Teatri di pietra, i Carmina Burana incantano Taormina

Una versione insolita del grande capolavoro di Carl Orff incastonata nell’atmosfera di pietre millenarie. Un connubio perfettamente riuscito per la prima esecuzione in Sicilia della versione scenica originale dei Carmina Burana, animata dall’ardita e atemporale regia di Salvo Dolce in tre cornici naturali e archeologiche di grande fascino — il Teatro Greco di Tindari (9 agosto), il Tempio di Hera a Selinunte (10 agosto) e il Teatro Antico di Taormina (18 agosto).
A Taormina naturalmente lo scenario si profilava d’eccellenza, sposandosi alla perfezione con l’attenta e certosina direzione dell’orchestra del maestro Giovanni Ferrauto e l’ampia e distesa vocalità del Coro lirico Siciliano, istruito con cura dal maestro Francesco Costa. Così il folto pubblico ha assistito a una cantata scenica singolare per due pianoforti e percussioni, che Carl Orff, ammaliato dal testo medievale, scrisse nel 1936 e forma un corpus a sé stante, comprendendo 24 dei 228 componimenti scritti nei secoli XI e XII da goliardi e clerici vagantes, e contenuti nel Codex Buranus, conservato nel convento di Benediktbeuern.

Questa edizione taorminese si è caratterizzata per la capacità di cogliere proprio il duplice volto di questo capolavoro prima poetico e poi musicale, sottolineando l’acuto contrasto tra l’apparente ieraticità e la dimensione dionisiaca, erotica, licenziosa e anticlericale cui alludevano spesso e volentieri i loro autori. La scena, arricchita dalla presenza della Compagnia Joculares, che, sotto la direzione coreografica di Simona Fichera, ha magicamente intrecciato danza e performance di fuoco, è stata animata da una vivace esaltazione dei corpi, contraddistinta da eleganza e dolce flessuosità, mentre l’esperta direzione del maestro Ferrauto ha saputo punteggiare tutte le particolari colorazioni musicali del pianoforte, che solitamente sfuggono nell’esecuzione orchestrale, e imprimere la giusta grinta alle percussioni.

Gli ascoltatori hanno così rivissuto tutto il destino dell’uomo sospeso tra il bene e il male, tra il risveglio della primavera (rappresentato con una meravigliosa coreografia di fiori) e la vita rozza nella taverna, fino al rapporto uomo donna, il tutto nella mani della dea Fortuna, che non a caso apre e chiude simbolicamente i Carmina, che, come la luna mutevole, sempre varia.
Ciliegina sulla torta l’apprezzata performance del soprano Francesca Benitez, che ha impreziosito la serata con una voce cristallina e versatile, costituendo un elegante controcanto alla musica corale, e garantendo un equilibrio emotivo di rara intensità.
Dal canto suo il Coro, istruito con cura dal M° Francesco Costa, si è mostrato pienamente capace di trascorrere dai passi più prettamente melodici a quelli ritmici con la massima disinvoltura, trasmettendo l’arcano e oscuro fascino dell’atmosfera medievale. Un plauso a parte va al coro di voci bianche Note colorate diretto da Giovanni Mundo, che ha offerto il momento più tenero dell’esecuzione.
Dopo la trionfale edizione 2024 del Festival Lirico dei Teatri di Pietra – kermesse estiva di prestigio
internazionale che si è affermata tra le stagioni di riferimento della Sicilia e del Mediterraneo,
facendo registrare oltre quarantacinquemila presenze – anche per il 2025, dunque, un afflusso senza precedenti nella storia culturale e musicale dei siti archeologici isolani, di cui Taormina costituisce un’indiscussa perla. E questa edizione dei Burana, firmata Coro lirico siciliano, il suo fantasmagorico luccichio.