Dal pallone al palinsesto:il calcio ridotto a circo televisivo

- 9 Settembre 2025
Enzo Baldacchino
Il calcio ridotto a mero spettacolo televisivo è un triste teatro di mediocrità. Vedere calciatori con numeri che spaziano dall’1 al 99 sulla maglia è diventato uno sfacciato spot pubblicitario, annientando quel senso di appartenenza e identità che un tempo scaldava i cuori dei tifosi.
Peggio ancora, le partite sono ormai uno show continuo, trasmesse a qualsiasi ora e giorno, come fossero semplici episodi di una serie televisiva usa e getta, da consumare distrattamente e dimenticare subito.
Il calcio vero, quello autentico, era un’altra cosa. Era la domenica pomeriggio, quando le squadre schieravano dall’1 all’11 i loro titolari, e tutta l’Italia si fermava, salvo rare eccezioni per gare infrasettimanali europee. Ricordo ancora il racconto del Golden Boy Gianni Rivera, Pallone d’Oro nel 1969 e campione degli anni ’60-70, che affermava come “quella maglia rossonera non era solo un capo d’abbigliamento, ma un amore verso la città di Milano e i propri tifosi che ti portavi appresso in giro per l’Italia”.
Era un rito collettivo, un momento sacro in cui milioni di italiani si appiccicavano davanti alla radio per ascoltare l’epica trasmissione radiofonica Tutto il calcio minuto per minuto, seguendo con ardente suspense ogni azione di gioco, ogni fischio inaugurale echeggiante da un campo all’altro, attraverso le famose voci dei leggendari narratori radiofonici sportivi: Roberto Bortoluzzi, Sandro Ciotti, Carlo Nesta, Mario Ferretti, Nando Martellini, Enrico Ameri, Carlo Vanzini, Italo Moretti, Maurizio Romano, Beppe Viola, Giacomo Santini, Ezio Luzzi, Gianfranco Mazzoni…
Un appuntamento imperdibile, ogni domenica, dopo le 18, con 90° minuto, magistralmente condotto dal signorile Paolo Valenti che, con i collegamenti in diretta, ci faceva vivere l’emozione del calcio minuto per minuto; dal San Paolo di Napoli con Luigi Necco, Gianni Vasino da San Siro, Giorgio Bubba dallo stadio Luigi Ferraris di Genova, dall’Artemio Franchi di Firenze con Marcello Giannini, Tonino Carino da Ascoli…
Un appuntamento imperdibile, ogni domenica, dopo le 18, con 90° minuto, magistralmente condotto dal signorile Paolo Valenti che, con i collegamenti in diretta, ci faceva vivere l’emozione del calcio minuto per minuto; dal San Paolo di Napoli con Luigi Necco, Gianni Vasino da San Siro, Giorgio Bubba dallo stadio Luigi Ferraris di Genova, dall’Artemio Franchi di Firenze con Marcello Giannini, Tonino Carino da Ascoli…Immagini indelebili di un’epoca che non tornerà più.
Oggi, invece, ci troviamo davanti a un campionato dilaniato e svenduto: gli orari delle partite sono diventati il vero padrone, spezzettati per accontentare esigenze televisive, gli stadi spesso desolatamente vuoti, e le maglie con il nome del giocatore ridotte a vetrine di sponsor. La passione è scomparsa, sostituita da un rumore di fondo confuso, fatto di business e frammentazione, senza più alcun legame di comunità.
Era un calcio che dava un senso di appartenenza profondo, lo specchio di un’Italia che ancora credeva nei valori e nella collettività.
Oggi, il calcio non appartiene più alla gente, ma ai palinsesti televisivi e agli sponsor. Curiosamente, questo declino riflette alla perfezione quello che sta accadendo nel Belpaese: così come nello sport, anche nella politica e nella vita pubblica l’Italia sembra aver barattato la propria identità in cambio di interessi economici e opportunismi stranieri. Cambiano i tempi, certo, ma non sempre in meglio. Questa è l’amara fotografia di un’epoca ormai lontana e purtroppo perduta.
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