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Aiutare la resistenza palestinese?

L’Italia, al pari degli altri Stati dell’UE e della stessa Unione in quanto tale, si è precipitata a sostenere militarmente ed economicamente l’Ucraina illegalmente attaccata e invasa dalla Federazione Russa.

Dopo il criminale attacco di Hamas del 7 ottobre 2023, l’Europa tutta si è schierata al fianco di Israele. Poi, com’era prevedibile e previsto, Israele ha inziato a maciullare Gaza e i suoi abitanti in quello che, se non suonasse blasfemo, potremmo definire un “travolgente crescendo rossiniano”.

Recentemente, qualche Stato Europeo ha iniziato a parlare di genocidio, riconoscimento dello Stato di Palestina, ecc. Nessuno si è, però, spinto a prospettare un aiuto alla resistenza palestinese, che a Gaza è attuata da Hamas. In propostito, la logica impone tre domande.

1.I palestinesi hanno diritto di resistere a Israele? A mio avviso, certamente sì. I popoli occupati hanno diritto di opporsi, anche con le armi, allo Stato che nega loro l’autodeterminazione, (per tutte, risoluzioni dell’Assemblea Generale ONU 2621/1970; A/RES/38/17; A/RES/37/43). Inoltre, le guerre di liberazione nazionale sono assimilate ai conflitti internazionali e tutti devono rispettare il diritto umanitario (che a Gaza sia in corso una guerra lo dichiara lo stesso Netanyahu1). Dunque, i militari israeliani costituiscono bersagli legittimi. Al contrario, nessuno ha diritto di commettere criimini di guerra, soprattutto aggredendo e uccidendo civili.

2.L’Occidente ha mai sostenuto in precedenza la resistenza palestinese? Se si va indietro nel tempo, si scopre come negli anni ’70 e ’80 del ’900 molti paesi europei abbiano concluso accordi, più o meno espliciti, con le organizzazioni palestinesi (principalmente, l’OLP di Arafat ma non solo) consentendo a queste di muoversi liberamente e ricevere armi, ottenendo in cambio l’esenzione da attacchi terroristici sui propri territori. Anche l’Italia fece qualcosa di simile, con il famoso “lodo Moro”2. Un sostegno, quindi (o forse una politica di rapporti), volto a ottenere un vantaggio in termini di sicurezza.

3.Perché nessuno ha mai pensato di aiutare, magari anche militarmente, i resistenti palestinesi come si è fatto con l’Ucraina? Anzitutto, il nostro maggior alleato, gli USA, che noi non vogliamo assolutamente contrariare, ci ha incoraggiato a sostenere l’Ucraina ma non vedrebbe certo con favore un sostegno ad Hamas, o chi per lui, dato che Israele è da sempre il suo avamposto in Medio Oriente.

Inoltre, non bisogna sottovalutare l’influenza dei gruppi di pressione creati da Israele un po’ dappertutto e attivi anche in Europa, nell’UE  e in Italia. Come l’American Jewish Committee (AJC), che ha un ufficio europeo chiamato Transatlantic Institute, dotato di notevoli possibilità finanziarie, e sul cui sito si legge che “la missione dell’AJC è migliorare il benessere del popolo ebraico e di Israele e promuovere i diritti umani e i valori democratici negli Stati Uniti, in Europa e nel mondo”3.  Pare che a questo istituto aderiscano circa 150 parlamentari, numerosi dei quali italiani, denominati Transatlantic Friends of Israel. Nulla di illegale, sia chiaro. Il dichiarato intento è quello di appoggiare la politica di Israele in Europa e in Italia (l’elenco dei politici italiani amici di Israele è visibile aprendo il link in calce)4.

Infine, c’è la considerazione, non trascurabile, che Hamas si è reso responsabile di gravissimi crimini di guerra e contro l’umanità nell’attacco del 7 ottobre, per cui ripugna aiutare una siffatta organizzazione, anche se qualcosa di simile è stato fatto in passato con altri attori che pure praticavano il terrorismo. Ma allora, l’etica cedette il passo alla realpolitik (vuoi mettere la “nostra sicurezza”?) ora, invece, non essendo in gioco la nostra sicurezza, la prima può prevalere.

Ma siamo sicuri che sia proprio così? Massimo D’Alema, politico criticabilissimo per varie ragioni (prima fra tutte l’appoggio logistico ai bombardamenti contro la Serbia), ma indubbiamente capace di analisi non banali ha recentemente fatto notare che l’assoluta mancanza di reazioni serie e concrete al genocidio palestinese rischia di alimentare un clima di odio profondo anche contro l’inerte Occidente, che negli anni a venire potrebbe tradursi in una vampata di attacchi terroristici sui nostri territori5. La convenienza di allora potrebbe essere anche quella di oggi? Certo, allora gli attacchi terroristici erano un pericolo immanente, mentre ora appaiono una mera ipotesi, cui non si possono sacrificare i nostri sacri valori di civiltà, i valori europei! Quei valori per i quali aiutiamo gli Ucraini a combattere e morire e ci opponiamo a qualsiasi ipotesi di negoziato. Nella mia ingenuità, mi chiedo tuttavia se i nostri valori non contemplino anche l’opporsi in tutti i modi possibili a un genocidio. E, infatti, noi ci opponiamo fermamente…a parole!

Si dibatte aspramente se si possa usare il termine genocidio, però, praticamente tutti, compresi moltissimi ebrei israeliani e non, concordano che Israele abbia commesso e stia commettendo gravissimi crimini di guerra. Ciò nonostante, l’Italia continua a commerciare (import/export) sotto la voce “armi e munizioni” con Israele, pur con tutte le smentite e i distinguo del Governo6.

Riassumendo: niente aiuti, di qualsiasi tipo, ad Hamas, perché commette crimini di guerra; ferma condanna a parole di Israele; prosecuzione del commercio anche in armi con Israele.

I soliti maliziosi potrebbero pensare che, fra le due parti entrambe criminali, abbiamo scelto di sostenere in qualche modo (o se preferite di non abbandonare), non quella legittimamente resistente, ma quella illegittimamente occupante, guidata da alcuni ricercati dalla giustizia internazionale e responsabile della morte di oltre 60.000 persone (ma ci sono studi che stimano il dato esatto tra 63.00 e 86.0007).

Continuando solo con le “ferme condanne a parole” stiamo seppellendo definitivamente i “nostri valori” insieme con le nostre anime e, per giunta, temo che il rischio che abbia ragione D’Alema diventi sempre più concreto.

 

Riferimenti nel testo dell’articolo:

1)https://www.youtube.com/watch?v=aJBETllijOM

2)https://www.valigiablu.it/lodo-moro-terrorismo-palestinese/

3)https://transatlanticinstitute.org/about-us

4)https://clarissa.it/wp/2025/07/27/il-potere-di-israele/

5)https://www.radioradicale.it/scheda/766696/incontri-di-villa-mussio-2025-on-massimo-dalema-i-temi-caldi-della-politica (dal minuto 18 al minuto 20:45)

6)https://lavialibera.it/it-schede-2309 chi_fornisce_armi_a_israele_nel_gruppo_c_e_anche_l_italia

7)https://www.rsi.ch/info/mondo/Morti-a-Gaza-uno-studio-sostiene-che-siano-ancora-di-pi%C3%B9–2950916.html

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Maurizio Salustro ha maturato 41 anni di esperienza nel settore legale, compresi 31 anni con la magistratura italiana, spaziando dalle funzioni giudicanti a quelle requirenti. Ha presieduto la Prima Sezione Penale del Tribunale di Catanzaro. Ha svolto un’intensa attività internazionale sia con funzioni esecutive (in Kosovo come Giudice con la Missione ONU - UNMIK e, poi, come Pubblico Ministero per i crimini di guerra con la Missione dell’UE – EULEX; in Guatemala come Capo delle Indagini con la CICIG -Commissione Internazionale contro l’Impunità in Guatemala-, sia nel settore dello sviluppo delle istituzioni (specialmente in Georgia e Iraq). In pensione dall’agosto 2022, si dedica a iniziative di promozione sociale.

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