Passioni in Musica: Ravel e Mascagni sotto le stelle di Taormina

Mercoledì 20 agosto il Teatro Antico di Taormina ha fatto da sfondo a una serata speciale all’interno del Festival Lirico dei Teatri di Pietra, con una singolare esecuzione del “Bolero” di Maurice Ravel seguito da “Cavalleria Rusticana” di Pietro Mascagni.
Un percorso tra ritmo e dramma, musica e narrazione che ha affascinato il foltissimo pubblico che gremiva il magico luogo senza tempo, regalandogli profonde emozioni, non ultima la dedica dell’intera performance alla memoria del compianto Pippo Baudo.

Il Bolero ha aperto la performance accompagnato e sostenuto da una coreografia flamenca di grande effetto, affidata al corpo di ballo flamenco madrileno diretto da Isa Ponce, che con i suoi asciutti e sinuosi ballerini ha davvero omaggiato degnamente Ravel, conoscitore profondo delle possibilità dell’orchestra, nel 150° anniversario della sua nascita. Il Bolero, pagina memorabile e sempre, ad ogni ennesimo ascolto, affascinante, ha costituito il perfetto incipit della serata grazie alla partitura scritta per la famosa ballerina Ida Rubinstein, e quindi originariamente destinata alla danza.
Il crescendo inarrestabile di una melodia basata su trentadue battute, che inizia con la magia del flauto, sostenuto dal ritmo sottile dei tamburi, e sfocia poi in una vera esplosione sonora, è stata eseguita con maestria e grande piglio dall’orchestra del teatro Francesco Cilea, che ne ha valorizzato la progressiva tensione, mentre i ballerini davano vita a una sfiziosa fusione tra l’arte andalusa e le sonorità tipicamente francesi.

Poi è stato il momento delle celebri melodie di Mascagni con la messa in scena di un’opera immortale come la Cavalleria rusticana, ormai un best seller del Coro Lirico Siciliano, che ogni volta riesce però a darne una nuova e sempre convincente interpretazione.
Sotto l’onirica regia di Marco Savatteri, affermato regista di teatro per la prima volta efficacemente alle prese con un’opera lirica, sulla scena si è dipanata una storia godibile, con belle scene e bei costumi, atti a sottolineare con i loro toni delicati la serenità del giorno di Pasqua su cui piomberà addosso la tragedia di forti passioni. Grande protagonista il Coro lirico siciliano, che ha fornito un’ottima prova, per coesione e abilità tecnico vocale, rivelandosi un ensemble ormai collaudato, caratterizzato da un potente amalgama, cui presiede il carisma indiscusso del maestro Francesco Costa, che è riuscito nell’opera più difficile: far sì che ogni cantore sappia dare il suo contributo in maniera corretta, equilibrata ed efficace.

Giuseppe Di Stefano, ormai esperto nel ruolo, ha donato a Turiddu il giusto pathos, MariaPia Piscitelli è stata una Santuzza intensa e dolente, mentre Carlos Almaguer ha dato ad Alfio l’adeguata terribilità con la sua voce profonda e Maria Motta tutta la dolcezza a mamma Lucia; Leonora Ilieva ha vestito Lola della giusta sensualità. L’Orchestra del teatro Cilea, diretta da Alfredo Stillo, è stata all’altezza del ruolo, donando sonorità adeguate e dimostrando un ottimo feeling con il direttore.

Insomma un’altra grande prova del Festival Lirico dei Teatri di pietra, capace di ridare vita a luoghi di storia millenaria, pronti a risorgere al suono di mille incantevoli melodie.