Israele, Russia e Petrolini

Qualche giorno fa un turista ebreo-francese e suo figlio, di appena sei anni, sono stati vittima di insulti e aggressione in un autogrill nella zona di Milano.
(https://www.youtube.com/watch?v=55uTihFgq78).
Il giornalista e intellettuale Gad Lerner scrive il seguente post: “Insultare e minacciare persone che portano la kippah è un’ignominia che nessuna solidarietà con il popolo palestinese potrà mai giustificare”. (https://x.com/gadlernertweet/status/1950106425260179628?ref_src=twsrc%5Egoogle%7Ctwcamp%5Eserp%7Ctwgr%5Etweet)
Il signor Lerner ha ragione da vendere e condivido in pieno il suo pensiero. Quante volte è stato detto a un singolo e sconosciuto italiano “italiani mafiosi”? Qualcuno ricorderà la copertina di “Der Spiegel” con una P38 (la pistola) sopra un piatto di spaghetti.
Stesse generalizzazioni becere, che poi si tingono di razzismo. Tuttavia, il deplorevole episodio, giustamente stigmatizzato, non sarebbe comprensibile se non inserito nel contesto del genocidio pervicacemente attuato da Israele a Gaza e rivendicato dai suoi governanti. Israele non sta solo sterminando i palestinesi, sta anche mettendo in pericolo gli ebrei-israeliani e quelli che vivono altrove.
Il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero (art. 21 della nostra Costituzione) è un caposaldo della democrazia. Tuttavia, vorrei ricordare che, dopo l’invasione dell’Ucrania, chi voleva esprimere la sua opinione sulle cause dell’iniziativa bellica russa, inserendole in un contesto, si sentiva e, con minor frequenza, si sente ancora “obbligato” a esordire con una frase diventata uno stucchevole mantra “c’è un aggredito e c’è un aggressore”. Una sorta di biglietto d’ingresso per poter continuare il proprio discorso senza essere immediatamente tacciato di filo-putinismo.
Applicando la stessa logica, si dovrebbe tacciare di “giustificazionismo genocidario” chiunque si azzardasse a condannare episodi come quello in questione senza aver prima chiarito che “c’è un genocida e c’è una vittima”. Un simile atteggiamento sarebbe senz’altro errato, come lo era (ed è ancora) quello riferito alla vicenda russo-ucraina.
Ma, secondo me, c’è di più. Simili atteggiamenti, spontanei, suscitati o “prezzolati” che siano, sono sostenuti da un intento propagandistico e una grande violenza argomentativa.
Una volta stabilito da coloro che dominando i media orientano l’opinione pubblica, chi siano i”buoni” e i “cattivi”, non rimane più spazio per chi voglia ricercare le vere cause di certi accadimenti. La verità è e deve essere una, semplice e prestabilita, chi vuol dubitare, come diceva il grande Petrolini, “si faccia un impero per conto suo”.
(https://www.youtube.com/watch?v=uTgWLe66meM – minuto 12’,22’’)