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Le donne siciliane del passato  contro ogni forma di pregiudizio maschilista

La parità di genere esiste davvero?

La donna e l’uomo sono considerati uguali?

D’istinto si risponde affermativamente ma ci si dimentica che purtroppo, ancora oggi, degli stereotipi sessisti si nascondono tra le pieghe della nostra società.

Stereotipi che affondano le loro origini in tempi lontani, risalenti al mondo greco.

“L’uomo è per natura superiore e la donna inferiore, l’uno comanda, l’altra è comandata” scriveva Aristotele nel libro primo della sua opera “Politica”.

E Platone quando parlava di reincarnazione, affermava che un uomo stolto alla sua morte avrebbe dovuto reincarnarsi, per punizione, nel corpo di una donna in quanto inferiore.

Questo pregiudizio sull’inferiorità della donna ha attraversato i secoli ed è stato fatto proprio dagli stessi Padri della Chiesa.

San Paolo nelle sue Epistole sosteneva che la donna era inferiore all’uomo in tutti i suoi diritti.

Tertulliano, apologeta del III secolo d.C. affermava con convinzione che solo l’uomo era stato creato a immagine e somiglianza di Dio, non la donna la quale per espiare il peccato di Eva doveva partorire con dolore e rimanere sottomessa al marito poiché aveva condannato l’uomo alla morte cedendo alla tentazione del Demonio.

E non è andata meglio nei secoli successivi.

Locke, considerato uno dei più influenti anticipatori dell’Illuminismo, scriveva che per “differente intelligenza e volontà”, la moglie è subordinata al marito, l’unico in grado di comandare in quanto “più abile e più forte”.

Rousseau, il filosofo ispiratore della rivoluzione francese e fermo assertore della dignità dell’individuo, affermava che “la donna rappresenta un essere subordinato e funzionale al maschio”.

Preconcetti e pregiudizi si sono fusi tra di loro e sono stati impressi a fuoco, come un marchio distintivo, sulla pelle delle donne di ogni tempo.

Si sono tramutate in convinzioni maschiliste e ottuse che hanno impregnato mentalità e abitudini.

Ma la storia ci insegna che le donne non si sono mai arrese e hanno affermato se stesse e la propria dignità dimostrando quanto possano essere forti e determinate.

Donne coraggiose sono nate anche qui in Sicilia, figlie selvagge della nostra terra, che hanno lottato e rotto schemi stereotipati.

Francisca Massara, nel 1698, è stata la prima donna in Europa a indossare i pantaloni.

La baronessa Maria Paternò, nel 1808, ha scardinato la ferrea struttura patriarcale per affermare i propri diritti di donna ed è stata la prima in Italia ad ottenere il divorzio.

E ancora Franca Viola che, negli anni ’60, rifiutò un matrimonio riparatore con l’uomo che l’aveva stuprata, stravolgendo le leggi d’onore e morali che permettevano all’uomo di disporre della vita e della dignità di una donna.

Donne siciliane che non si sono lasciate prevaricare, nonostante le pesanti pressioni da parte di una società dominata da soli uomini.

Come Mariannina Coffa la quale non solo rivendicò il suo diritto allo studio, da secoli prerogativa esclusiva degli uomini, ma divenne una poetessa, nella piccola cittadina di Noto nell’800.

Non si lasciò intimorire da un marito e una famiglia, che consideravano lo scrivere uno strumento di perdizione, e compose versi, di nascosto al lume di candela, tramite i quali espresse i suoi sentimenti e i suoi pensieri.

Ma la società del tempo, gretta e chiusa nell’ipocrisia delle proprie regole , la etichettò “Pazza” quando decise di lasciare il marito per dedicarsi solo alla poesia.

Un amore per la scrittura che la accomuna a una delle nostre scrittrici più determinate: Dacia Maraini, la quale nel suo romanzo “La lunga vita di Marianna Ucria” ha denunciato le prevaricazioni fisiche e psicologiche subite dalla sua antenata, vissuta a Palermo nel Settecento in una nobile famiglia palermitana.

Marianna detta “La mutola” poiché aveva perso la voce dopo essere stata violentata a quattro anni dallo zio materno, al quale però venne data in sposa a tredici anni in un matrimonio riparatore.

Marianna, figlia “difettosa” costretta a sposare un uomo molto più grande di lei “Signor marito zio” accetta il suo destino, ma, pur essendo considerata poco intelligente per via della sua menomazione, riesce a trovare una via di scampo, imparando a leggere e a scrivere.

Se all’esterno non ha possibilità di far sentire la sua voce, nel suo silenzio comprende tutta la dolorosità della sua vita e di quella di tutte le altre donne.

Mariana “La Mutola” diviene così metafora della condizione in cui, a quel tempo, erano costrette a vivere tutte le donne.

Ma anche simbolo eterno di tutte le donne private della loro voce, ieri come oggi.

Il loro esempio ha percorso i secoli e, ancora adesso, ci ricorda il coraggio di queste donne siciliane che non sono rimaste in silenzio, ma invece hanno fatto sentire la loro voce, l’hanno urlata con prepotente audacia, consapevoli del loro valore e delle proprie potenzialità.

 

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Laureata in Lettere moderne, per alcuni anni ho insegnato, ma la passione per la scrittura ha prevalso e ho collaborato con diverse riviste locali e pubblicato tre romanzi giallo-storici. Il mistero mi affascina e ho collaborato come saggista per il Blog Sicilia Arcana. Sono anche speaker radiofonica su Radio CRT Catania con un programma di pillole di cultura e di storia. Ha pubblicato tre romanzi gialli: “L’Ombra della Verità”, “L’Impercettibile Sussurro del Silenzio”, “Il Respiro profondo del mare”.

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