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Reazione e possibili strumenti per arginare la piaga sanguinante del femminicidio

Purtroppo sono realmente numerosi i casi nei quali le donne sono vittime di atroci delitti; non ci si abitua davanti alla violenza, tuttavia il fenomeno assume proporzioni così ampie, da così molto tempo, da apparire radicato e tipizzante di alcuni aspetti tra i più lesivi delle nostre odierne società.

La questione risulta essere assai complessa, poiché si compone di vari elementi meritevoli di analisi, tra di loro molto diversi, però, tutti decisivi per comprendere le radici poste alla base degli eventi che si innalzano alla ribalta della cronaca per le efferate barbarie contro un essere umano, contro la donna.

Vi sono anomalie di carattere individuale, segnatamente psicologiche, relazionali nello svolgimento del rapporto che intercorre tra due persone di sesso opposto, ancorché sociali per via dei mutevoli cambiamenti della società fortemente protesa verso modelli di sviluppo che, tuttavia, non sembrerebbero coincidere con la crescita e la salvaguardia dei valori fondamentali da riconoscere alla persona umana, e quindi con il rispetto della dignità e del pudore da garantire a quest’ultima, specie quando, la donna, una volta emancipata, viene sofferta quasi si trattasse di una minaccia per l’uomo che tristemente la considera come sua proprietà nella stragrande maggioranza dei casi che culminano nella uccisione di “lei”.

Quanto si osserva spinge ad alcune riflessioni profonde, nonché urgenti: da una parte, servono misure sanzionatorie pesanti finalizzate a scoraggiare e punire con severità coloro che si rendono responsabili di questi gravi reati, dall’altra, investire in percorsi culturali, atti a destrutturare le disfunzioni individuali e relazionali che sogliono rappresentare il terreno fertile in cui si annidano le premesse di tali misfatti.

Ciò conduce alla nascita del termine femminicidio, il quale entra a far parte della lingua italiana ormai dal 2009 riferendosi all’uccisione di una donnacon la quale si ha, o si ha avuto, appunto,un legame familiare-affettivo. Quando parliamo di legge sul femminicidio, generalmente, ci si riferisce al decreto legge n. 93 del 14 agosto 2013, convertito nella legge n. 119 del 15 ottobre dello stesso anno.

Tale normativa invero non considera diversamente l’omicidio dal femminicidio: in pratica, non inasprisce la pena nei casi in cui l’omicidio sia ai danni di una donna. Il trattamento nei confronti di chi assassina è identico, in quanto il femminicidio viene disciplinato come altre forme di omicidio. Tuttavia va segnalata l’introduzione di alcuni interventi modificatori previsti all’interno del codice penale in qualità di aggravanti,pertanto risulta utile procedere a relativi approfondimenti in tal senso.

Prima di elencarle, dobbiamo considerare cosa rientra nel concetto di violenza di genere. Oltre a quella più raccontatala violenza sessuale, esistono molte tipologie di violenza di genere (che spesso la società non riconosce), tra cui quella psicologica, quella persecutoria – come lo stalking e lo stupro -, quella economica e, giustappunto, il più volte citato femminicidio.

Tra le varie aggravanti presenti nel codice penale che, infatti, vengono considerate quando parliamo di femminicidio, si pensa ad esempio a quella riguardante le fattispecie di reato di stalking nei confronti di una donna in stato di gravidanza. In aggiunta, tale aggravante viene parimenti considerata anche nel caso in cui, la vittima, subisce il reato di stalking da parte di un coniuge, un ex coniuge o qualsiasi altra persona con cui ha, o ha avuto, una relazione di tipo affettivo. In questo caso, la legge prescrive un aumento della pena.

Invece nel caso di reato di violenza sessuale, c’è il medesimo aggravante con pena maggioritaria, ma viene considerata anche l’età della vittima, cioè se siamo di fronte a una minorenne. In questo modo, la pena passa da sei a dodici anni. Incremento della pena anche per il delitto di minacce: la multa può arrivare anche a 1.032 euro.

Oltre alle aggravanti, il femminicidio prevede diverse tutele per le donne vittime di una delle forme di violenza di genere che abbiamo elencato finora. Per fare un esempio, esiste una misura (pre)cautelare che alcuni organi istituzionali possono emanare in determinati accadimenti.

Di fatto la polizia giudiziaria può disporre, su autorizzazione del pubblico ministero, l’allontanamento urgente dalla casa familiareil divieto dell’accusato di avvicinarsi ai luoghi abitualmente frequentati dalla vittima. I motivi di tale allontanamento possono essere riconducibili a violenza in caso di assistenza familiare (cd. caregiver), abuso di mezzi di correzione e disciplina, minaccia grave, stalking, prostituzione e pornografia ai danni di minori. Tale provvedimento, in ogni caso, non riguarda esclusivamente la donna, potendo risultare destinato sia a quest’ultima ma anche ad un uomo.

Costituisce ulteriore mezzo di tutela introdotto nel 2009 l’ammonimento del questore. In pratica, invece della querela, la vittima di stalking può richiedere al questore di convocare lo stalker per intimargli di cambiare il proprio comportamento, altrimenti inizierà un processo penale. Il provvedimento di ammonimento cui in parola, peraltro, può essere mutuato trovando applicazione anche nei casi di violenza domestica.

Va rilevata inoltre la possibilità di accedere al gratuito patrocinio a spese dello Stato, tra la serie di tutele riconosciute alle vittime di violenza di genere; la vittima di maltrattamenti in famiglia, mutilazioni femminili, violenza sessuale di gruppo e stalking, può chiedere il gratuito patrocinio a prescindere dalla propria condizione reddituale, esaltando quindi, l’esigenza di procedere a livelli di protezione apicali verso un bene giuridico fondamentale: la vita umana.

Con ciò la vittima può essere costantemente informata circa l’applicazione o la modifica delle misure nei confronti di chi commette violenza. È poi previsto l’arresto obbligatorio in caso di flagranza di reato e chi viene allontanato dalla casa familiare può essere controllato attraverso braccialetto elettronico o tracciato con intercettazioni telefoniche.

La legge in Italia sul “femminicidio”, di conseguenza, trova la sua frontiera ultima nell’insieme delle norme ricomprese nel cosiddetto Codice Rosso, disciplinata dalla legge n. 69 del 19 luglio 2019. Introdotta contro la violenza di genere, prevede nuove misure come la procedura di emergenzanei casi di violenza domestica, stalking e maltrattamenti familiari.

Di fatto, appena viene avvertito dalla polizia di maltrattamenti, atti persecutori o violenze sessuali, il magistrato del Pubblico Ministero sarà tenuto a sentire la vittima entro tre giorni dall’inizio del procedimento e valutare l’applicazione immediata della misura cautelare, come appunto l’allentamento d’urgenza.

Il Codice Rosso, in tale direzione, prevede, anche tempi abbastanza dilatati per sporgere denuncia: rispetto ai sei mesi precedentemente previsti, la vittima dispone di un tempo allungato fino a dodici mesi. 

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Sono animato dalla straordinaria passione per il diritto, quest'ultimo inteso come occasione inestimabile di ricerca di giustizia e verità. Sono un legale e mi occupo, altresì, in qualità di docente di insegnamento, consapevole dell'importanza fondamentale di formare ed informare le persone con le quali ho costantemente il privilegio di poter interloquire, investendo, su quei valori alti del convivere umano e civile che, talora, la mediocrità di questo tempo sembra non considerare. Amo la scrittura che si traduce nella capacità di comunicazione e, a tal proposito, vanto collaborazioni con alcune tra le più prestigiose riviste giuridiche scientifiche online, come Diritto.it, Altalex e Quotidiano Legale. Sul piano professionale, inoltre, sono un amministratore condominiale, iscritto presso il registro nazionale Confedilizia, nonché mediatore civile e commerciale ed arbitro presso la Camera Arbitrale Internazionale. Mi nutre pure la passione per il sociale, la quale è coincisa con l'impegno personale nel mondo dell'associazionismo e in compagini politiche, sempre e comunque, a sostegno del bene comune come propria stella polare. Credere sempre, fermarsi mai.
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