Milo, Lucia Sardo e la Women Orchestra danno nuova voce a Rosa Balistreri

Rosa Balistreri non è la sola Rosa. Ne esistono infatti tante di donne che, come lei, hanno sofferto, lottato e vinto contro l’irredimibile patriarcato e la crudele povertà.
Ecco perché Mille Rose, fortunato spettacolo giunto il 24 agosto, dopo tanti successi a Catania e altre piazze siciliane, al Teatro Lucio Dalla di Milo, nell’ambito della fortunata rassegna organizzata sapientemente da Alfio Zappalà per Archidrama, non è stato solo un omaggio scenico, lirico e carico di emozione alla tragica e splendida figura di Rosa Balistreri, in un’abile fusione di teatro, biografia e musica popolare con la regia di Maria Arena e le scene di Gregorio Calderone.
Ma molto, molto di più. Molto più del recente, apprezzato film di Paolo Licata “L’amore che ho”, molto più di una semplice biografia: la nostra Lucia Sardo, autrice e interprete, a Milo si è fatta voce e corpo che parlano alla Sicilia intera, animando con la sua superba presenza scenica la fisicità e la vocalità di Rosa. E l’impressione, per l’attento pubblico della bella serata estiva, è stata quella di vedersi concretizzare tutta la grintosa anima della famosa attivista sociale, una perla davvero indomita della nostra Sicilia.
Sulla scena poi, vera chicca della performance, ad incarnare un metaforico ponte tra antica tradizione siciliana e teatro contemporaneo, il “puparo” Gioacchino Cappelli (figlio della Sardo) e delle storiche “pupe” dei Fratelli Napoli, che ha garantito un viaggio a ritroso nel tempo dei cantastorie, dei bei cunti, con tutta la loro intensa drammaticità.
E proprio con queste pupe, variamente agghindate e mosse dalle mani esperte del Cappelli, ha dialogato sommessamente la Sardo, accompagnata da un ensemble tutto al femminile, la Women Orchestra, diretta da Alessandra Pipitone, composta da musiciste (come ha entusiasticamente sottolineato la stessa attrice) tecnicamente brillanti e profondamente coinvolte—fisarmonica di Carmela Stefano, percussioni di Manola Micalizzi, chitarre di Simona Malandrino—, con i curati arrangiamenti orchestrali di Davide Coppola e Valter Sivilotti, che, con la sottile tessitura delle loro trame sonore, hanno trasformato le canzoni tradizionali della Balistreri (una su tutte la celeberrima Mi votu e mi rivotu) in pura, magica emozione.
Lucia Sardo non si è, dunque, limitata a narrare la storia di Rosa Balistreri: attraverso Rosa Balistreri, son fiorite sul palcoscenico come rose tante donne resilienti e quasi sconosciute, che hanno incarnato forza e autodeterminazione.
L’impressione finale, tra tanti calorosi applausi a coronare la consegna del premio Angelo Musco all’attrice da parte del sindaco Alfio Cosentino, è stata quella di un poetico incitamento alla riflessione su memoria, diritti delle donne e radici culturali, in memoriam della grande donna che era solita affermare. “Si può fare politica e protestare in mille modi, io canto. Sono un’attivista che fa comizi con la chitarra.”