggiatura particolare molto intimista e dove non predomina una sola lingua ma 3, l’Italiano, il Tedesco e l’Inglese. Per questo tipo di sceneggiatura hai avuto difficoltà a trovare una produzione e una distribuzione che credesse a questo progetto?
Si deve dire che effettivamente questa cosa di avere 3 lingue ha reso al film la strada più difficile. Le persone creative quindi anche le Produzioni Tedesca e Italiana erano convinte che fosse la strada giusta. Poi è stato difficile trovare i fondi perchè in Germania volevano che il film fosse in lingua tedesca e in Italia che fosse in lingua italiana. E ‘ stato difficile convincere le persone che questo è un film Europeo quindi non appartenente ad una sola Nazionalità. Ad alcuni fondi non abbiamo potuto accedere proprio per il fattore della lingua però poi altri hanno sposato il progetto e ci hanno supportato, quindi alla fine ci siamo riusciti, il film esiste ,sono contentissima e non voglio lamentarmi perchè già poter fare la mia opera prima è stato un regalo, però la strada per realizzarla è stata abbastanza movimentata.
Il film è ambientato in questa spiaggia in inverno, secondo me quest’ambientazione rispecchia il sentimento di Paolo, il protagonista, come se volesse nascondersi dal mondo. Sei d’accordo?
Si, assolutamente, io avevo un’idea in testa di questo padre, di questa figlia ma non avevo ancora scritto niente. Sono arrivata lì a Marina Romea in inverno per caso e ho visto proprio il personaggio lì, che si chiude, si barrica, che non vuole lasciare entrare troppo le persone nella sua anima, si crea questa duna intorno e ho visto anche il personaggio di Leo, la protagonista, che arriva come il mare a spaccare questa duna per arrivare veramente a lui. I 2 personaggi si rispecchiano molto in questa spiaggia, in questo stabilimento, con questa duna , con questo tempo per lo più nebbioso dove ogni tanto esce il sole e diventa tutto molto bello, questo luogo mi ha aiutata tantissimo a raccontare questa storia.
L’incontro tra Leo, la figlia, e Paolo, il padre biologico, che forse neanche sapeva di avere questa figlia, in fondo è un incontro fra 2 solitudini .
Si, per questo volevo anche un luogo molto solitario, volevo questi 2 personaggi in mezzo al niente, senza una grande città intorno con tante persone. Volevo la concentrazione su Paolo e Leo anche la loro solitudine si rispecchia nel luogo.
Il volere incontrare il padre biologico da parte di Leo, non è un voler prendere coscienza e capire se gli fosse, in tutti questi anni, mancato veramente, o se fosse stato il contesto in cui è vissuta a fargli pesare la sua assenza e quindi fargli venire la voglia di conoscerlo.
Questo sicuramente, lei comunque ha 15 anni e a 15 anni ognuno di noi prova a capire chi è e anche Leo si chide chi è , che cosa le manca, quindi vuole anche conoscere questo padre, vuole capire le sue responsabilità, perchè anche se lei è la protagonista di questa storia non la conosce tutta ne conosce solo una parte. Per lei, sapere, conoscere tutta la storia è fondamentale, vedere tutti e due i genitori per poter chiudere in qualche modo questo capitolo, perchè lei comunque il sogno ce l’ha del padre perfetto che legge le storie che canta le ninna nanna ma se questo a lei serve veramente è una domanda che si pone durante il film se è veramente questo che deve ancora cercare o forse non esiste e forse è anche bene che non esista.
Hai fatto la scelta di non fare mai vedere la madre di Leo ma di farne sentire solo la voce al cellulare perchè?
Perchè non volevo che il pubblico si distraesse troppo a pensare al rapporto tra Leo e la mamma o addirittura al rapporto che avevano Paolo e la mamma, non volevo che diventasse un film su due giovani genitori che si devono lasciare e magari si devono ritrovare, sarebbe stato un altro film con la mamma presente. Volevo che l’attenzione del pubblico fosse tutta sul rapporto tra Paolo e Leo. Con la mamma presente sarebbe stato un film dove ognuno avrebbe voluto capire la storia di loro due quando erano giovani, io invece mi volevo veramente concentrare sul rapporto padere-figlia, quindi la mamma puurtroppo doveva rimanere al telefono anche se è una bravissima attrice.
L’attrice protagonista è Juli Grabenhenrich, tu ti sei rispecchiata in lei dato che anche tu hai iniziato a recitare a 15 anni?
In qualche maniera forse si. Quando l’ho conosciuta avava 14 anni, quando abbiamo girato ne aveva 15 ed era una giovane donna fantastica, con tanto coraggio, tanta onestà e sensibilità che sono 3 caratteristiche fondamentali per gli attori. Non mi sono rivista in lei durante i provini, nel personaggio, prò quando lei stava sul set, io mi sono sentita molto responsabile nei suoi confronti, ho pensato sempre a farla stare bene perchè conoscevo la situazione di stare su un set a quest’età e la sensazione di sentirsi completamente persa, perchè nessuno ti spiega come funziona questo mondo. Ti buttano dentro al set e devi funzionare. Invece io non volevo che lei funzionasse ma volevo che si fidasse, che si sentisse bene, così che veramente potesse esplorare che cosìè la recitazione, perchè purtroppo spesso i giovani attori devono funzionare e funzionare per un attore non è una cosa bella dal funzionare non nasce l’arte.
Nel corso della tua carriera di attrice, essendo laureata in medicina, per tre anni hai deciso di esercitare la professione di pediatra, perchè il cinema ti aveva deluso?
No, ero io che ad un certo punto sentivo che dovevo fare qualcos’altro, sentivo che ero sempre un pò bloccata negli stessi ruoli da attrice, perciò sentivo che dovevo cambiare. Ho finito i miei studi di medicina e ho lavorato come pediatra. E’ stato un periodo molto intenso e bello però ad un certo punto mi sono gurdata nello specchio , come fa Paolo nel film, e mi sono detta :” Alissa in realtà hai voluto sempre fare la regista, o lo fai adesso o non lo fai più”, quindi mi sono licenziata ed è ormai da sei anni che ho iniziato a cercare la mia strada da regista che è stato sempre il mio sogno, finalmente realizzato.
Hai già in mente un soggetto per un secondo film?
Si, ci sto lavorando, diciamo che ho varie pentole sul fuoco, magari una ricetta è ancora da capire, una ricetta è un pò più evoluta, devo capire cosa realizzare, sperando sempre di trovare i fondi.