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Miss Italia 2025: Agrigento, Capitale della Cultura, priva di una propria ambasciatrice di bellezza

Nell’anno in cui Agrigento si distingue come Capitale Italiana della Cultura, si registra un’assenza che non può passare inosservata: nessuna giovane della città o della provincia è salita sul palco di Miss Italia con un titolo che omaggiasse la ricchezza culturale e paesaggistica locale. La Sicilia ha visto brillare diverse sue rappresentanti – da Miss Parco dell’Etna a Miss Riviera dei Ciclopi, da Miss Isola del Sole a Miss Barocco Siciliano – con una di loro, Viviana Mudò, approdata fino alla finale nazionale. Tuttavia, Agrigento, perno di una storia millenaria, non ha trovato spazio in questa vetrina.
Un’opportunità mancata per raccontare un territorio
Si perde così un’occasione preziosa, non solo per celebrare la bellezza delle sue giovani, ma per far emergere, attraverso un evento mediatico ampiamente seguito, il valore di un territorio che, dall’alto delle sue meraviglie archeologiche, avrebbe potuto catalizzare interesse e orgoglio. Una selezione denominata “Miss Agrigento Capitale della Cultura”, magari ospitata perfino nel suggestivo teatro della Valle dei Templi, avrebbe potuto fungere da palcoscenico naturale per la promozione di un patrimonio unico, con costi infinitesimali rispetto alle iniziative tradizionali spesso più complesse e dispendiose.
Tempio della Concordia con veduta della Valle dei Templi
La lezione di Matera: un connubio vincente fra bellezza e cultura
Non si tratta di una mera suggestione. Matera ha già sperimentato con successo questa formula, lanciando “Miss Matera Capitale della Cultura” e dando così rilievo a una città che si è ben distinta anche nella scelta di Katia Buchicchio, prima Miss Italia lucana nella storia. Questo modello rappresenta un esempio concreto per Agrigento: trasformare una tradizionale kermesse di bellezza in un’autentica celebrazione territoriale, con ricadute positive in termini di visibilità e valorizzazione del patrimonio locale.
Un patrimonio che rimane, nonostante tutto
Non è un anno senza critiche quello di Agrigento: i riflettori si sono accesi spesso su pagine poco lusinghiere, ma il valore intrinseco della città – nei suoi paesaggi, nelle sue vestigia archeologiche, nella forza umana delle sue genti – resta immutato. In questo contesto, amareggia constatare come non si sia colta l’opportunità di sfruttare spazi come Miss Italia per offrire una narrazione diversa, che unisse bellezza estetica a identità culturale e territorio.
Un richiamo all’azione e al coraggio creativo
Come sottolineato con acume dal noto giornalista agrigentino Vincenzo Cavaleri su ”Sicilia On Press”, l’assenza di un titolo dedicato ad Agrigento non è mera casualità, bensì una mancanza che pesa sul bilancio di un anno eccezionale. In un momento in cui la città avrebbe meritato di risplendere sotto molteplici luci, sono rimaste in ombra anche le sue giovani rappresentanti. È un peccato, perché la vera bellezza, quella che nasce dai volti, dalle storie e dai paesaggi di un luogo, non richiede necessariamente imponenti investimenti: solo la volontà coraggiosa di metterla in scena con orgoglio e consapevolezza.
Il tempo per riflettere e migliorare c’è ancora. Chissà che in futuro qualcuno non raccolga questo invito, restituendo ad Agrigento la mitica Akragas del passato un ruolo di primo piano anche sulle passerelle nazionali. Nel frattempo, si resta ad osservare chi, da altre parti, ha saputo cogliere questa sfida. Ma dentro di sé, è legittimo chiedersi: perché non Agrigento?
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A soli sedici anni ha iniziato il suo percorso nel giornalismo, scrivendo come corrispondente e raccontando la cronaca di Camastra e Naro sul giornale La Sicilia. Spinto dalla passione per l’informazione, qualche anno dopo ha iniziato a collaborare con testate di rilievo come il Giornale di Sicilia, Corriere dello Sport e L’Amico del Popolo di Agrigento, storico settimanale cattolico. Il suo viaggio lo ha poi portato a Milano, dove ha scritto per il Giornale di Milano Sud, dando voce alle storie e ai cambiamenti della zona meridionale della città. Ma le radici lo hanno richiamato in Sicilia, dove per un decennio ha diretto Tribeart, la prima guida dedicata alle arti visive dell’isola, punto di riferimento per artisti e appassionati. Da sempre convinto dell’importanza dell’etica professionale, afferma con decisione: “Il compito di chi fa giornalismo è uno solo: informare il lettore in modo corretto, senza compromessi”.

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