La dimensione del patriarcato tra modelli culturali e visione giuridica

Negli ultimi tempi si pone in discussione, al centro dell’analisi, l’eventuale rapporto che lega gli efferati delitti contro le donne con la permanenza di logiche patriarcali deputate a favorire atti di disprezzo verso la vita di un essere umano.
Se da una parte, si ritiene che, non v’è dubbio alcuno che la nostra società sia stata per lungo tempo agganciata a modelli che preferivano, quasi fosse una sorta di selezione naturale a priori compiuta, la presenza dell’uomo in ruoli apicali a partire dalla cellula fondamentale che è la famiglia, passando per i corpi intermedi e giungendo fino alle sfere più alte delle istituzioni, dall’altra, per evitare di incorrere in vecchi stereotipi, il quadro complessivo è sostanzialmente mutato e costituisce un radicato fenomeno l’emancipazione della donna. Sì, l’emancipazione che esprime una grandissima conquista e battaglia di civiltà, poiché la crescita di ciascuno migliora la condizione dell’altro in una dinamica di relazione sana e virtuosa.
L’interrogativo che quindi si pone è il seguente: può forse il patriarcato – come si discute in questi giorni – costituire invero la criticità più autentica capace di “spiegare” la realizzazione di tali crimini? La domanda sorge spontanea e si caratterizza per l’interesse che riesce a suscitare, pertanto parlarne vale a significare il tentativo di capire le ragioni sottese a questa gravissima piaga umana, relazionale e sociale.
Ora, che il patriarcato sia il problema alla base di tutto, si presuppone possa rappresentare una visione abbastanza ristretta e quindi inidonea per comprendere le numerosissime dinamiche che ruotano attorno al fenomeno, le quali dipendono da aspetti psicologici legati alla condizioni dei singoli, nonché a rotture riguardanti la capacità di edificare relazioni e quindi di saper comunicare con gli altri e, probabilmente, la presenza di una società in cui tutto è troppo accelerato, perdendo il gusto di vivere le cose semplici riconoscendo centralità ai valori fondamentali.
La complessità del tema, che si declina su molteplici aspetti tra di loro eterogenei, e tutti molti importanti, spinge a considerare come il patriarcato rappresenti uno di questi problemi posti alla base, tuttavia, serve prudenza là dove ciò determini il rischio di acquisire orientamenti corretti, ma soltanto parziali. Al netto delle considerazioni suesposte, è pur vero che, residua in modo importante un retaggio culturale che predilige una sorta di supremazia dell’uomo, infatti ciò stenta ad essere del tutto sradicato nella dimensione individuale e sociale, ma contestualmente, corrisponde anche a verità l’ascesa che le donne hanno realizzato meritatamente nei diversi contesti in cui risultano inserite.
Di conseguenza, essendo distanti dall’affrontare situazioni per le quali risulti possibili concepire evidenze scientifiche, forse, alcune delle criticità in tale ambito, risiedono, nella capacità di sapersi adattare ai mutamenti della società e, pertanto, alla diversa fisionomia che oggigiorno le appartiene a differenza di tempi più risalenti.
Serve dunque la costruzione di un approccio multilivello, che parta dalle famiglie, continui con le scuole, e che coinvolga le Istituzioni nel complesso (da rivalutare sicuramente il peso espresso dai servizi sociali) ciascuno con i propri ruoli e funzioni, magari con un importante rafforzamento di poteri ove questo risulti soprattutto necessario. Diviene così decisivo realizzare un duplice percorso: nell’immediato potendo fronteggiare i casi di crisi attualmente presenti, sollecitando a denunciare e non tacere, e a cui serve garantire massimi livelli di protezione ad opera degli organi preposti; in chiave prospettica, invece, avanzare ogni forma di proposta utile che sul versante culturale e giuridico riesca a scardinare definitivamente la scia di violenza e di sangue che riempie la nostra cronaca.
Mettere su una ipotetica bilancia cosa riveste carattere di priorità tra l’aspetto di matrice culturale e la cornice giuridica esistente non esprime un’attività semplice, tuttavia va sottolineato come sul piano delle norme presenti in materia, vi siano stati importanti passi in avanti verso l’effettiva ricerca della parità tra uomo e donna. Che poi, questo, non sia risultato abbastanza è pacifico, ma, tiene conto dell’evolversi della società e, pertanto, l’ordinamento, deve continuamente recepire le spinte di ordine sociale ed economico che da essa derivano, pur non essendo sempre facile ed immediato.
Proprio a livello normativo va osservato come la nostra Costituzione confermi ancora una volta l’attenzione verso tali dinamiche, facendolo, a partire dall’art. 3 che sancisce il principio di uguaglianza, il quale è correntemente inteso come “supernorma” poiché, su di esso, è completamente permeato l’assetto complessivo del nostro ordinamento. Di conseguenza, i Padri costituenti, non avevano di certo ammesso la possibilità di realizzare qualsivoglia forma di discriminazioni, giacché tra le diverse non accettabili vi è pure quella di genere (c. 1, art. 3 Cost.).
Al di là del citato riferimento costituzionale, il quale riveste funzione decisiva facendo parte dei principi fondamentali, altri interventi normativi sono stati adottati in via ordinaria a conferma di tale orientamento, si pensi ad esempio all’introduzione del concetto di “responsabilità genitoriale” che a seguito della riforma del 2012 supera quello oramai vetusto di potestà, favorendo così, il perseguimento della condizione di parità tra uomo e donna nei confronti dei figli. Ma, ancora, la Corte costituzionale ha sancito, nel 2022, l’illegittimità della norma che prevede l’attribuzione automatica del solo cognome paterno, con la relativa possibilità di inserire entrambi i cognomi al figlio nato.
Ciò che si evince esprime, quindi, la volontà di tendere verso un effettivo superamento delle divergenze di posizione tra uomo e donna, tentando di “agguantare” il valore rappresentato dalla parità di genere e, in tal senso, il legislatore, procede nel solco di questa direzione. Serve insistere, intensificare gli sforzi, delineare una strategia condivisa continuando a riformare l’ordinamento in aderenza a tali finalità, puntando forte, però, in termini di destrutturazione di una cultura deviata che, purtroppo, stenta ad essere debellata una volta per tutte.