Università di Catania: la continuità tradita e la sfida del futuro

All’Università di Catania ci si sarebbe aspettati un gesto semplice ma fondamentale: che il Rettore uscente accompagnasse il nuovo insediamento con il senso delle istituzioni e della continuità che il ruolo richiede. Non si tratta di mera formalità, ma di un momento che nelle consuetudini universitarie ha assunto il valore di un rito: la sera stessa in cui il nuovo Rettore raggiunge il quorum, quello uscente lo attende nel proprio ufficio per stringergli la mano e congratularsi. In quella stretta di mano è racchiusa l’idea di una comunità che si rinnova nel segno della continuità.
E invece, al termine del suo mandato, il Rettore ha scelto una strada diversa: la sera dello spoglio non era in Ateneo, come avrebbe dovuto essere, lasciando mancare quel momento simbolico che sancisce la legittimità e la continuità istituzionale. Non solo: anche nel giorno ufficiale dell’insediamento, quando il direttore generale ha passato formalmente le consegne al Rettore eletto democraticamente, il Rettore uscente ha preferito non essere presente. Al posto di questi atti istituzionali di riconoscimento e di continuità, ha scelto di diffondere un video celebrativo del proprio sessennio, inviato a docenti, studenti e personale.
Un gesto che lascia l’amaro in bocca. Perché l’istituzione universitaria vive di tradizioni, di rispetto dei ruoli, di senso civico e comunitario. La legittimità non è mai solo normativa, ma si fonda anche sul rispetto delle forme: l’insediamento di un nuovo rettore non è soltanto una data sul calendario, ma un rito di passaggio che garantisce la continuità della missione accademica, al di là delle persone.
C’è di più: il compito dei docenti e della comunità accademica, è anche quello di educare al rispetto delle istituzioni democratiche. In queste elezioni, purtroppo, è mancato quel fair play che ha sempre contraddistinto la tradizione secolare dell’Università di Catania. Non si tratta soltanto di bon ton istituzionale, ma di trasmettere agli studenti e alla società un modello di comportamento fondato sulla responsabilità, sulla correttezza e sulla continuità delle regole democratiche.
A questo si aggiunge un ulteriore elemento di preoccupazione: un atteggiamento così autoreferenziale allontana ancora di più la comunità universitaria da una città che, come ha ricordato la nuova pro-rettrice, non si è mai percepita davvero come città universitaria. Il passaggio di consegne avrebbe potuto essere l’occasione per rafforzare quel legame fragile, invece rischia di accentuarne la distanza.
Sorprende, inoltre, il silenzio della stampa locale su questi fatti. Nessuna sottolineatura sull’assenza del Rettore uscente, nessuna riflessione sulla continuità tradita. Al contrario, si è preferito chiedere polemicamente al nuovo Rettore di esprimere una posizione sulla politica internazionale e sul conflitto di Gaza, dimenticando che il suo mandato non è ancora pienamente operativo, che le deleghe non sono state completate e che il senato accademico non si è ancora riunito. Una contraddizione evidente, che rischia di spostare l’attenzione dai doveri più prossimi e fondativi della vita accademica a scenari globali non ancora di sua competenza.
Scegliere di oscurare questo momento a favore di un’autocelebrazione personale non è soltanto una caduta di stile, ma un segnale di debolezza istituzionale. Così facendo, il messaggio che si trasmette è che l’università si riduce a un bilancio di gestione individuale, quando invece dovrebbe essere un bene comune che supera gli incarichi e le stagioni.
Il nuovo Rettore merita di essere accolto con rispetto e con la consapevolezza che l’istituzione è più grande di chi la guida temporaneamente. Ma spetta a lui, da oggi, il compito di ricucire il rapporto con la città, di restituire all’Università la sua centralità nel tessuto civile e culturale di Catania, e di riaffermare che le istituzioni vivono non di personalismi, ma di comunità. Solo così l’Ateneo potrà tornare ad essere, con piena dignità, motore di crescita e punto di riferimento per la società che lo circonda.