La scomparsa degli intellettuali

Pier Paolo Pasolini evidenziò la “scomparsa delle lucciole”, oggi avrebbe detto lo stesso a proposito degli intellettuali.
In un mondo sempre più complesso, dove il potere politico ed economico è impegnato a ridurre lo spazio della democrazia sostanziale, si avverte la necessità di voci libere, non prone e con la schiena dritta.
Invece sono tanti i “grilli parlanti”, che sanno di tutto e si pronunciano su tutto, ma sempre al servizio di chi comanda.
Una volta venivano definiti “intellettuali organici”.
Si compiacciono di sé stessi, della capacità di apparire dotti, saputi, dalla battuta pronta, dal riferimento storico-letterario dietro l’angolo.
Essi irridono al pensiero altrui quando è diverso dal loro, amano essere invitati quali commensali e deliziano con il loro eloquio chi li ascolta.
Ma hanno un inguaribile difetto: vivono in un mondo parallelo, che è il loro, fatto di privilegi e prebende quale ricompensa dei servigi resi ai potenti.
Non conoscono il pensiero critico e la virtù dell’umiltà.
Non si sporcano le mani con la dura realtà, e preferiscono sentenziare sprofondati in comode poltrone.
Mai come adesso, invece, occorrono intellettuali che cerchino di capire prima di parlare.
Che adottino il dubbio quale metodo e cerchino il confronto aperto e leale con la mutevole realtà.
Che si facciano interpreti e portavoce dei bisogni dei poveri, degli emarginati, degli ultimi.
Che amino rischiare.
Solo questi intellettuali riescono ad essere profetici, a leggere i segni dei tempi e a comunicarli per diffondere un patrimonio comune di consapevolezza.
Occorrono intellettuali che siano la spina nel fianco dei poteri costituiti e che abbiano scelto di essere eretici.
Essi, purtroppo rari, hanno un pregio: sono dentro la storia del loro tempo!