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Pirandello e la poesia “Settembre”: la nostalgia, la perdita e la speranza 

Settembre è un mese che segna il passaggio, il cambiamento, la fine e l’inizio. Come se l’impero del sole fosse ormai alla decadenza, settembre arriva e porta con sé ansie e timori misti al sapore dolceamaro dell’estate che svanisce. Il ricordo delle giornate radiose che ci hanno avvolti e scaldati e che ora sono svanite, è ancora vivido, e il tepore della luce si dirada come in una fuga improvvisa.
 I versi di Pirandello si fanno metafora della vita umana, dei frangenti grigi o tetri che segnano il cammino umano, ma che, come stagioni, si alternano, lasciando la speranza del ritorno dei momenti felici.
Settembre fu pubblicata nel Fascicolo 928 della Nuova Antologia del 16 agosto 1910, dove sono presenti altre poesie di Luigi Pirandello. Una rivista prestigiosa, un periodico trimestrale di lettere, scienze e arti fondato nel gennaio 1866 a Firenze. Su quelle pagine era stato pubblicato a puntate, tra l’aprile e il giugno 1904, il romanzo “Il fu Mattia Pascal”, stampato sei anni dopo per i Fratelli Treves. La poesia, musicale come una filastrocca, si struttura su una sovrabbondanza di rime baciate, impiega alcuni diminutivi e sillabe dolci che alleggeriscono i versi e conferiscono senso di musicalità, quasi da ninna nanna. Se l’impianto pare giocoso, la poesia, però, stimola alla riflessione.
Il testo
Le speranze se ne vanno
come rondini a fin d ’anno:
torneranno?
Nel mio cor vedovi e fidi
stanno ancora appesi i nidi
che di gridi
già sonaron brevi e gai:
vaghe rondini, se mai
con i rai
del mio Sole tornerete,
le casucce vostre liete
troverete.
 
Settembre è un mese ambivalente: le rondini che migrano a fine estate diventano simbolo delle speranze che, periodicamente, si allontanano dalla nostra vita, lasciando un senso di vuoto e malinconia ( l’avverbio “già” indica un tempo che fu, una gioia passata e consumata). Ma il cuore contrito resta fedele e pronto ad accogliere di nuovo “i rai” della luce.
Pirandello riesce a condensare una riflessione esistenziale in immagini semplici, quotidiane.
Le rondini sono simbolo universale di rinascita e ciclicità, rappresentano i corsi e ricorsi storici di Giambattista Vico, i voli della speranzaCome gli uccelli migratori, infatti, anche i momenti felici possono migrare altrove, ma nessuna assenza è definitiva: prima o poi le rondini torneranno. L’incipit della lirica e quindi del mese di settembre si annuncia con un abbandono che instilla nel cuore una malinconia dolorosa. Tutto principia con un vorticoso volo di rondini che lascia una domanda sospesa: “torneranno?” Non c’è risposta e il dubbio rimane. Gli uccelli in volo diventano astratti, si dissolvono nell’etere e sembrano spegnere l’ ottimismo.
Poi la macchina da presa, mantenendo l’orchestrazione vivace della rima, si sposta sull’immagine pascoliana dei nidi vuoti e “vedovi” , desolatamente appesi sul tetto della casa. Non sembra potersi più udire il garrire delle rondini e dei “rondinini”.
Attraverso la metafora della partenza delle rondini, Pirandello evidenzia il senso di preparazione alla morte che il mese di settembre porta con sé.
Dopo la fulgida estate tutto si dispone a sfiorire, a spegnersi lentamente per far spazio all’autunno. Le rondini che se ne vanno con l’ultimo sole lasciano l’autore a confrontarsi con il silenzio dei nidi vuoti. Però, nei versi successivi, si ribalta la negatività del primi versi. Il poeta si rivolge direttamente alle rondini con un’allocuzione in cui dice loro che se torneranno troveranno le loro “casucce liete”. Dunque non c’è morte, e i nidi non sono vuote carcasse!
Il cuore umano ha radici e rami saldi come una quercia e fondamenta stabili come una casa che sa custodire anche nidi vuoti. È simbolo della memoria, dei sentimenti che non muoiono. La permanenza dei nidi indica che il dolore non cancella ciò che è stato amato e attende nuovi ritorni.
Il sole diventa paradigma dell’energia vitale che è in noi e che, anche quando pare sopita, dobbiamo sempre alimentare. 
I momenti di luce possono allontanarsi, diradarsi, ma il cuore resta custode di speranza, pronto ad attendere e ad accogliere il ritorno della gioia, di una nuova e bella “estate” interiore. 
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Nata a Catania nel lontano 19..(il tempo è solo uno stato d’animo!), dopo aver conseguito la maturità classica si iscrive presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Ateneo di Catania. Si laurea in Lettere classiche con votazione di 110/110 “cum laude” e si immerge nel mondo del lavoro. Dopo aver vinto il Concorso a cattedra nel 2001 inizia ad insegnare presso i Licei. Partecipa a diversi convegni come corsista e come relatrice, cercando di tenersi costantemente aggiornata. Si occupa di temi e problemi della sfera umanistica, collaborando con diverse riviste. Appassionata di libri, ama dipingere, recarsi a teatro, ascoltare musica e suonare il pianoforte. Ama viaggiare, e la sua valigia è sempre pronta!

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